“IO E IL DUCE” - ARRIVA IN LIBRERIA UN’ANTOLOGIA DI ARTICOLI DI INDRO MONTANELLI SU BENITO MUSSOLINI - “DA VERO POLITICO ITALIANO, A LUI INTERESSAVA SOLTANTO IL POTERE. ARRIVARCI DA DESTRA O DA SINISTRA, ERA PER LUI INDIFFERENTE. MA COME FIUTO POLITICO, INTUIZIONE, TEMPISMO, NON C'ERA NESSUNO CHE GLI STESSE A PARO. NON FU NÉ UN FOLLE CRIMINALE NÉ UN GRAND'UOMO” - VIDEO


 
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1 - BENITO MUSSOLINI SECONDO INDRO – ESCE IO E IL DUCE, ANTOLOGIA DI ARTICOLI DEL GRANDE GIORNALISTA SU MUSSOLINI

Alessandro Gnocchi per “il Giornale”

 

INDRO MONTANELLI - IO E IL DUCE INDRO MONTANELLI - IO E IL DUCE

«Come tutte le persone nate dentro il fascismo (avevo dieci anni quando andò al potere), io fui fascista dapprima entusiasta, poi sempre meno, finché nel '37 cambiai campo, e durante l'occupazione tedesca finii in galera. Debbo dire però che, se mi trovai male col fascismo, non mi trovai meglio dopo la Liberazione, con l'antifascismo, che pretendeva liquidare il ventennio di Mussolini come un eccesso di follia criminale, di cui era indecente persino parlare».

 

COLETTE ROSSELLI INDRO MONTANELLI COLETTE ROSSELLI INDRO MONTANELLI

Questa lunga citazione può forse valere come chiave di lettura del libro che la contiene: Io e il Duce (Rizzoli, pagg. 350, euro 22) di Indro Montanelli. Il volume, curato da Mimmo Franzinelli, è una scelta di articoli dedicati nel dopoguerra al fascismo dal fondatore de il Giornale.

 

Segue una selezione di Stanze, la famosa rubrica in cui Montanelli rispondeva ai lettori del Corriere della sera. Il primo articolo risale a settembre 1945. L'ultima Stanza è del 2001. L'ordine non è cronologico ma risponde alla scelta di costruire la biografia di Mussolini dalla quale traspare anche l'autobiografia di Indro Montanelli e forse la carta d'identità dell'Italia intera. Si comincia quindi dalla marcia su Roma e si finisce con piazzale Loreto.

INDRO MONTANELLI INDRO MONTANELLI

 

Montanelli ci fa capire cosa significasse nascere «dentro» un regime come quello fascista che era riuscito a essere di destra serbando il ricordo del socialismo, a essere rivoluzionario nonostante fosse il garante dell'ordine anticomunista, a trasformarsi in dittatura ma disposta a tollerare, entro certi limiti, la fronda e il dissenso. Così Montanelli descrive l'ascesa di Benito Mussolini: «Da vero politico italiano, a lui interessava soltanto il potere. Arrivarci da destra o da sinistra, era per lui indifferente.

 

SILVIO BERLUSCONI E INDRO MONTANELLI SILVIO BERLUSCONI E INDRO MONTANELLI

Ed infatti c' era arrivato da tutte e due le parti, usando il manganello contro le piazze rosse per conquistare i ceti moderati di destra, vogliosi di ordine, ed inaugurando una politica assistenziale, autarchica e protezionista che gli conquistava i ceti popolari, smaniosi di sussidi». Per un giovane era naturale investire il proprio idealismo all' interno del fascismo. Tanto più che gli oppositori sembravano più che altro coloro che, per incapacità politica, avevano spianato la strada a Mussolini.

adolf hitler con il re vittorio emanuele iii e benito mussolini adolf hitler con il re vittorio emanuele iii e benito mussolini

 

Scrive Montanelli: «Mussolini apparve nella nostra vita quando i vent'anni ci mettevano a disposizione un grosso capitale di entusiasmi da investire. Era fatale che l'investissimo in lui. (...) Non perdoniamo di averceli carpiti e sperperati. Ma nemmeno perdoniamo a chi cerca di ridicolizzarli, ridicolizzando Mussolini».

