CHE MERDONE IL CASO OXFAM - SI ALLARGA LO SCANDALO SUGLI ABUSI SESSUALI, IL PRESIDENTE JUAN ALBERTO FUENTES KNIGHT E’ STATO ARRESTATO PER APPROPRIAZIONE DI FONDI PUBBLICI  E ORA LA ONG, PER CUI LAVORANO MIGLIAIA DI PERSONE, RISCHIA DI PERDERE 32 MILIONI DI STERLINE DI FINANZIAMENTI - SUCCESSI, LOTTE E PASSI FALSI DEL COLOSSO DELLA CARITÀ NATO A OXFORD


 
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1 - OXFAM

Alessandra Rizzo per “la Stampa”

 

Juan Alberto Fuentes Knight Juan Alberto Fuentes Knight

È bufera su Oxfam: mentre si allarga lo scandalo sugli abusi sessuali (è la «punta dell'iceberg», accusa l' ex ministro britannico per lo Sviluppo Internazionale), il presidente di Oxfam International finisce in manette per un caso di sospetta corruzione in Guatemala. Episodi non legati tra di loro, ma che danno il senso della crisi in una delle organizzazioni umanitarie più grandi e rispettate a mondo.

 

Juan Alberto Fuentes Knight, presidente di Oxfam International dal 2015 ed ex ministro dell' Economia nel governo guatemalteco, è stato arrestato insieme all' ex presidente del Paese, Álvaro Colom, nell' ambito di un' inchiesta sull' appropriazione di fondi pubblici destinati a progetti di infrastrutture. Da Londra, Oxfam International ha fatto sapere che Fuentes Knight «ha assicurato di aver pienamente collaborato con le indagini e si dice certo di non aver trasgredito consapevolmente a regole o procedure».

 

Mark Goldring Mark Goldring

Ma la notizia ha messo ulteriormente in imbarazzo Oxfam, ed è immediatamente rimbalzata nel Regno, dove lo scandalo non accenna a fermarsi. Anzi. Rischia di toccare anche l' amministratore delegato (era o meno a conoscenza dei presunti abusi?) e mette a rischio 32 milioni di sterline in finanziamenti pubblici.

 

Le ultime rivelazioni provengono da una ex dipendente, Helen Evans, che ha parlato di casi di «sesso in cambio di aiuti umanitari». Ha denunciato tra gli altri un presunto caso di stupro di un' operatrice umanitaria da parte di un collega nel Sudan del Sud, e un'aggressione ad una giovane volontaria da parte di un commesso in uno dei tanti negozi di beneficenza nel Regno Unito.

 

OXFAM VAN HAUWERMEIREN OXFAM VAN HAUWERMEIREN

La Evans è stata a capo del dipartimento che gestisce presunti casi di abusi e comportamenti impropri dei dipendenti dal 2012 al 2015. «Chi era ai vertici e conosceva il problema non ha agito», accusa in un' intervista a Channel 4. E punta il dito verso l' ad Mark Goldring, accusato di aver cancellato una riunione da lei richiesta per discutere casi di molestie. Per ora Goldring resiste, e promette di «ricostruire la fiducia perduta», ma la testa della sua vice, Penny Lawrence, è già caduta.

 

Lo scandalo è esploso venerdì scorso con rivelazioni del Times su festini a luci rosse e sfruttamento della prostituzione ad Haiti dopo il terremoto del 2010. Oxfam ha mandato nel Paese devastato dal sisma centinaia di operatori umanitari e raccolto fondi a favore della popolazione, ma è accusata di non aver reagito in maniera sufficientemente robusta e di aver nascosto gli abusi alle autorità.

OXFAM HAITI OXFAM HAITI

 

Lo scandalo ha scosso il Paese: la Oxfam impiega migliaia di persone e l' anno scorso ha raccolto qualcosa come 200 milioni di sterline tra donazioni e vendite di vestiti e oggetti di seconda mano. Il governo indaga, e lo scandalo potrebbe allargarsi ad altre Ong. «Non è un caso isolato», ha detto l' ex ministro Priti Patel. «È la punta dell' iceberg. Nel settore degli aiuti umanitari c' è il rifiuto di affrontare il problema».

 

2 - SUCCESSI, LOTTE E PASSI FALSI DEL COLOSSO DELLA CARITÀ NATO NELLE AULE DI OXFORD

Caterina Soffici per “la Stampa”

 

OXFAM 1 OXFAM 1

O Oxfam è il cassonetto verde pisello per la raccolta degli indumenti usati come la Royal Mail è la cassetta rosso fuoco della posta. Icone riconoscibili, perché fanno parte della storia della Gran Bretagna e del suo paesaggio urbano (e anche rurale, per essere pignoli). Oxfam è anche centinaia di negozi, sempre con l' insegna verde pisello, che vendono prodotti etnici, caffè, tavolette di cioccolata e tè del mercato equo e solidale, provenienti dall' Africa, dall' Asia, dal Sudamerica. Oltre a cd, musica, manufatti vari, abiti usati, scarpe, chincaglieria di ogni genere.

