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“SALDI DISASTROSI”: PER I COMMERCIANTI ROMANI, PERDITE FINO AL 25% - LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA DENUNCIANO L'ASSENZA DI REGOLE E SOPRATTUTTO LA CONCORRENZA DI INTERNET: “ORMAI LE PERSONE VENGONO PRIMA A PROVARE NEI NEGOZI ABITI E SCARPE E POI LE ORDINANO SU INTERNET” - “COLPA ANCHE DEL LIVELLO QUALITATIVO DEL TURISMO CHE È CROLLATO PAUROSAMENTE”


 
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Lilli Garrone per il Corriere della Sera (ed. Roma)

 

NEGOZI CHIUSI NEGOZI CHIUSI

I saldi? «Sono andati malissimo». Non usa mezzi termini David Sermoneta, proprietario di un raffinato negozio di vestiti nella centralissima piazza di Spagna. E con dati e cifre i commercianti romani - a quindici giorni dalla partenza il primo di luglio - tracciano un pesantissimo bilancio delle vendite con lo sconto di quest' estate 2017. Accusano la mancanza di regole e il mercato globale di internet. Ma, soprattutto, ritengono che con questa situazione non abbia più senso andare avanti in questo modo e «si possa scrivere la parola "the end"», come spiega la presidente della Cna Commercio, Giovanna Marchese Bellaroto.

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Non hanno sollevato i loro incassi neppure le vendite alle migliaia di turisti in giro per Roma malgrado il caldo afoso, a tratti insopportabile, di questi ultimi giorni: «Il livello qualitativo dei flussi turistici è crollato paurosamente», sottolinea ancora Sermoneta. «Stiamo svendendo il nostro patrimonio culturale», accusa. «Ma a tutto questo dobbiamo aggiungere le vendite on line dove lo sconto è sempre, mentre a noi è concesso solo due mesi. Anzi ormai le persone vengono prima a provare abiti e calzature neo negozi e poi ordinano su internet: siamo stati derubricati a semplici show room», incalza polemicamente.

 

Se si va a fare qualche calcolo le cifre coincidono, almeno secondo le varie associazioni dalla Confcommercio alla Confesercenti: le perdite sono intorno al 20 per cento rispetto il 2016, anno già di profonda crisi per il settore. E in alcune zone si arriva fino al 25 per cento. «Secondo le previsioni, i saldi non hanno dato risultati positivi», sostiene il presidente della Confesercenti, Valter Giammaria. «E ogni anno si scende di una percentuale molto alta: quest' anno si va dal 20 al 25 per cento». I motivi? «I fattori sono moltissimi», risponde Giammaria. «Dalla crisi, al mancato rispetto delle regole. Bisogna rivedere tutte le norme, le perdite stanno diventando troppo forti. Vanno cambiate le date di inizio e devono durare di meno, così per noi non sono più assolutamente sostenibili».

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«Forse si aveva un' aspettativa troppo alta», è l' opinione di Massimiliano De Toma, il presidente di Federmoda Confcommercio. «Poi se a giugno vengono già fatti con "ingegno", non possiamo pensare a luglio di trovare le file davanti ai negozi. Se vogliamo che i saldi tornino ad avere un senso, ci vuole innanzi tutto un' iniezione di fiducia a livello economico e per rilanciarli bisogna fare in modo che diventino un appuntamento sentito, abbinandoli anche a promozioni turistiche, con pacchetti che includano lo shopping, gli alberghi ed i ristoranti». Certo, il mercato sulla Rete incide molto. «È una giungla », tuona De Toma. «Le modifiche vanno fatte a livello europeo. Ma molti negozi ne traggono, però, benefici certi anche se bisogna saperlo governare».

 

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Chi ha deciso di agire è Marchese Bellaroto: «Sto per indirizzare un appello molto forte al presidente della Regione Nicola Zingaretti perché si prendano provvedimenti alla luce della situazione attuale del commercio», annuncia la presidente di Cna Commercio. «È inutile parlare di saldi, quando tutto l' anno ci sono offerte, sconti e promozioni altrimenti i clienti comprano poco op nulla. Perché abbiano di nuovo un senso - aggiunge - vanno collegati a eventi radicati sul territorio».

 

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In tanto pessimismo c' è invece chi trae giovamento dalla situazione. Come Nazzareno Giovannetti uno store di mobili in via Bevagna: «Noi li facciamo da tre anni, funzionano molto», dice. «Le scritte attraggono e chi entra magari si convince più facilmente a cambiare la cucina o qualche oggetto di arredamento. Sono un aiuto in più per convincere a comprare». E anche nei centri commerciali va bene. Come Porta di Roma, dove si «registra un 3 per cento in più rispetto l' anno scorso. «Dati positivi - spiega il direttore Filippo de Ambrogi - si registrano sull' affluenza e sui fatturati».

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