C’È UN TELEGRAM PER TE (E CONTIENE PORNO) - L'APP RIVALE DI WHATSAPP È STATA SOSPESA DA APPLE PER QUALCHE ORA: È PIENA DI GRUPPI AL LIMITE DELLA LEGALITÀ: TRUFFE, SCAMBIO DI ACCOUNT RUBATI, PEDOPORNOGRAFIA - DAVID PUENTE: GRUPPI COME “PORNAZZI E DEDICHE”, “CIRCOLO DELLE SEGHE”, O QUELLI PERSONALI TIPO “GABRIELLA RAGAZZA ESIBIZIONISTA” CHE PUBBLICA FOTO E VIDEO SONO ACCESSIBILI ANCHE SENZA INSTALLARLA…


 
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David Puente per www.rollingstone.it

 

Telegram, la principale applicazione di messaggistica rivale di Whatsapp, è stata rimossa dall’App Store il giorno 31 gennaio impedendo di fatto ai possessori dei dispositivi Apple di scaricarla. Ritenuta più affidabile e sicura rispetto a quella di Mark Zuckerberg, la rimozione senza alcuna comunicazione ufficiale né da una parte né dall’altra aveva messo in allarme milioni di utenti che, sconcertati, cercavano una qualsiasi spiegazione utile attraverso alcune piattaforme come Reddit e Twitter.

 

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Dopo un’attesa di quasi nove ore, un utente americano aveva attirato l’attenzione del fondatore e CEO di Telegram, Pavel Durov, ottenendo una risposta in parte chiarificatrice e in parte enigmatica: «We were alerted by Apple that inappropriate content was made available to our users and both apps were taken off the App Store. Once we have protections in place we expect the apps to be back on the App Store». Durov non chiarisce quali siano esattamente i contenuti inappropriati riscontrati da Apple su Telegram, benché una rapida consultazione delle linee guida dell’App Store potrebbe farci intuire che si trattasse di materiale protetto da copyright o di tipo pornografico condiviso dagli stessi utenti.

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Un mancato controllo da parte degli sviluppatori comporta, sempre secondo le linee guida, la rimozione senza preavviso dell’applicazione. Un episodio simile era accaduto nel 2013, dopo più di 16 mesi di permanenza nell’App Store e oltre un milione di download, all’applicazione 500px dedicata ai professionisti e amanti della fotografia. Accusata da Apple di permettere ai propri utenti di condividere materiale contenente immagini di tipo pornografico, risultò alquanto ironico che altre applicazioni che sfruttavano le API di 500px replicavano le stesse funzionalità e non vennero rimosse.

 

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Così come avvenne per 500px, dopo le modifiche necessarie l’applicazione di Pavel Durov è tornata nuovamente disponibile sull’App Store, ma bisogna tenere in conto che molte applicazioni di messaggistica o di condivisione di contenuti multimediali possono incappare in certe problematiche, tanto che gli sviluppatori si ritrovano costretti ad applicare algoritmi utili a filtrare materiale discutibile oltre che a fornire meccanismi di segnalazione dei contenuti da parte degli utenti che potrebbero anche farne abuso avviando vere e proprie azioni di bullismo, come avviene oggi su Facebook.

 

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Com’è possibile che Apple abbia scoperto contenuti inappropriati all’interno dei messaggi inviati tramite Telegram? La domanda può sorgere spontanea e giustamente dettata da qualche perplessità, visto che l’applicazione dovrebbe garantire standard di segretezza tali da impedire la lettura dei messaggi scambiati dai singoli utenti, ma bisogna ricordare che basta accedere a qualche gruppo o canale pubblico per verificarne i contenuti e scoprire eventuali iniziative illecite che vanno contro le linee guida dell’App Store.

 

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È dietro questi standard di segretezza e privacy che si cela parte dell’underworld di Telegram: siti come Telegramitalia.it riportano numerosi gruppi dedicati anche al mondo della pornografia e dove sono tutt’ora pubblicati contenuti vietati ai minori di 18 anni accessibili tramite l’applicazione o via web browser. Gruppi come “Pornazzi e dediche”, “Circolo delle seghe”, o quelli personali tipo “Gabriella ragazza esibizionista” che pubblica foto e video. Attraverso siti come Ownguides.com è possibile trovare altri gruppi come “Desi Adda 18+” dove nonostante il caso Apple-Telegram vengono tutt’oggi condivisi foto e video pornografici di ragazze sconosciute e dalla dubbia età.

