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WEIDMANN E' L’ "ULTIMO GIAPPONESE" DEL RIGORE: TORNA AD ATTACCARE DRAGHI SULLA POLITICA ESPANSIVA DELLA BCE - QUALCUNO AVVERTA IL PRESIDENTE DELLA BUNDESBANK CHE LA MUSICA E’ CAMBIATA A BERLINO: AL MINISTERO DELLE FINANZE TEDESCO NON C’E’ PIU’ IL SUPER FALCO SCHAEUBLE, MA IL SOCIALDEMOCRATICO OLAF SCHOLZ...


 
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Rodolfo Parietti per il Giornale

 

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Assomiglia a una partita di ping-pong, con la pallina della politica monetaria che rimbalza da una parte all' altra del tavolo. Da un lato c' è l' ultimo Bollettino mensile della Bce, diffuso ieri, in cui si ribadisce «che è necessario continuare a fornire un grado elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dei tassi di inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento».

 

Insomma, come più volte sottolineato da Mario Draghi negli ultimi mesi, il quantitative easing continuerà fino a settembre «e anche oltre, se sarà necessario». Jens Weidmann, componente del board dell' Eurotower nonchè presidente della tedesca Bundesbank, non pare però d' accordo: se l' economia continua a crescere secondo le attese, ha detto in un intervento a Francoforte, «non sembra necessario estendere l' entità degli acquisti oltre quanto annunciato».

 

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L' idea di Weidmann è che il favorevole andamento dell' economia nell' area, andando a incidere sui salari, porterà i prezzi al consumo sui livelli di stabilità inseguiti da tempo dalla Bce. E, dunque, non sarà necessario procrastinare le misure di aiuto. Draghi, però, teme che l' eccessivo apprezzamento dell' euro (+15% nei confronti del dollaro da inizio anno) determini spinte deflattive tali da consigliare prudenza nel definire la tempistica dell' exit strategy.

 

Olaf Scholz nuovo ministro delle Finanze Olaf Scholz nuovo ministro delle Finanze

Il Qe, infatti, è ancora open ended, cioè senza un termine prestabilito. Il nodo valutario è il secondo punto di attrito con il capo della Buba. Secondo il quale, «sembra improbabile che il recente apprezzamento dell' euro possa mettere a rischio l' espansione» economica.

 

Ma non solo: «Indagini recenti indicano che le ripercussioni dei tassi di cambio, cioè l' impatto delle fluttuazioni dei tassi di cambio sull' inflazione, sono diminuiti», spiega Weidmann. Con ciò togliendo a Draghi il solo motivo che, a questo punto, potrebbe giustificare un allungamento temporale degli acquisti mensili.

 

Inoltre, il banchiere tedesco torna a bacchettare i Paesi con alto debito: «Potrebbe diventare un peso» in caso di aumento dei tassi. «Nell' unione monetaria europea la disciplina fiscale è assolutamente essenziale».

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