 

benito mussolini benito mussolini

Per Montanelli, il fascismo coincideva con Mussolini. Per questo sono molti i ritratti dedicate a lui: «Il fatto è che, quando parliamo di Mussolini, tutti noi che abbiamo vissuto sotto il suo segno rievochiamo quella specie di marionetta che da ultimo era diventato, corrotto da un ventennio di culto della personalità, imbalsamato nei suoi pennacchi, galloni e medaglie, e ormai senza più nessun contatto con la realtà. Ma il Mussolini del '22 non era questo. Qualità di capo rivoluzionario e di uomo di Stato, non ne possedeva nemmeno allora. Ma come fiuto politico, intuizione, tempismo, non c'era nessuno che gli stesse a paro».

 

benito mussolini quando fu arrestato dalla polizia svizzera nel 1903 benito mussolini quando fu arrestato dalla polizia svizzera nel 1903

Oratore trascinante, spesso indeciso nonostante il petto all' infuori, si lasciava forzare la mano dagli eventi che egli stesso aveva messo in moto. Fu così per la marcia su Roma e il delitto Matteotti. Fu così per l'alleanza con Hitler e le sue conseguenze, tra cui ci sono le leggi razziali e una guerra tragica. Del regime, Montanelli coglie anche gli aspetti grotteschi, dal problema del clistere per il cavallo del Duce al giudizio rilasciato da Mussolini in visita al Partenone: «Bello. Ma piccolino».

 

Indro Montanelli Indro Montanelli

Aneddoti a parte, Montanelli demolisce molti miti storiografici. Un esempio. A far cadere Mussolini non furono gli antifascisti, come vuole la vulgata, ma i fascisti più responsabili: «Non è vero che al fascismo seguì l'antifascismo. È vero solo che a Mussolini seguì Badoglio». Ancora più chiaro e ironico: «L' antifascismo (...) non ha mai saputo consolarsi del fatto di aver dovuto aspettare, per liberare l'Italia dal fascismo, che il fascismo si suicidasse». Molte pagine, di conseguenza, sono dedicate alla seduta del Gran Consiglio che il 25 luglio 1943 «depose» Mussolini.

 

BENITO MUSSOLINI E LUIGI FEDERZONI BENITO MUSSOLINI E LUIGI FEDERZONI

Dalla biografia di Mussolini, esce di riflesso anche l'autobiografia di Montanelli. Non entriamo neppure nelle dispute tra storici sulla discussa evasione dal carcere di San Vittore, dove era stato imprigionato in quanto antifascista, e sulla successiva fuga in Svizzera (1944-1945).

 

Dopo l'iniziale entusiasmo, Montanelli matura il distacco dal regime che si manifesta, in particolare, nel 1937 dopo le corrispondenze antieroiche sulla guerra di Spagna, che gli costarono un esilio dorato a Tallinn, in Estonia. Il giornalista, però, non entrerà mai nella schiera dell'antifascismo militante. Nel dopoguerra si troverà dunque a essere troppo «fascista» per alcuni e troppo antifascista per altri.

 

otto skorzeny e benito mussolini otto skorzeny e benito mussolini

Io e il Duce è una selezione, e come ogni selezione è parziale. Il grosso proviene dal Corriere della sera. Un solo articolo proviene dall'archivio del nostro Giornale, nessuno dal Borghese. Eppure proprio sul secondo, tribuna degli anti-antifascisti, Montanelli contribuì a divulgare l'immagine, sarcastica ma non troppo, provocatoria ma non troppo, del «Mussolini buonuomo».

