DAI CANGURI A MONTEZEMOLO – CHI SONO (E CHI CREDONO DI ESSERE) GLI UOMINI CHE SI SONO PAPPATI “ITALO” - GLOBAL INFRASTRUCTURE PARTNERS GESTISCE 40 MILIARDI DI DOLLARI E FA UTILI PER 5 MILIARDI – HA PARTECIPAZIONI NELLE FERROVIE CARGO AUSTRALIANE E CONTROLLA L'AEROPORTO LONDINESE DI GATWICK


 
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Lucio Cillis per La Repubblica

 

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Gli americani che puntano due miliardi di euro su Italo-Ntv sono uno squadrone coeso e con una grande esperienza nel settore delle infrastrutture. Soprattutto nei porti, aeroporti, società ferroviarie cargo, energia anche rinnovabile. La potenza di fuoco di Global Infrastructure Partners è fuori discussione: tra il 2013 e il 2015 Gip ha dismesso diverse partecipazioni in gruppi importanti, soprattutto nel settore energetico incassando denaro fresco. E adesso ha tanto cash da spendere. Tra l'agosto scorso e le ultime settimane ha chiuso ben cinque acquisizioni importanti. Gestisce 40 miliardi di dollari, macina 5 miliardi di utili l'anno e ha un esercito di 21mila dipendenti in tutto il mondo.

 

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E il fondo ha deciso da qualche tempo che lo shopping migliore nel settore ferroviario, per prezzo e prospettive è proprio quello da portare a termine in Italia, dove l'alta velocità ha scatenato una guerra mai vista e dove lo sviluppo del comparto si avvale di una forte partecipazione pubblica, spinta pure dal matrimonio Fs-Anas. In Italia c'è anche molto know how ferroviario: siamo, in fondo, il Paese dei treni. Un modo anche indiretto di carpire segreti e tecnologie dei binari per (magari) importarli successivamente nell'America di Donald Trump che sogna una vera alta velocità-capacità su ferro.

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Tra soci e partner di Gip ci sono nomi sconosciuti ai più ma con un passato in società di consulenza e banche d'affari di rango, alcune discusse, altre addirittura fallite, come Lehman Brothers. La maggior parte dei dirigenti e partner di prima linea del fondo pigliatutto provengono da Credit Suisse, mentre gli altri hanno alle spalle esperienze più o meno lunghe in gruppi di rango come General Electric, Goldman Sachs, Mizhuo Bank, Morgan Stanley, Nomura, Honeywell, Qatar Petroleum, Latham e Watkins. Quindi una forte propensione al "fare", alla concretezza, sommate a un'immensa potenza finanziaria da 40 miliardi di dollari.

 

LUCA DI MONTEZEMOLO SULLA MOTRICE ITALO LUCA DI MONTEZEMOLO SULLA MOTRICE ITALO

Basta guardare agli interessi sparsi nel globo per comprendere quanto Gip possa investire sui treni ad alta velocità italiani, fino ad oggi l'unico coraggioso concorrente europeo sulle rotaie veloci dei monopolisti di lunga data, come Ferrovie dello Stato, Deutsche Bahn, Sncf.

 

Nel suo pacchetto di interessi, in essere o archiviati, ci sono porti, gas, petrolio, infrastrutture aeroportuali, trasporto container e terminali portuali. Come l'aeroporto londinese di Gatwick che con oltre 35 milioni di passeggeri l'anno è la seconda potenza britannica dopo Heatrow. In passato Gip aveva messo le mani sullo scalo più piccolo e desiderato di Londra, il City Airport, ceduto di recente ad una società canadese. Oggi ha il controllo pieno dello scalo di Edimburgo in Scozia.

 

Adebayo “Bayo” Ogunlesi, presidente Global Infrastructure partners Adebayo “Bayo” Ogunlesi, presidente Global Infrastructure partners

Nel settore trasporti, nel quale rientra Italo, ha messo nel mirino del fondo il Porto di Melbourne (Australia) e sempre nel Paese dei canguri Pacific National il più grande operatore cargo su ferrovia del continente. Inoltre tra i fiori all'occhiello, vanno segnalati Gas Natural Fenosa, che opera in 30 Paesi soprattutto in Spagna e Sud America. Sempre nel campo energia è presente in Hess e Cpv (negli Usa), Saeta Yeld-Bow Power (Spagna), Gode Wind 1 (Germania), Guacolda (Cile), Freeport Lng (Texas, Usa).

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