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    UN ALTRO PEZZO D'ITALIA SE NE VA: IL GRUPPO MARCHIGIANO IGUZZINI PASSA IN MANO AL COLOSSO SVEDESE FAGERHULT, CON FATTURATO DA 500 MILIONI. MA IGUZZINI NON È MICA UNA PULCE: CON 1300 DIPENDENTI E UN FATTURATO DA 230 MILIONI, È LA PIÙ GRANDE AZIENDA ITALIANA DEL COMPARTO ILLUMINAZIONE. DALL’ULTIMA CENA DI LEONARDO ALLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI, FINO AGLI AFFRESCHI DI TINTORETTO, HANNO 'ACCESO' OPERE IN TUTTA ITALIA


     
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    Giovanna Mancini per www.ilsole24ore.com

     

    Entro la fine dell’anno il gruppo marchigiano iGuzzini passerà in mano svedese, dando vita a uno dei più grandi poli dell’illuminazione professionale internazionale. Il colosso nordico dell’illuminazione Fagerhult – gruppo quotato alla Borsa di Stoccolma con un fatturato di circa 500 milioni euro, presente in 20 Paesi con 3.300 dipendenti – ha infatti sottoscritto con Fimag-Mariano Guzzini e Tipo (società partecipata da Tamburi Investment) una lettera d’intenti per l’acquisizione del 100% delle quote della società fondata a Recanati nel 1959 che oggi, con 1.300 dipendenti e un fatturato 2017 di oltre 230 milioni, è la più grande azienda italiana del comparto illuminazione.

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    La lettera di intenti prevede che Fagerhult abbia il diritto di condurre in esclusiva una due diligence in vista della firma del contratto definitivo d’acquisto prima della fine dell’anno. L’operazione prevede una vendita in parte cash e in parte con scambio di azioni: al perfezionamento dell’operazione, infatti, i cedenti riceveranno «una porzione significativa del corrispettivo in azioni Fagerhult, diventando dunque a loro volta azionisti della combined identity», come si legge in una nota diffusa ieri da Tipo, in cui si precisa che gli attuali presidente e amministratore delegato di iGuzzini (Adolfo Guzzini e Andrea Sasso) manterranno le loro posizioni all’interno dell’azienda e assumeranno inoltre ruoli «di rilievo» nel top management del gruppo svedese.

     

    Se non ci saranno intoppi, dunque, entro fine anno nascerà un gruppo internazionale da quasi 800 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato è dare vita a «una partnership strategica che rafforzi il posizionamento competitivo di Fagerhult nel mercato dell’illuminazione professionale in termini di ampliamento della presenza geografica e di complementarietà della gamma prodotti».

     

     

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    Dall’azienda marchigiana (attualmente partecipata all’85% da Fimag, di cui fanno parte la famiglia Guzzini, l’ad Sasso e Tamburi, e al 15% da Tipo) non arrivano ulteriori dettagli sull’operazione. Raggiunto dal Sole 24 Ore, Sasso dichiara che «sia la famiglia, sia il management della iGuzzini sono consapevoli di contribuire alla creazione di un campione europeo e mondiale della luce professionale, di cui siamo e saremo protagonisti».

     

    La gestione resta infatti in mani italiane e il percorso di crescita tracciato negli ultimi anni dall’azienda, che ha chiuso gli ultimi cinque anni con una crescita cumulata del 26% nei ricavi, resta confermato. L’approdo diretto in Borsa (da tempo annunciato e previsto entro il prossimo anno) è invece ormai archiviato. Al listino iGuzzini arriverà in via indiretta, dopo essere stata acquisita da un gruppo già quotato.

     

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    Il brand iGuzzini è tra i più noti del design made in Italy, grazie anche a progetti di rilievo in tutto il mondo, soprattutto in ambito infrastrutturale (come l’illuminazione dell’Eurasia Tunnel, che collega la parte europea di Istanbul con quella asiatica) e culturale (dall’ultima Cena di Leonardo alla Cappella degli Scrovegni, fino agli affreschi di Tintoretto della chiesa di San Rocco a Venezia che saranno presentati tra poche settimane). Con un fatturato 2017 di 232,3 milioni di euro, l’azienda ha un margine operativo lordo di 31,5 milioni (+9% sul 2016) e un cash flow di 28 milioni.

     

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    La crescita degli ultimi anni è stata trainata soprattutto dai forti investimenti in innovazione: i ricavi sono infatti generati per l’83% da nuovi prodotti lanciati sul mercato negli ultimi cinque anni e l’incidenza dei prodotti Led è dell’80%. Il gruppo si è inoltre dato un percorso di trasformazione digitale a cui, per il triennio 2018-2020, è destinato il 50% della spesa capitale (10-11 milioni di euro l’anno).

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