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L’ITALIA VEDE NERO - CRESCONO I LAVORATORI IRREGOLARI CHE SFUGGONO AL FISCO: SONO QUASI 4 MILIONI - QUASI UNO SU DUE OPERA AL SUD - A RIMETTERCI È LO STATO CON 208 MILIARDI NON TASSATI - E VA MALE ANCHE ALL’INPS, CHE PERDE PIÙ DI 10 MILIARDI DI EURO DI CONTRIBUTI ALL'ANNO


 
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Antonio Castro per “Libero Quotidiano”

 

Cresce di 56mila persone l'esercito dei lavoratori in nero. Con buona pace di tutti i paroloni e editoriali sulla disoccupazione che rallenta. A crescere, a scorrere le classifiche Istat, è l' armata di chi viene censito come «unità di lavoro irregolare», o almeno così viene classificato dall' Istituto nazionale di Statistica.

 

LAVORO NERO LAVORO NERO

E così si arriva a quota 3 milioni 724 mila, «per un tasso di irregolarità pari al 15,9%». Insomma, sarebbe come se ci fosse in Italia una città più grande di Roma completamente sconosciuta al fisco, all' Inps e all' Inail. Le statistiche sono impietose e confermano una tendenza già nota: cresce il mondo di chi lavora senza un contratto. Per scelta, necessità o opportunità.

 

Secondo l' Istat (dati 2015), i lavoratori "irregolari" sono in prevalenza dipendenti (2 milioni 651 mila). Stando al Rapporto sull' economia "non osservata" il tasso di irregolarità «è pari al 15,9% (+0,2 punti percentuali rispetto al 2014)». Non è dato sapere in quale regioni il tasso di lavoro nero (o doppio lavoro non denunciato), sia più alto. Però andando a ripescare le elaborazioni 2016 della Cgia di Mestre (su dati 2013), salta fuori che oltre il 40% di questi doppilavoristi è (già) occupato al Sud.

 

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La maggior parte degli irregolari è censito nei servizi alla persona (47,6% nel 2015, +0,2% sul 2014), agricoltura (17,9%), costruzioni (16,9%), commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,7%). Insomma, sono concentrati nei settori a contatto diretto con il consumatore dove le transazioni in nero sono più semplici. Nei giorni scorsi il presidente dell' Inps, Tito Boeri, ha sollevato un altro problema.

 

Il lavoratore in nero (o chi fa il doppio lavoro senza contratto), ha un impatto diretto importante (pari al 6/7%), sui contributi previdenziali evasi. La stima dell' Inps è che sempre nel 2015 siano stati omessi versamenti per circa 11,5 miliardi di euro. E l' Erario è riuscito a recuperarne solo una modesta frazione (appena 700 milioni), «tra fruizioni indebite di sgravi e prestazioni e altri risparmi di spesa». Dati di evasione «peraltro sottostimati» perché la stima dell' Inps «non tiene conto anche dell' area grigia, quelli non totalmente irregolari», ricorda Boeri.

 

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La crisi economica - il diffuso blocco dei salari - sembra aver trascinato verso il mondo delle prestazioni in nero sempre più lavoratori dipendenti. Lo studio statistico evidenzia, infatti, che il lavoro sommerso tra i lavoratori autonomi va diminuendo. Il 51,8% degli irregolari viene stimato sia un dipendente con un aumento di 0,5%, mentre per gli indipendenti si registra un calo del tasso di irregolarità di 0,7% che scende, nel 2015, al 27,3%, il livello più basso degli ultimi quattro anni.

 

L' analisi Istat sull' economia "non osservata" tiene d' occhio solo il lavoro nero o grigio. Ma prende in considerazione l' intero perimetro illegale: droga, prostituzione, contrabbando e altre truffe varie. Complessivamente l' economia sommersa viene stimata in oltre 208 miliardi di euro (il 12,6% del Pil), e c' è già da rallegrarsi della leggera diminuizione (nel 2014 si stimavano quasi 213 miliardi, il 13,1% del Pil). I settori più esposti restano servizi e costruzioni, anche se l' Istat segnala che «fra il 2012 e il 2015 le caratteristiche del sommerso economico hanno subito variazioni limitate», con una contrazione in tutti i comparti «ad eccezione delle attività immobiliari».

 

EVASIONE FISCALE EVASIONE FISCALE

L' incidenza del sommerso, appare importante nei servizi (33,1%), nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%), nelle costruzioni (23,1%), e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (18,0%), mentre è più limitata nei settori «delle attività finanziarie e assicurative (3,4%), dove è connesso alla sola operatività degli ausiliari dell' intermediazione finanziaria, e delle amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione, sanità e assistenza sociale (5,1%, stabile rispetto al 2014)».

 

L'Istat prova pure a stimare il peso economico delle attività illegali tradizionali, che complessivamente vengono registrate in «lieve aumento in termini di valore aggiunto e spesa per i consumi finali delle famiglie, che salgono rispettivamente a 15,8 e a 19 miliardi di euro, dai precedenti 15,6 e 18,7 miliardi».

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Guida la classifica il traffico degli stupefacenti, che pesa per poco meno del 75% del valore complessivo delle attività illegali (11,8 miliardi), ci sono poi i "servizi di prostituzione" (valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro). I continui rincari delle accise sulle sigarette di Monopolio sembrano aver riacceso i motori del contrabbando di sigarette che l' Istituto di statistica vede in crescita di ben 100 milioni (complessivamente circa 400 milioni di giro d' affari).

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