"SI', HO AMATO MARINA RIPA DI MEANA" – LA CONFESSIONE DI VITTORIO SGARBI: "IO E LEI SEMBRAVAMO UNA COPPIA LETTERARIA. GIRAVAMO PER IL MONDO CON AMICHE ALTERNATIVE, ANCHE PORNOSTAR, ERAVAMO NATURALI NELLA NOSTRA TRASGRESSIONE" – IL DISTACCO ACCADDE QUANDO IO IN UN EDITORIALE CRITICAI LEI E CARLO RIPA PER CRAXI - QUANDO GLI ROVESCIÒ ADDOSSO A SPOLETO “PISCIO D’ARTISTA”- "PIPÌ PASSATA", DICE LUI...


 
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Roberto Alessi per www.novella2000.it

 

 

Pare che recentemente Marina abbia confessato a un’amica comune che io sono stato l’uomo che ha amato di più nella sua vita, al di là di ogni giudizio morale, del suo legame, forte, indissolubile, forse, con Carlo Ripa di Meana. Mi amava, mi aveva amato, forse perché in me vedeva il suo doppio maschile, nella sua straripante femminilità».

 

Vittorio Sgarbi mi parla di Marina Ripa di Meana, scomparsa giovedì scorso, con la sua voce pastosa, eccezionalmente pacata, ma anche senza dolore, come se la storia di Marina non si fosse interrotta con la morte, come se fosse qualcuno che c’era

e ci sarà, «perché è stata bella e storica», dice, «personale e personalistica, ma anche pubblica, artistica».

 

marina ripa di meana anti pellicce 1997 marina ripa di meana anti pellicce 1997

Perché Marina nel mondo dell’arte (quello di Sgarbi) è sempre stata, come ci dice lui, «un personaggio di respiro internazionale. E la sento ancora vicina quando guardo mia figlia Evelina, che sembra avere in comune con Marina lo stesso carisma».

 

«Una storia, la nostra, iniziata 40 anni fa, lei era splendida, bellissima, famosa. Era il 1977. Io ero troppo giovane, troppo sconosciuto per quel giro, il suo giro».

 

Vittorio Sgarbi ricorda una Marina Ripa di Meana allora ancora famosa come Lante della Rovere, il cognome del primo marito, Alessandro, un duca, troppo fragile per competere con lei, donna di fuoco, di passione e anche, per alcuni, di follia. Ben diverso da Carlo Ripa di Meana, anche lui nobile e non ricco, un intellettuale riflessivo di una tolleranza empatica che gli avrebbe permesso di conoscere tutto della moglie, anche quello che altri avrebbero chiamato tradimento, al di là di ogni ipocrisia e Marina lo ha amato per trent’anni anche per questo.

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«Dal primo incontro tra me e Marina sarebbero passati altri 12 anni, era forse il 1990, anzi era proprio quell’anno. Io nel frattempo ero diventato conosciuto, famoso, per le mie esternazioni da Maurizio Costanzo. Ci incontrammo, conobbi Carlo Ripa, il suo secondo marito. Era l’epoca di Craxi, loro gli erano legatissimi». E fu passione ardente.

 

«Una passione che prevedeva anche il sesso, certo, ovvio, ma Marina era presa anche da un’idea artistica della nostra coppia, che sembrava riproporre l’unione tra Francis Scott Fitzgerald, lo scrittore americano, e la moglie Zelda. Marina e io sembravamo

una coppia letteraria, un libro vivente. Giravamo per il mondo con amiche alternative, anche pornostar, i fotografi ci riprendevano, non ci nascondevamo, per noi era come se non ci fossero stati, eravamo assolutamente naturali nella nostra trasgressione

sincera, mai ipocrita, ma senza ostentazione».

 

Più che amanti sembravano a volte due rivali: chi avrebbe avuto più potere

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sull’altro? Precisa Sgarbi: «Più che altro Marina è stata una femminista, in competizione con i suoi partner, li dominava attraverso la sua ardente femminilità. Conquistava e dominava gli uomini non usando le loro stesse armi, come il potere o la forza, ma con le peculiarità tipiche della donna. E quando dico dominava, era totale. Era una sorta di femminismo rovesciato: la potenza della grande femminilità contro il maschilismo».

Non certo con Sgarbi, uomo impossibile da imbrigliare, carattere faticoso, irrequieto, facile alla noia. «E forse per questo tra noi sembrava funzionare».

Ma se il fuoco è troppo forte, brucia, consuma, sfinisce e al primo, seppur grave, attrito facile che il distacco sia traumatico.

 

«Il distacco accadde quando io in un editoriale li criticai per Craxi. Carlo Ripa da un punto di vista politico e lei da un punto di vista umano, Si smarcarono da Craxi quando lui

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andò in disgrazia, finsero quasi di non averlo mai conosciuto, mi querelarono e pagai milioni».

Certo non mancarono incontri, ma che crearono altre lacerazioni, culminate a Spoleto quando Marina rovesciò su Sgarbi della “Pipì d’artista”. «Pipì passata», dice lui, «in questi

anni ho rivisto Marina molte volte. Se l’ho amata? Forse sì, o forse ho amato di più quel suo essere talmente donna da affrontare qualsiasi uomo, compreso me, che non mi sono mai piegato. Forse semplicemente perché era bello stare con lei».

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