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'ANGELI DEL NOSTRO TEMPO': SI SUICIDA IL FIGLIO DI PIERO GUIDI - GIACOMO AVEVA 45 ANNI E FU LUI A CREARE IL LOGO DEL MARCHIO CHE NEGLI ULTIMI TEMPI ERA IN DIFFICOLTÀ - CREO' LE CAMPAGNE PUBBLICITARIE CON IL REGISTA MICHELANGELO ANTONIONI, COLPITO DA UN ICTUS; CON IL PITTORE MARIO SCHIFANO; CON MARIA SCHNEIDER. STORIA E VITA DI UNA FAMIGLIA E DI UN'AZIENDA


 
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Stefano Lorenzetto per 'La Verità'

 

piero e giacomo guidi piero e giacomo guidi

Mi sento come se fossi dentro una galleria. Ogni tanto si accendono delle luci». Figlio: «I tuoi angeli non mi piacciono. Sono di ferro. Robcop, cyborg. La strada peggiore. Gli angeli non sono di ferro». Padre: «La gente ce li ha dentro, gli angeli». Figlio: «I tuoi angeli sono alti 4 metri. Danno un senso di impotenza». Padre: «Ti sbagli. Per la prima volta non inseguo un target, ma lo spirito stesso degli uomini. È straordinario».

 

Urbino, gennaio di 22 anni fa. Si recitava a soggetto, quel giorno, dai Guidi. In scena Piero, il padre, 48 anni (allora, oggi 70), imprenditore, «guerrigliero di idee» (ipse dixit), griffe eccelsa della pelletteria, e suo figlio Giacomo, 23, grafico, studente di sociologia della comunicazione.

 

Tema: gli «Angeli del nostro tempo». Quelli che comparivano per la prima volta nell' headline della casa. Quelli incarnati da una biondissima modella francese, canottiera e slip neri, che nella pubblicità proiettava sul muro l' ombra di due ali. Quelli in metallo che «vedrà svettare all' ingresso della nostra casa-bottega, in frazione Schieti», mi avevano instradato.

 

Giovedì sera un colpo di pistola alla tempia. Così Giacomo Guidi, 45 anni, sposato, il figlio del fondatore della griffe di pelletteria Piero Guidi, famosa in tutto il mondo per le borse con il disegno degli angeli abbracciati, è diventato anch' egli puro spirito.

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Morto suicidia. Il giorno prima era uscita la notizia che l' azienda aveva chiesto il concordato. Nel giro di un anno il bilancio si era ridotto di un terzo per colpa della crisi e delle contraffazioni. Le borse di Piero Guidi sono molto amate anche dai falsari, purtroppo.

 

Giacomo non sembrava impensierito più di tanto dal momentaccio. La sua agenda restava, come sempre, zeppa di incontri. Quando ha preso la pistola e si è sparato, in casa non c' era nessuno. Lo ha ritrovato cadavere il padre.

In quel gennaio del 1995 ne avevo sentito parlare fin da Pesaro: «La prima costruzione fuori dal paese. All' ingresso troverà due grandi angeli, non può sbagliare». Quanto li ho cercati, quei due angeli!

 

giacomo guidi giacomo guidi

Come un pastore di buona volontà convocato alla grotta di Betlemme da legioni di cherubini e di serafini. Su e giù, giù e su, fra le colline del Montefeltro, tonde come panettoni e glassate di galaverna. Non sapevo che il destino stava per farmi incontrare un futuro angelo.

 

All' antro fatato di Pierino Giuseppe Guidi, detto Piero, da Montecalvo in Foglia, insegnante mancato di disegno, ci ero arrivato lo stesso, attirato dagli affreschi giotteschi, dalle lunette istoriate, dalle teste marmoree che affiorano qua e là in mezzo alle malte dell' incredibile facciata.

 

Per sentirmi dire che i mitici angeli si erano involati verso Bari ed erano scesi dal cielo in via Sparano, il salotto buono della città, suscitando le ire di don Nicola Milella, parroco della chiesa di San Ferdinando.

 

Eh sì, perché Piero Guidi non si accontentava di ragionare sul sesso degli angeli.

Gliel' aveva anche dato, il sesso, ai suoi angeli. «Mah, guardi, è una storiella di bacchettonaggine», sghignazzò. «Se l' intento fosse stato quello di scandalizzare, avrei fatto mettere fra le gambe dell' angelo maschio un periscopio.

Invece è una robetta lunga sì e no tanto così... Dieci centimetri». Attributi certo sproporzionati ai 4 metri di altezza per 2 di base della scultura realizzata dal pesarese Terenzio Pedini.

piero guidi piero guidi

 

Gli «Angeli del nostro tempo» erano nati come naturale sviluppo del marchio su fondo blu cobalto creato l' 11 gennaio 1991 «dopo mesi di ripensamenti», testimoniava una pergamena incorniciata nella sede di Schieti. E avevano folgorato la fervida immaginazione di Giacomo Guidi, che, lasciato al padre il trastullo della loro rappresentazione scultorea, si era concentrato a disegnare la nuova linea dell' azienda di famiglia.

