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“IL NO AI GIOCHI A ROMA DELLA RAGGI? UNA SCELTA SCELLERATA” – DOPO LA DOPPIA ASSEGNAZIONE DELLE OLIMPIADI A PARIGI E LOS ANGELES, “MEGALO'"-MALAGÒ TORNA ALL’ATTACCO DELLA SINDACA - “LA POLITICA? NON FA PER ME, SONO UN CANE SCIOLTO” - POI PARLA DELLA LEGA CALCIO E DELLA POSSIBILE CANDIDATURA DI MILANO AI GIOCHI INVERNALI 


 
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giovanni malago (1) giovanni malago (1)

Giulia Zonca per “la Stampa”

 

Il capo dello sport italiano guarda il calendario dopo che Parigi e Los Angeles hanno occupato i sogni olimpici e sospira. La doppia assegnazione offerta dal Cio qualche giorno fa occupa i Giochi fino al 2028 e per Giovanni Malagò è struggimento puro.

 

Parigi e Los Angeles ora si possono spartire la posta.

«Potrei dire che non è il massimo cambiare le regole in corsa ma il Cio aveva il dovere di non disperdere questa opportunità. Parigi e Los Angeles hanno investito, hanno due sindaci e due governi che ci hanno messo la faccia, sarebbe stato imbarazzante respingere una delle due mentre i candidati affidabili latitano».

 

RAGGI MALAGO' RAGGI MALAGO'

Roma era affidabile?

«Avevamo fatto le cose per bene, bastava crederci».

Ma sono arrivati i 5 Stelle.

«I Paesi rimasti in piedi hanno vissuto rivoluzioni ben più radicali. Macron ha vinto contro il partito principale e ora promuove una candidatura addirittura europea».

 

A Parigi però hanno appoggiato i Giochi con un referendum.

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«Allora guardiamo gli altri. Trump non ha salvato un singolo dettaglio dell' amministrazione Obama, ma si è tenuto le Olimpiadi. Evidentemente quel miliardo e 700 milioni di dollari che il Cio ti stacca il giorno dopo l' assegnazione interessa molto. La verità è che la sindaca Raggi ha scelto d' impulso».

 

raggi raggi

Si è fatto una ragione del no?

«È una decisione che il nostro mondo non potrà mai accettare, una scelta scellerata che ha tolto fondi e posti di lavoro. C' era un dossier pronto, poteva essere modificato, invece non ci è mai stato detto nulla».

giovanni malago giovanni malago

 

I 5 Stelle avevano messo il no in pratica nel programma.

«Sì, guardate cosa è successo poi con lo stadio della Roma. Io sono un tifoso ma sono il capo del Coni: perdo un utente da circa 3,5 milioni e mezzo all' anno eppure dico ben venga un impianto privato perché quello è il futuro del calcio. Mi stupisco solo che la sindaca sbandieri il successo. Mi sembrava in antitesi con la scelta sui Giochi. O forse era solo passato qualche mese...»

 

Il Comune ha stravolto quel progetto prima di approvarlo.

raggi malago' raggi malago'

«Io resto a favore perché l' importante è fare, altri hanno sottolineato che i cambi in realtà hanno tolto investimenti sulla parte pubblica, ma la sindaca si è vantata di aver dato il via libera a uno stadio per una società quotata in borsa, con scopo di lucro evidente, di un proprietario americano. E allora perché un progetto che poteva migliorare la città non è stato neanche preso in considerazione?».

 

Le Olimpiadi in realtà oggi fanno paura a molti.

BEBE VIO MALAGO' BEBE VIO MALAGO'

«Vero, per questo il presidente del Cio Thomas Bach ha rivoluzionato le candidature. Prima a presentarsi si spendevano 60 milioni, oggi ne bastano 10. Il sistema va solo oliato».

 

Cosa manca?

