COME FACEVANO LE SCRITTRICI DEL 18ESIMO SECOLO AD AFFRONTARE LO STRESS DELLA VITA QUOTIDIANA? SI FACEVANO! - L'OPPIO E I SUOI DERIVATI ERANO PARTE DELL'ESISTENZA DI MOLTE DONNE LETTERATE (NON SOLO DEGLI UOMINI) - LA SCRITTRICE INGLESE MARY ROBINSON UNA VOLTA SCRISSE UNA POESIA SOTTO L’EFFETTO DI 80 GOCCE…


 
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DAGONEWS 

 

laudanum 2 laudanum 2

Uno studio ha rivelato come tra il XVIII° e il XIX° secolo molte donne facessero uso del laudano - un preparato molto accessibile a base di alcool, morfina e codeina - per sopportare il dolore, le malattie e lo stress della vita quotidiana. La ricerca è stata pubblicata dal Dr. Joseph Crawford, docente presso la Exeter Uiversity,

 

Diverse letterate inglesi infatti, come la poetessa Mary Robinson e l’autrice Sara Coleridge, avevano una dipendenza dalle sostanze narcotiche proprio come le loro controparti maschili.

 

È risaputo quanti autori, tra cui Samuel Taylor Coleridge e Thomas De Quincey, facevano uso di diverse sostanze, ma l’utilizzo di droghe nel mondo intellettuale femminile è rimasto nell’ombra.

 

mary robinson mary robinson

Il Dr. Crawford sostiene che donne come Anna Seward e Harriet Martineau utilizzassero spesso la droga per sopportare meglio i dolori mestruali, le pressioni casalinghe e la depressione:

 

“Per queste donne, l’oppio era parte della loro vita quotidiana ed era amato più per il suo potere sedativo e tranqullizzante che per le sue proprietà stimolanti o la sua capacità di indurre stati onirici e visionari.

 

Molte scrittrici si riferiscono infatti a questa droga nei loro lavori o nelle lettere personali. Nel 1791 Mary Robinson ad esempio scrisse, una poesia intitolata ‘The Maniac’ in cui  descriveva le sue visioni sotto l’effetto del laudano nella vasca da bagno.

 

“Robinson assunse circa ottanta gocce di laudano quel giorno per i suoi dolori alla gamba e la notte sognò un vagabondo che aveva visto per le strade di Bath. Il mattino seguente dettò la poesia alla figlia e in seguito si dimenticò completamente di quanto accaduto.”

 

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Anche la celebre scrittrice Sara Coleridge parlò delle sue esperienze con la droga, scrivendo in una lettera ad un’amica: “Mi ha fatto molto bene senza mai farmi alcun male,” mentre Elizabeth Barrett Browning si riferiva a queste sostanze come al suo ‘elisir’ per  dormire la notte.   

 

Il concetto di dipendenza a quei tempi non era ancora molto diffuso ma le regole sull’accettabilità delle droghe in società erano piuttosto chiare: Non si veniva giudicati in base alla propria dipendenza dalle droghe, ma nella misura in cui fossero assunte come stimolanti o rilassanti, e se le ragioni per cui si usavano fossero morali o immorali, egoistiche o disinteressate.

 

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