CHEF A DOMICILIO - HEINZ BECK, UNICO CHEF TRISTELLATO DI ROMA, SPADELLA A CASA DAGO CON QUELLO CHE TROVA IN FRIGORIFERO. DI FRONTE A UNA CASSETTA PIENA DI VERDURE, CUCINA UN RISOTTO VEGETARIANO “E DEMOCRATICO” – “IL PIACERE DEI BANCHETTI NON SI DEVE MISURARE DALLE SQUISITEZZE DELLE PORTATE, MA DALLA COMPAGNIA DEGLI AMICI…”


 
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Lucia Scajola per Panorama

 

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Quando ci si trova a suonare al campanello di casa D’Agostino, per quanto l’appuntamento sia stato preso per tempo, con cordialità e professionalità, è inevitabile che affiori quel pizzico di paura dell’ignoto. Si sta pur sempre entrando nella «tana del lupo». E invece, non appena viene aperta la porta di quell’ultimo piano affacciato sul Lungotevere e tracimante arte contemporanea, ci si ritrova in faccia a un placido Roberto D’Agostino, seduto alla sua tavola, a mangiare verdure cotte, assistito amorevolmente dalla moglie Anna che gli ricorda di prendere le medicine, prima del suo caffè lungo. ?

 

Siamo qui per un evento speciale: Heinz Beck, uno degli chef più rappresentativi di Roma e unico tristellato della città, tedesco nelle origini e nell’aplomb, di stanza alla lussuosa Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri, sta arrivando per cucinare a casa del fondatore di Dagospia, noto per altre peculiarità caratteriali, espresse plasticamente anche in molte sue scelte di arredo dai richiami sessuali.

 

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In attesa che arrivi lo chef, «Dago» specifica che il cibo per lui ha molta meno rilevanza rispetto alle relazioni che nascono intorno alla tavola «che, invece, è puro convivio e scambio». La sua consorte, abile cuoca, sottolinea che il marito parla così solo «perché cucina da cani. La prima volta che mi invitò a cena mi preparò una pasta tricolore oscena».

 

Ribatte lui: «È sempre stata la mia esca, avevo imparato quella ricetta a Ponza e la usavo per conquistare le ragazze. Con te, come vedi, ha funzionato». E ancora: «Non importa che un maschio cucini bene, importa che cucini e ti inviti a cena a casa sua. È il miglior modo per sedurre. Poi intervengono i super alcolici che sbrinano anche le persone più rigide».

 

Antitesi figurata di quanto sopra, suona il campanello Heinz Beck: puntualissimo, lievemente emozionato, equipaggiato con una piccola e misteriosa valigetta di pelle nera, dall’aria inquietante, se non si sapesse di avere di fronte un super chef.

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La stella della Pergola del Rome Cavalieri è venuta a casa del «signor Dagospia» per cucinare un piatto con ciò che trova in dispensa. E oggettivamente casca bene. Non solo la signora Anna Federici in D’Agostino ha una cucina grande quanto un monolocale, ma è proprietaria di un’azienda agricola, l’Agricola Boccea, nella quale si coltivano ortaggi, si allevano bovini e si produce olio. Di fronte a una cassetta piena di verdure, studiate e toccate una per una, Heinz Beck decide, dunque, di optare per un risotto vegetariano «e democratico» ai sapori dell’orto.

 

Inizia il rito della preparazione: ortaggi decorticati uno per uno, brodo fatto senza alcuno spreco, analisi maniacale dei chicchi del riso da usare. Heinz Beck, concentrato ma padrone del suo ruolo, inizia a rilassarsi e chiacchiera volentieri. D’Agostino chatta, fuma il sigaro, telefona, parla, fotografa. Due piani sotto l’appartamento, c’è la redazione di Dagospia. A quell’ora, normalmente, il fondatore sarebbe seduto a lavorare nella sua stanza piena zeppa di mobili e suppellettili a forma di fallo. E invece oggi coordina dalla cucina.

 

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Qui si parla di governo: «Ormai averne uno non serve nemmeno più, tanto c’è l’Europa. Facciamone a meno!» dice mentre sistema dolcemente l’etichetta del vestito di Gucci sbucata sulla schiena della moglie. Chiede al maestro, senza ottenere risposta, se alla Terrazza del Rome Cavalieri si consuma qualche «intrigo di coppia» e svela che, invece, la Terrazza del Bernini «è il quartier generale di Renzi e dei suoi, ma lo sa tutta Roma».

 

Beck finalmente apre la valigetta del mistero. Oltre a una lettera del condominio, contiene tante piccole botticine con all’interno barbabietola e prezzemolo liofilizzati, ma anche misteriose erbe come la atsina cress, dal sapore che ricorda l’anice, usata per la decorazione finale del suo risotto.

 

All’ora della merenda, nella sala da pranzo, tra una rosa di zucchero incorniciata di Aldo Mondino e una gigantografia del sedere di Moana Pozzi, di cui Heinz Beck ignorava sia il nome che l’esistenza, finalmente si mangia.

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Segue visita al piano alto, tra opere d’arte, chincaglieria di ispirazione fallica e la «cappella» dedicata ai pezzi di Damien Hirst, realizzati con le medicine: «È la denuncia del fatto che la scienza ha sostituito la fede» specifica Dago da credente non praticante, spostandosi sulla terrazza affacciata su Roma, arredata con una statua di Superman, i Sette nani, palme e banane giganti. «Guarda Heinz: Roma è divisa in due dal Tevere. Dall’alto si coglie che la parte più bella e meglio edificata è quella sacra».

 

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I commiati sono romantici. Heinz Beck racconta di sua moglie Teresa con cui sta e lavora da 17 anni: «Ho fatto bene a corteggiarla per un anno. Senza di lei non sarei dove sono» dice, mentre le guance gli si arrossano. Anna D’Agostino rivela, invece, il segreto del suo ménage con Dago: «Non abbiamo mai lavorato insieme, ma l’ho sempre supportato. Quando, nel 1999, andò via dall’Espresso per via di quel suo articolo che indispettì l’Avvocato, lo spronai a seguire il consiglio di Barbara Palombelli che gli suggeriva di aprire il blog».

 

Le due star devono tornare ai loro lavori. Noi lasciamo «la tana del lupo» molto divertiti, rivedendo la massima di Cicerone: «Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi». Abbiamo avuto entrambe le cose.         

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