«Si sono dimenticati di correggere la tempistica. Tra proposta e scelta della città passa troppo tempo, il format è elastico e va sfruttato, altrimenti arrivano i Cinque Stelle, i Trump e nessuno si fida più a fare un passo. A questi dossier bastano 18 mesi. Vedrete che correggeranno il difetto».

 

La gestione Bach, dopo il caso doping russo, è molto criticata.

«Meno male che c' è lui perché può garantire credibilità in un momento davvero complicato».

 

Ha mantenuto in carica lo sceicco del Kuwait Ahmad al-Fahad al-Sabah nonostante le indagini per corruzione. Un suo grande elettore e uomo che appoggiava Roma.

MALAGO' BACH PESCANTE MALAGO' BACH PESCANTE

«Non voglio essere ipocrita, i miei rapporti con lui sono idilliaci e sarebbe giusto aspettare l' esito delle indagini».

 

Giusto resti membro Cio con cariche?

«Qui qualsiasi cosa uno fa sbaglia. Con questo criterio si dovrebbero dimettere in troppi».

 

Quindi Virginia Raggi non si deve dimettere.

«No. Detto questo, poteva evitare certe promesse prima».

 

Pensa a un futuro in politica?

«No, lo escludo. Sono lusingato e stupito per le affettuose avances arrivate da diversi partiti, ma no grazie».

 

Così categorico?

MALAGO' RAGGI PIETRANGELI ABETE BINAGHI MALAGO' RAGGI PIETRANGELI ABETE BINAGHI

«Certo. Non mi vedo ad essere contro a prescindere e nei gruppi, nessuno escluso, votano provvedimenti secondo schieramento, senza logica. Diventerei un cane sciolto e in questa politica, alla fine, rappresenterei me stesso».

 

Vuole davvero proporre Milano per i Giochi invernali?

«Ora che quelle estive sono molto probabilmente chiuse fino al 2028 è normale per me cercare un' altra ipotesi».

 

Sembra un' ossessione dopo le partenze false per il 2020 e il 2024.

«Nessuna maniacalità, sopra la bandiera italiana dello stemma del Coni ci sono i Cinque Cerchi. Ma per qualsiasi proposta concreta aspetteremo le elezioni. Se ne riparla dopo il giugno del 2018».

 

Lei è sempre stato critico con la gestione del calcio in Italia. Ma la Lega è commissariata, il bando per i diritti tv di Serie A è andato a vuoto. Non c' è speranza?

MALAGO' TOTTI MALAGO' TOTTI

«È materiale incandescente. Ci dovrebbe essere una regolarità che non vedo, complice uno statuto criticato da tutti. Quando si arriva al commissario ci si occupa della gestione amministrativa e si cerca di fissare le elezioni. Non sento parlare di date».

 

Come se ne esce?

«La Lega è un' associazione privata, con il Coni non ha vincoli anche se qui parliamo di una matrioska: loro dialogano con la Federcalcio che è legata a noi. Serve un passo indietro per fare 100 km avanti, un uomo laico che si occupi di management».

 

Il Parlamento non riesce a votare la legge sullo ius soli.

«Nello sport siamo i portabandiera dello ius soli. Abbiamo tanti talenti che non possono ancora mettere la maglia dell' Italia. Aspettare i 18 anni significa rischiare che i ragazzi scelgano la nazionale di origine o ancora peggio che smettano».

MALAGO' MALAGO'

 

Si immagini atleta. Che medaglia avrebbe voluto vincere?

«I 400 ostacoli: ho una venerazione per Edwin Moses, vera icona come Phelps e Bolt».

E le icone italiane?

«Tante, ma i più amati e riconosciuti sono gli stessi da molto tempo: Totti, Buffon, Valentino Rossi e Federica Pellegrini. Essere coerenti, veri e longevi paga, chi vuole un posto nel cuore degli italiani ci pensi su».

 

A proposito di Pellegrini, la relazione con Magnini è finita?

MALAGO' SALA MARONI MALAGO' SALA MARONI

«Non sarei così sicuro, la definirei una partita aperta».

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