 

BENITO MUSSOLINI IN BARCA BENITO MUSSOLINI IN BARCA

Quando scoppiò il caso del «revisionista» Renzo De Felice, il Giornale, che aveva lo storico come collaboratore, si trovò in prima linea. Montanelli non si tirò indietro nel difendere l' autore della biografia di Mussolini, «scandalosa» perché dimostrava quanto fosse stato ampio il consenso al regime. Ecco parte della risposta a un lettore del Giornale che metteva in dubbio il lavoro di De Felice sul Duce: «De Felice ha dato e negato a Mussolini e al fascismo tutto ciò che riteneva fosse giusto concedere e togliere. Così facendo, non demonizzò Mussolini in tempi nei quali per i carrieristi era d' obbligo farlo».

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Il fascismo di Montanelli aveva un' identità precisa, che affiora in Io e il Duce. Il giovane Indro collaborava con L' Universale di Berto Ricci e apparteneva dunque all' ala più idealista e intransigente del regime. A questo proposito, sarebbe interessante recuperare i primi romanzi di Montanelli, quasi tutti introvabili.

 

Primo tempo (Panorama, 1936), che pure fu interpretato come segno di insofferenza verso il regime, aveva un' introduzione dell' autore che sembra una lettera d' amore: «L'adesione incondizionata di tutta la nostra gioventù a Mussolini non è ossessione - come spesso si pensa oltralpe e oltreoceano - se bene la figura di Mussolini sia di tale grandezza da giustificare anche l'ossessione; ma è coscienza chiara della Rivoluzione che in Lui si identifica. Coscienza che si forma: che si forma attraverso prove, talvolta attraverso sbandamenti e inabissamenti; ma sempre tesa verso un ideale che nella storia della società umana non trova riscontri». Segue dedica a Berto Ricci.

benito mussolini 13 benito mussolini 13

 

Al netto delle mancanze segnalate, che valgono come pro memoria per libri e ristampe a venire, Io e il Duce resta interessante e importante per capire cosa fosse il fascismo e cosa significasse Mussolini per le generazioni che sono cresciute dentro il Regime. Oggi in Italia la polemica politica spesso riconduce al fascismo e all' antifascismo. Questo libro mostra quanto sia strumentale tirare fuori, senza alcun riguardo per la storia, il fantasma del Duce e del regime.

 

2 - “MUSSOLINI NON FU NÉ UN FOLLE CRIMINALE NÉ UN GRAND' UOMO”

Nel 1983, a cent' anni dalla nascita del Duce, Indro ribadiva il suo giudizio sul capo del fascismo

 

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Articolo di Indro Montanelli  estratto dal libro “Io e il Duce” pubblicato da “il Giornale”

 

Non scopro di certo la polvere dicendo che per l'83 i motivi di preoccupazione non mancano. Ma bisogna aggiungervene un altro: il centenario della nascita di Mussolini, che, da quel che si vede e si sente in giro, si annuncia come più solenne, o almeno come più fragoroso, di quelli di Dante o di Leonardo. E sarà una di quelle ventate come usano da noi, che sollevano polveroni in cui nessuno capisce più nulla.

 

Non posso tuttavia abbordare questo argomento prima di aver confessato i miei «peccati». Come tutte le persone nate «dentro» il fascismo (avevo dieci anni quando andò al potere), io fui fascista, dapprima entusiasta, poi sempre meno, finché nel '37 cambiai campo, e durante l' occupazione tedesca finii in galera. Debbo dire però che, se mi trovai male col fascismo, non mi trovai meglio dopo la Liberazione, con l' antifascismo, che pretendeva liquidare il ventennio di Mussolini come un eccesso di follia criminale, di cui era indecente persino parlare.

benito mussolini 11 benito mussolini 11

 

Secondo me condannare il fascismo così in blocco senza concedergli nemmeno il diritto alla parola era un grosso e pericoloso errore. Prima di tutto perché offendeva il novanta per cento degli italiani, compreso il sottoscritto, che di quella follia erano stati partecipi. Eppoi perché a lungo andare avrebbe provocato, come tutti gli eccessi, una reazione specie nelle successive generazioni che, ignare di tutto, avrebbero pur voluto sapere come mai quella follia aveva trovato tanti seguaci. E siccome lo dicevo ad alta voce, venni quasi scacciato dalla comunità degli intellettuali democratici.