 

Artista eclettico, Giacomo Guidi. Si devono a lui le foto delle campagne pubblicitarie con il regista Michelangelo Antonioni, colpito da un ictus; con il pittore Mario Schifano, ritratto nel suo studio in compagnia del figlio Marco; con Maria Schneider, reduce da un tentato suicidio perché non sopportava di rivivere in eterno la scena dello stupro al burro in Ultimo tango a Parigi; con Muhammad Alì e la moglie Lonnie, ritratti a New York; con le figlie di Martin Luther King, fotografate nella loro casa di Atlanta.

 

«Angeli del nostro tempo» era diventata l' insegna delle boutique di Guidi sparse in quattro continenti: Milano, Torino, Perugia, Bari, Riccione, Parigi, San Pietroburgo, Tokyo, Osaka, Singapore, Hong Kong, New York, San Francisco, Johannesburg.

«Daremo spazio a tutto ciò che non è prodotto», mi spiegò Giacomo, il figlio sognatore. «Negozi multimediali.

 

piero guidi piero guidi

Punti di ritrovo per chi ama l' arte e vive al passo con i tempi. Faccio un esempio: in occasione dell' anniversario di Woodstock, avrei approntato un grande schermo. La strada è questa. Sviluppare i grandi eventi». Non è che ci capissi molto. Ma non glielo dissi. È un delitto riportare con i piedi per terra gli utopisti.

 

Il padre assentiva, fiero del figlio: «Creare valore aggiunto per i prodotti, ecco la filosofia del nostro marketing per il Duemila». Non poteva sapere che, appena 17 anni dopo l' ingresso nel terzo millennio, lo avrebbe atteso al varco questo strazio.

 

Le nuove showroom «Angeli del nostro tempo» dovevano, nei progetti di padre e figlio, offrire «tre o quattro cose giuste» per ognuno dei seguenti comparti: pelletteria, tessile, calzature, accessori. Per realizzarle, i due puntavano sui fashionisti. Ne aveva addestrati molti, Piero Guidi, nei primi vent' anni, in Toscana, in Abruzzo, in Lombardia. «Eppure ci manca la manodopera, non c' è più tempo per insegnare», si crucciava. «Anche lo scorso Natale avremmo potuto vendere molto di più. Ma, pur tirando come pazzi fino alla vigilia, c' è mancato qualche miliardo di roba».

 

giacomo guidi giacomo guidi

A Schieti, nel reparto corse, come lo chiamava il capofamiglia, lavoravano una cinquantina di persone. Una decina di creativi inventavano i nuovi prodotti. Ogni sera Guidi padre passava fra i tavoli da disegno. Rettificava, suggeriva, cambiava, smussava, approvava, cestinava.

 

Poi i maestri del cuoio realizzavano i prototipi ed erano più numerosi quelli che finivano a impolverarsi sugli scaffali del laboratorio, perché al patron non piacevano, che quelli destinati a brillare sotto i riflettori nelle vetrine.

 

«Seguo ancora la via maestra che mi indicò negli anni Settanta un vecchio calzolaio di Pesaro, Terenzio Cesari», mi disse Guidi. Fu da lui, da Cesari, che l' imprenditore imparò l' arte. L' input giusto gli venne nel 1966 da Nadia Boccalini, conosciuta in una sala da ballo di Ca' Gallo e destinata a diventare sua moglie. «Mi regalò una cintura.

Bellissima. Però non mi piaceva la fibbia. Così me ne feci una a modo mio, rettangolare, in ottone, saldata a mano.

 

Un negoziante la vide: "Ma che bella! Ne procura qualche esemplare anche a me?".

Due giorni dopo ero in una ditta di Bassano del Grappa con i disegni per avviare la produzione in serie».

Nel 1970 le prime borse intrecciate, con l' aiuto di Cesari. E poi l' incontro con Felice Savani, per 40 anni braccio destro di Vittorio Pollini, scarpe, che gli insegnò i segreti del mestiere.

 

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Sono nate così Lineabold, per le esigenze metropolitane e della professione, involontariamente consacrata al successo da Maurizio Costanzo, che nel suo show sul palcoscenico del teatro Parioli non si separava mai dalla cartelletta nera di Guidi; Magic Circus, con gli inconfondibili clown e animaletti che sembrano usciti da una tela di Marc Chagall; Sbag, un must per le adolescenti, tutta ologrammi e fluorescenze; Celeber, la linea classica con i putti ispirati ai soffitti rinascimentali.

 

Mancava solo il Palazzo Ducale di Urbino. Fatto. Nella campagna pubblicitaria, gli «Angeli del nostro tempo» ci svolazzavano intorno. Da poche ore se n' è aggiunto un altro. L' unico che Piero Guidi non avrebbe mai voluto veder librarsi nel cielo di questo nostro tempo malato.

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