NANNI DI PIOMBO – "LIBERO" STRONCA SANTIAGO ITALIA: "È DEBOLE, DEBOLE. IN EVIDENTE CRISI D'ISPIRAZIONE MORETTI STAVOLTA HA OPTATO PER IL DOCUMENTARIO. MA NON CI SI IMPROVVISA AUTORI DI DOCU-FICTION QUANDO SI È PASSATI 40 ANNI A RACCONTARE SOLO SE STESSO E ALLORA PERCHÉ DIAVOLO HA VOLUTO RITORNARE SUL GOLPE? PER RICREARE FORSE UN' ITALIA COME SE LA RICORDA SOLO LUI" - VIDEO


 
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Giorgio Carbone per “Libero quotidiano”

 

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Quarantacinque anni fa nel settembre del 1973 in Cile il governo di sinistra di Salvador Allende venne deposto colla forza dai militari del generale Pinochet. In quasi mezzo secolo molta acqua è passata. Pinochet è stato deposto (democraticamente) nel 1990 ed è morto nel 2006. Metà dei cileni non ricorda quasi nulla. E il resto del mondo l' ha ricordato (era ora) perché alla fine del secolo molti americani al di sopra di ogni sospetto hanno riconosciuto che l' appoggio (allora)a Pinochet fu una storica puttanata.

Che senso ha tornare sopra al settembre 1943 con il cinema? Beh, un senso c' è.

 

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L' occasione per riesumare nel mezzo del pasticciaccio brutto una bella storia di coraggio e abnegazione. Tra tanti italiani che nello stesso periodo si portarono male (erano gli anni di piombo, il film sembra averli rimossi) due compatrioti mostrarono i cotiledoni. I loro nomi, Piero de Masi e Roberto Toscano. Che in quei giorni terribili amministravano l' ambasciata nostrana a Santiago. Rimasti privi di direttive dal ministero degli esteri, invece di chiudere le porte (come gli altri consolati) le aprirono, accogliendo tutti i cileni in fuga dal regime (centinaia).

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Li accolsero, li sfamarono (l' odissea durò mesi e mesi) ne imbarcarono quanti più possibile per l' Italia. Quelli imbarcati ricordano che approdarono nel Bel Paese come nella terra promessa dell' umanità. A qualcuno dei superstiti oggi scappa la dichiarazione che l' Italia sovranista di oggi ricorda il Cile del dopo golpe (oh Gesù, Giuseppe e Maria).

 

Ai fans di Nanni Moretti, naturalmente. Che da sempre lo ritengono una sorta di Nostradamus (capace di predire la condanna di Berlusconi, l' abdicazione di papa Ratzinger e ora magari la trasformazione di Salvini in Pinochet). Da parte nostra che il Nanni lo amiamo solo quando merita (La stanza del figlio, metà di Caro Diario) non possiamo non sbuffare (o detestarlo) quando come regista è debole, e come Amarcord va in paranoia. Santiago, Italia è debole, debole.

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In evidente crisi d' ispirazione stavolta ha optato per il documentario (gli ottanta minuti sono coperti da interviste e da materiale di repertorio). Ma non ci si improvvisa autori di docu-fiction quando si è passati 40 anni a raccontare solo se stesso (vada a rivedersi i film di Paul Greengrass la prossima volta che ci riprova). L' odissea di Masi e Toscano meritava di essere raccontata, ma allora devi scegliere la cifra narrativa dei "giusti" come Schindler e Wallenberg, il grande melodramma d' azione come lo sanno fare gli americani. Ma quello è un cinema che Moretti non sa e non vuole fare. L' eroismo non lo affascina, non ce l' ha nel dna. E nemmeno la cattiveria feroce e sanguinaria dei Pinochet. Il massimo della malvagità lo immagina solo quando pensa ai "caimani".

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E allora perché diavolo ha voluto ritornare sul golpe? Per ricreare forse un' Italia come se la ricorda solo lui, un luogo di democrazia esaltato nella primavera del 1973 dalla vittoria in Cile del partito comunista (la prima con elezione democratiche) e depressissima in autunno. Mah. Io (ma non solo io) ho ricordi diversi. Incombevano gli anni plumbei. Ero in redazione e scrivevo la recensione del primo film di Moretti e qualche metro più sotto, in piazza Cavour un ragazzo veniva ucciso per futili motivi. Nel Belpaese la futilità omicida era giornaliera.

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