 

Chiunque sia stato anche solo per un week-end di turismo a Londra ci sarà entrato e avrà dato un' occhiata in giro, per cercare un regalino da portare a casa. Magari non sapeva che era un negozio della Oxfam, ma è molto probabile che lo abbia bazzicato, visto che solo in Gran Bretagna ce ne sono 750, oltre la metà dei 1.200 esistenti nel mondo. Per non parlare delle librerie remainders, un centinaio. È il secondo più grande negozio di libri usati di tutta Europa, con più di 12 milioni di volumi venduti ogni anno e anche per questo è stata accusata di danneggiare i venditori locali. Luci e ombre, quindi, anche quando si parla di carità.

OXFAM AFRICA OXFAM AFRICA

 

Oxfam è stata fondata a Oxford nel 1942 da un gruppetto di sognatori: quaccheri, attivisti e professori della prestigiosa università. Avevano sede al 17 di Broad Street. Ora è una organizzazione caritatevole mondiale, che unisce 17 associazioni umanitarie non governative ideologicamente schierate, che per questo sono finite spesso nella bufera.

 

Il momento di massima visibilità di Oxfam, a parte quando non è coinvolta in scandali (elusori fiscali tra i suoi finanziatori, con Starbucks per lo sfruttamento dei contadini etiopi, simpatie blairiane al tempo della guerra in Iraq) è a gennaio, quando la Ong lancia i dati sulla povertà nel mondo proprio a ridosso di Davos, il summit dei grandi ricchi.

 

OXFAM AFRICA OXFAM AFRICA

Anche quest' anno ha snocciolato le cifre: l' 82% della ricchezza creata nel 2017 è andato ad arricchire l' 1% dei più ricchi, mentre la metà dei più poveri del mondo non ha avuto niente.

 

«Il potere della gente contro la povertà» è uno degli slogan. Per i più, contro i pochi, un motto molto vicino al quello della sinistra di Corbyn. Con il quale la Oxfam condivide anche la causa palestinese, fonte di un altro inciampo accaduto qualche anno fa, quando l' attrice Scarlett Johansson girò uno spot per la SodaStream, una società israeliana che produce bibite gasate nei territori occupati della Cisgiordania. Johansson che era ambasciatrice di Oxfam, fu presa di mira dagli attivisti pro Palestina e alla fine lasciò la Ong.

 

Qualche tempo dopo il capo di Oxfam ammise che la polemica fu uno sbaglio e che per il caso SodaStream-Johansson avevano perso un sacco di donatori. Le polemiche sono lo scotto da pagare quando diventi un colosso della carità, con numeri da fare impressione a una multinazionale. Solo in Inghilterra ha 23mila volontari e 5mila impiegati e nell' ultimo bilancio disponibile, quello del 2016/2017 sono state raccolte donazioni per 408,6 milioni di sterline.

ATTIVISTI DI OXFAM ATTIVISTI DI OXFAM

 

Sono mezzo milione i donatori registrati solo in Gran Bretagna, dove il concetto di beneficenza è completamente diverso da quello continentale. È vero che qui la donazione si deduce, e molti donano anche perché fa parte dell' etica protestante. Ma comunque alla Maratona di Londra è facile vedere corridori con la scritta «raising money for Oxfam» (raccolgo soldi per Oxfam) e ogni anno ci sono eventi sportivi e corse di raccolta fondi molto popolari.

 

In genere sono sfide, tipo team di amici che corrono 100 chilometri in 48 ore. Nel mondo, per questo tipo di raccolte, solo nel 2012, 22mila persone hanno camminato per 2.2 milioni di chilometri raccogliendo 18 milioni di dollari.

In Inghilterra c' è addirittura un OxJam, un festival musicale organizzato dalla ong e anche a Glastonbury, il Festival di musica per eccellenza, il servizio d' ordine è fatto da volontari di Oxfam.

ATTIVISTI DELL'OXFAM CON LE MASCHERE DEI LEADER DEL G20 ATTIVISTI DELL'OXFAM CON LE MASCHERE DEI LEADER DEL G20

 

E sotto Natale è comune ricevere un regalo solidale di Oxfam.

Invece della solita cravatta da riciclare l' anno seguente, si fa una donazione e si regala qualcosa di utile nei paesi del terzo mondo.

 

Per 15 euro si dona una gallina, una capra per 20, 60 euro una macchina da cucire, un asino 70 oppure una mucca per 400. «Il miglior modo di combattere la povertà e l' ingiustizia è aiutare qualcuno ad aiutare se stesso» dicono a Oxfam. Sono stati accusati di neocolonialismo della carità.

 

Ieri l' account twitter registrava due tipi di reazione: dovreste vergognarvi, finti moralisti dalla doppia morale, la prima. Non buttiamo via il bambino con l' acqua sporca, la seconda. Voi scegliete quale preferite.

 

 

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