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ENASARCO: RICICCIA BOCO – L’EX PRESIDENTE PUNTEREBBE A DESTABILIZZARE IL VERTICE DELL’ENTE – IL PRIMO ELETTO, IN 30 ANNI, CON ELEZIONI LIBERE - PER TORNARE AD AVERE QUEL POTERE ASSOLUTO CHE HA CARATTERIZZATO LA GESTIONE DELLA CASSA DI PREVIDENZA DEGLI AGENTI DI COMMERCIO NELL’ULTIMO DECENNIO


 
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Goffredo Buscaglia per Affari Italiani.it

 

BRUNETTO BOCO ENASARCO BRUNETTO BOCO ENASARCO

A quanto risulta ad “Affari Italiani” negli ambienti del cda dell’Enasarco circola la convinzione che l’ex Presidente, Brunetto Boco, ora soltanto consigliere della Fondazione,  e in posizione di sistematica minoranza su tutte le decisioni salienti degli ultimi mesi, stia cercando di destabilizzare (i malumori sono cominciati con l’astensione dei delegati di Federagenti alla scorsa Assemblea) il vertice di Enasarco – il primo eletto con elezioni libere nella storia trentennale dell’ente - per portare dalla sua parte la maggioranza dei consiglieri.

 

enasarco enasarco

E distrarli, ovviamente, da una attenta valutazione del nuovo codice etico che minaccia la stessa presenza di Boco nel ruolo di consigliere. Sono infatti note le indagini a suo carico avviate dalla Corte dei Conti e dalla magistratura, nonché una serie di comportamenti che, per quanto non sempre o non sicuramente censurabili sul piano legale, sono deontologicamente impensabili, come l’acquisto di appartamenti dal patrimonio della Fondazione, che configurano conflitti d’interesse.

 

La finalità di Boco è dunque quella di tornare ad avere quel potere assoluto che ha caratterizzato la gestione della Cassa di previdenza degli agenti di commercio nell’ultimo decennio, e che però una innovativa formula elettorale è riuscita in parte a neutralizzare, avvicendando al vertice Gianroberto Costa, che proprio in questi giorni ha diffuso dati e programmi che sottolineano il drastico e migliorativo cambio di passo che ha segnato il suo primo anno di gestione. 

immobili Enasarco1 immobili Enasarco1

 

La manovra sarebbe proprio quella di mettere nell’angolo il Presidente Gianroberto Costa mestando nelle acque sempre torbide delle molte componenti che animano la base associativa – 230 mila iscritti! - e costringerlo a dimettersi per lasciare la guida della Fondazione a uno dei due Vicepresidenti, fino a nuove elezioni: nelle quali, naturalmente, Boco tenterebbe il rientro.

 

In  via subordinata, il coriaceo ex sindacalista Uil sarebbe addirittura a favore dello stesso commissariamento dell’Ente, un Sansone della previdenza integrativa: muoia l’autonomia dell’Enasarco, purchè non comandi chi mi ha sostituito. In realtà, sarebbe convinto  di poter condizionare la scelta del commissario e di consolidare la collaborazione con l’attuale Direttore Generale, con il quale l’ex Presidente vanta una buona relazione. 

 

GIANROBERTO COSTA ENASARCO GIANROBERTO COSTA ENASARCO

Al centro di queste trame di Boco c’è anche un rapporto tra Enasarco e il gruppo Sorgente – uno dei gestori immobiliari più importanti del mercato, e fra i più rilevanti per Ensarco – nato quindici anni fa. A Sorgente Boco sta invece cercando dal 2014 di togliere la gestione di due Fondi, ma non ci è riuscito perchè non ha mai potuto addurne alcuna valida motivazione, viste al contrario le buone performance dei fondi stessi (+ 3,9% rendimento su base annua di Megas e 1,9% di Michelangelo Due – per una media di +2,93% su base annua), realizzate in un periodo difficile del mercato e decisamente migliori rispetto a quelle di tutti gli altri Fondi Enasarco gestiti da altre società di gestione del risparmio, alcuni dei quali con risultati pesantemente negativi (esempio eclatante, il -4,72% del fondo Rho Plus).  

 

Tanto forte era stato il pressing di Boco su Sorgente – prima che l’ex presidente perdesse la poltrona - che il gruppo Sorgente si era lasciato indurre a firmare, “pro bono pacis’’ un nuovo contratto di gestione che contiene clausole capestro, oltretutto già più volte richiesto di ulteriori onerosi aggiornamenti, a fronte della continua minaccia di immediata di revoca della gestione dei Fondi.

 

immobili Enasarco immobili Enasarco

Com’è noto, tanto il contratto che le circostanze che ne hanno determinato l’accettazione da parte sua, sono state in seguito denunciate da Sorgente sia alla Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali che alla magistratura. L’ex Presidente Boco e l’allora direttore della finanza, Roberto Lamonica, sono stati citati per le indebite pressioni volte a far abbandonare da Sorgente la gestione dei Fondi che intendevano affidare ad un’altra sgr.

 

Il nuovo vertice della Fondazione, dopo aver licenziato Roberto Lamonica per comportamenti impropri, aveva avviato una ricognizione di quell’accordo che però non ha finora portato ad alcun chiarimento, per le indirette pressioni che Boco è riuscito a far convergere sul rapporto Enasarco-Sorgente da parte delle stesse istituzioni preposte al controllo dell’operato delle Casse di Previdenza, come Covip e Ministero del Lavoro. 

 

da sinistra valter e paola mainetti, luca bosi da sinistra valter e paola mainetti, luca bosi

La linea revisionista del Presidente Costa ha infatti scatenato Boco che ha messo in campo tutte le sue risorse a livello burocratico-lobbistiche, accumulate in anni e anni di attività di sindacalista. E’ così riuscito a far intervenire la Covip che ha chiesto con una lettera ad Enasarco informazioni sul rapporto con Sorgente, sulla base di una documentazione che riporta le stesse considerazioni contenute nei verbali dell’allora cda di Enasarco presieduto da Brunetto Boco, e quindi di parte, dando per valide le tesi della Fondazione che sarebbe invece tenuta a vigilare con obbiettività.

 

BRUNETTO BOCO BRUNETTO BOCO

Non solo: sempre su ispirazione dei verbali del cda di Enasarco all’epoca della presidenza Boco, la Covip ha scritto al Ministero del Lavoro, che a sua volta ha sollecitato con una sua lettera, firmata dal direttore generale,  l’intervento della Consob. Cosicchè persino il Ministero del Lavoro, che supervisiona alle Casse di Previdenza, nonostante la loro natura privata, si è prestato, forse inconsapevolmente,  alla manovra di Boco.

 

boco brunetto boco brunetto

Da notare come intanto sia la Covip che il Ministero continuino ad ignorare la denuncia di Sorgente contro Boco e Lamonica al Parlamento, oltre che alla magistratura. Ad essa Boco ha reagito ipotizzando richieste di pagamento di penali per centinaia di milioni, mai formulate però direttamente dall’Ente alla Sgr e che comunque non troverebbero nessun fondamento negli accordi contrattuali estorti, sui quali è pendente anche il giudizio per l’accertamento di nullità innanzi al Tribunale di Milano.

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