 

La presenza di questi database pubblici permette a chiunque di scovare vere e proprie “fogne a cielo aperto” e di visionarne il contenuto con il minimo sforzo, ma a quanto sembra gli sviluppatori e la stessa Telegram LLC non se ne curano affatto in prima persona. Questa mancanza di controllo permette di fatto che uno dei più grandi problemi che incombono in rete, la pedo-pornografia, possano trovare rifugio all’interno dell’applicazione grazie al tanto sostenuto “diritto alla privacy”.

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Il compito di “guardiani” viene lasciato agli stessi utenti che possono segnalare il tutto via email agli indirizzi abuse@telegram.org o dmca@telegram.org, ma solo se si tratta di gruppi, canali o bot pubblici e non privati:

 

Q: There’s illegal content on Telegram. How do I take it down?

All Telegram chats and group chats are private amongst their participants. We do not process any requests related to them. […] Whenever we receive a complaint at abuse@telegram.org or dmca@telegram.org regarding the legality of public content, we perform the necessary legal checks and take it down when deemed appropriate.

 

Non c’è solo pornografia e pedopornografia, questa situazione fornisce un terreno fertile ad altre attività illecite. Così come in Facebook e Twitter, esiste un mercato nero di bot e gruppi con un numero consistente di iscritti da poter sfruttare per pubblicizzare la lettura degli articoli di un sito o l’acquisto di prodotti di particolare interesse. La truffa è sempre dietro l’angolo, non solo per gli utenti che vengono trattati come capi di bestiame.

 

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I truffatori se ne inventano una più del diavolo riuscendo ad ingannare anche i mal intenzionati desiderosi di ottenere un portfolio utenti da sfruttare a dovere. All’interno del gruppo Telegram “Truffe dal Web” è possibile visionare un numero consistente di segnalazioni da parte di coloro che non hanno ottenuto i bot o i gruppi acquistati, così come utenti tratti in inganno da promettenti account Netflix “gratuiti”, generatori di Gift card Amazon o possibilità di guadagnare denaro con il minimo sforzo.

 

 

 

I canali più pericolosi sono quelli denominati “Give” dove vengono offerti o venduti account rubati ad utenti inconsapevoli, utili ad accedere con determinate condizioni a servizi di streaming e download, ma anche per videogiochi popolari come Minecraft e Pokémon Go. Dietro questi canali si nascondono spesso adolescenti o giovani maggiorenni attratti da un facile guadagno senza fornire i servizi promessi, prendendosi gioco dei loro coetanei e ancor meglio di adulti che possono permettersi somme di denaro ancor più consistenti.

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In una sorta di circolo vizioso, la presenza di adolescenti lasciati a se stessi, privi di un’adeguata educazione digitale e civica fornisce ai malintenzionati ulteriori fonti di guadagno. Basti pensare a quei ragazzini e quelle ragazzine che in mancanza dei fondi necessari sono disposti a pagare presunti servizi inviando in privato foto e video in cui mostrano le proprie nudità convinti che questi non vengano diffusi altrove. Giovani inconsapevoli del rischio che corrono e che in un futuro non poco lontano potrebbero diventare dei nuovi Tiziana Cantone.

 

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Risulta evidente come le truffe si siano spostate ormai per lo più online grazie a strumenti che permettono ai delinquenti non solo di attingere ad un elevato bacino di utenza, ma anche di garantirsi un certo anonimato. Essere consapevoli è il primo passo per difendersi, essere consapevoli significa capire bene quali canali, gruppi e bot si decide di seguire su Telegram, sapere che chi tenta di acquistare materiale illegale si pone a rischio di denuncia o peggio di essere ricattato. I nostri dati sensibili, la nostra vita digitale è il bene più prezioso quando si usa la Rete. Questa è la prima regola dell’educazione digitale.

 

Nonostante questo scenario possa risultare oscuro e tetro, c’è un lato estremamente positivo da tenere in considerazione. Se Telegram e i suoi sviluppatori hanno deciso di lasciare una carta libertà e privacy ai propri utenti, per contrastare determinati fenomeni non resta che affidarci agli Store. Da ora in avanti se riscontrate un gruppo, un canale o un bot che diffonde materiale pornografico o truffe potete contattare Apple che, a quanto pare, è molto più attento a queste tematiche.

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