 

Ora che di fascismo e di Mussolini si ricomincia a parlare da tutte le parti, potrei quindi compiacermi e addirittura inorgoglirmi di aver azzeccato il pronostico. E invece no, perché i toni che sta assumendo questa improvvisa resurrezione e rivalutazione del Duce e del suo regime mi fanno capire che questo Paese non impara nulla e per rimediare a una sciocchezza non conosce altro metodo che commetterne un' altra.

 

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Cerchiamo di vedere le cose al di fuori dei fanatismi e della propaganda. Mussolini non fu il folle criminale descritto fino a dieci anni fa dalla storiografia ufficiale, che voleva addirittura togliere la cattedra universitaria a De Felice perché si era messo a studiarlo. Ma non fu nemmeno il grand' uomo di cui ora comincia a riaffiorare, nelle rievocazioni, l' immagine. Fu un politico astutissimo, che nel '22 mise nel sacco tutti i suoi avversari «inventando» una rivoluzione che non c' era e una marcia su Roma che fu solo una sceneggiata.

 

Fu un formidabile tribuno che sapeva incantare le folle. Ma non era, e non riuscì mai a diventare un vero uomo di Stato. Non seppe mai scegliersi dei collaboratori capaci anche perché era convinto di poter fare tutto da solo. E per di più il «culto della personalità», di cui in parte si fece e in parte fu oggetto dagli altri, finì per appannare le sue due maggiori doti naturali: il senso della realtà e la tempestività.

 

benito mussolini benito mussolini

Nella conquista del potere e anche nei primi anni del regime Mussolini non si era mai lasciato accecare da fumi ideologici e soprattutto aveva sempre scelto, per le sue mosse, il momento giusto: che in politica, e forse non soltanto in politica, è il segreto del successo.

 

Benito Mussolini Benito Mussolini

Ma via via che le lodi e gli incensi che gli prodigavano gli ammiratori (non soltanto italiani), e che sotto sotto lui stesso sollecitava, innalzavano il suo piedistallo, egli perdeva contatto col Paese reale, finì per credere che fosse davvero diventato quello «degli eroi, dei santi, dei navigatori» di cui favoleggiava nei suoi discorsi di piazza, e anche questi discorsi (un tempo mirabili per sobrietà e incisività) cominciarono a imbolsirsi di retorica. Fu in questa fase ch' egli compì i suoi fatali errori e peggio che errori: l' intervento in Spagna, le leggi razziali, l' alleanza con la Germania, la guerra.

 

Benito Mussolini Benito Mussolini

Ecco ciò che ho sempre detto di Mussolini e del suo regime, e che fino a qualche anno fa mi esponeva, da parte degli antifascisti, all' accusa di fascista, o almeno di «nostalgico» del fascismo. Poco male: sono riuscito ugualmente a cavarmela, anche se con qualche incidente di strada.

 

Benito Mussolini - dal corriere.it Benito Mussolini - dal corriere.it

Ma non vorrei che dopo aver passato trent'anni di guai per via di questa etichetta, mi toccasse passare quelli che mi restano da vivere a farmi bersagliare come antifascista. Eppure, l' aria che tira è proprio questa di un'altra infatuazione per Mussolini, non meno balorda e faziosa della esecrazione che seguì la sua caduta.

 

Comunque, avendo vissuto quei tempi, rimango della mia opinione e la confermo. Coloro che appesero per i piedi Mussolini a piazzale Loreto non erano che brutali assassini. Ma essi non uccisero un grande statista. Uccisero soltanto un astuto capopopolo, padre di un regime largamente fallito. E se questo giudizio spiacerà sia ai vecchi detrattori di Mussolini che ai suoi nuovi ammiratori, vorrà dire che è giusto.

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