DIETRO AL POTERE E ALL’INTOCCABILITA' DEL ‘CECATO’ CARMINATI C’ERA LA FAMOSA RAPINA AL CAVEAU DEL TRIBUNALE DI ROMA. L’OBIETTIVO ERA UN NASTRO CON UN AUDIO PREZIOSO - SU 900 CASSETTE DI SICUREZZA, PIENE DI SOLDI, GIOIELLI, ORO E SOPRATTUTTO FALDONI SEGRETI DI GIUDICI E AVVOCATI, SOLO 147 SONO STATE DEPREDATE, PER LA RABBIA DEI COMPLICI. MA CARMINATI AGIVA A COLPO SICURO. LIRIO ABBATE ORA SVELA DI CHI ERANO


 
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Gianluca Di Feo per la Repubblica

 

Era considerato il luogo più protetto di Roma: la banca interna al palazzo di giustizia, sorvegliata notte e giorno.

Cassette di massima sicurezza, a cui avvocati e magistrati affidavano i loro tesori, che si trattasse di gioielli, contratti o altro.

 

Ma su cosa esattamente custodisse quel caveau l' impressione è che molti abbiano mentito. E che lì dentro potessero esserci dei veri segreti di Stato lo aveva messo nero su bianco Domenico Sica, ex magistrato ma soprattutto ex Commissario Nazionale Antimafia dagli ampi e discrezionali poteri di indagine, uno dei tanti derubati eccellenti nella razzia del luglio 1999. Tutto è confuso, pure l' entità del bottino che oscilla da pochi miliardi di lire fino a 50 miliardi, con storie leggendarie di borse colme di lingotti sotterrate e di "collanone d' oro da zingaro" destinate alla fusione.

massimo carminati saluto romato massimo carminati saluto romato

 

L' unica certezza è il capo della banda riunita per il colpo: Massimo Carminati, l' imputato chiave di Mafia Capitale, che finora ha preso la parola nel processo solo per parlare proprio di questa razzia e che da domani per due udienze potrebbe trasformare il dibattimento in uno show personale.

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I misteri del caveau vengono ricostruiti per la prima volta da un saggio di Lirio Abbate, l' inviato de l' Espresso che con un' inchiesta giornalistica nel dicembre 2012 ha rivelato la rete criminale dell' ultimo re di Roma: "La Lista" (Rizzoli, 18 euro, 240 pagine). Un libro basato sulla documentazione dei processi, riletta alla luce di quello che è accaduto dopo l' irruzione nel caveau: perché quando all' alba di sabato 17 luglio 1999 Carminati esce dalla banca, comincia una nuova storia.

 

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«Quelli sono anni in cui Carminati agisce su impulso esterno, non viaggia sempre in autonomia, è come un service e i fatti delittuosi di cui è imputato in quel periodo lo dimostrano. Anche in questo caso potrebbe essere stato soltanto lo strumento, la longa manus. E se anche in questo caso fosse stato il braccio operativo di un' organizzazione? Di certo da quel furto Carminati ne esce decisamente un uomo diverso, come diverse, rispetto al passato, saranno le azioni criminali che, dopo il caveau, traghetterà nella Capitale ».

buzzi e carminati a processo buzzi e carminati a processo

 

In questa trama le liste che contano sono due. Quella dei derubati, che oltre a Sica contiene nomi di primissimo piano. Come Claudio Vitalone, magistrato e uomo di governo legatissimo a Giulio Andreotti e in quel momento assieme a lui sotto processo per l' omicidio di Mino Pecorelli: uno dei tanti delitti per cui è stato incriminato e assolto Carminati.

 

O come Guido Calvi, penalista di sinistra, senatore e avvocato dell' allora premier Massimo D' Alema. E una moltitudine di toghe, più o meno immacolate, avvocati o giudici, alcune arrivate negli anni successivi fino ai vertici delle istituzioni, come Giorgio Lattanzi, poi vicepresidente della Consulta; Vito Giustiniani, presidente di Cassazione, Aurelio Galasso, pg della Suprema Corte.

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Ma c' è anche una lista più enigmatica, di cui parlano gli altri rapinatori: un elenco dettagliato delle cassette da aprire, che Carminati scrutava per dare indicazioni ai professionisti dello scasso. Soltanto 147 su 900 vengono depredate, molte sono vuote e l' operazione si interrompe nonostante ci siano ancora parecchie ore utili per incrementare il malloppo.

 

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Bersagli che non sembrano scelti in base alla ricchezza, visto che molti dei complici resteranno delusi per il bottino: sono personaggi della malavita romana dai soprannomi eloquenti come er Gnappa, Mostro, il Mago delle vedove, Sbirulino, er Prete, er Mollica in compagnia di ben quattro carabinieri corrotti che li hanno fatti entrare nella cittadella giudiziaria. Imputati pronti a parlare di tutto, tranne che di Carminati. «Questa domanda mi mette la testa sotto la ghigliottina », risponde uno dei "cassettari" al pm.

Domenico Sica Domenico Sica

 

«Lasciate perdere il Fascista», ribadisce agli inquirenti il faccendiere di camorra Giuseppe Cillari. Lui è voluto essere presente, forse perché c' era qualcosa che doveva prendere di persona. Qualcosa per cui - nonostante in quel momento fosse in attesa di sentenze importantissime - valeva la pena di rischiare l' arresto. Durante le sue ricerche giornalistiche, una fonte confidenziale ha spiegato ad Abbate che l' obiettivo era una registrazione audio: un nastro, così prezioso da giustificare il raid criminale nel palazzo di giustizia.

 

lirio abbate lirio abbate

L' obiettivo deve essere stato raggiunto. Perché stando agli atti, dopo il blitz il profilo di Carminati cambia. Non è più un temuto esecutore che agisce nella zona nera tra terrorismo e malavita, ma diventa - secondo l' imputazione di Mafia Capitale - il regista degli affari illeciti romani: l' unico garante dei rapporti tra la Terra di Mezzo e i piani alti del potere.

 

 

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