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    ROTA A TERRA - SI DIMETTE IL DG DI ATAC: “LA SITUAZIONE FINANZIARIA DELL'AZIENDA E' IRREMEDIABILMENTE COMPROMESSA” - CASALEGGIO ORA PUNTA SUL MANAGER DI ALEMANNO CARLO TOSTI- MAL DI PANCIA TRA I GRILLINI PER IL CASO PROMOZIONI


     
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    BRUNO ROTA BRUNO ROTA

    Federico Capurso per la Stampa

     

    Atac viaggia a velocità di crociera verso il burrone. Bruno Rota abbandona la guida del trasporto pubblico romano. Nominato direttore generale ad aprile dalla giunta Raggi ed entrato in possesso delle deleghe solo a giugno, ha capito in poco meno di un mese che l' unica soluzione compatibile con la visione di Atac dei Cinque stelle romani sarebbe stato l' addio.

     

    Chiamato per risollevare le sorti dell' azienda, come aveva già fatto con Atm a Milano, Rota è invece costretto quattro mesi dopo a constatare una situazione finanziaria «irrimediabilmente compromessa», con un debito che sfiora il miliardo e mezzo di euro e una gestione interna del lavoro - denuncia Rota - profondamente incancrenita.

     

    La soluzione dell' ormai ex direttore generale sarebbe il fallimento, ma Raggi si oppone, e quando sa della sua volontà di andare via, chiede a Rota «di ripensarci». Ma la situazione all' interno dell' azienda appare irrecuperabile. «Da dieci anni il bilancio si chiude in negativo», dice il segretario del sindacato Filt Cgil Roma Eugenio Stanziale. Dei dodicimila dipendenti, secondo gli ultimi dati messi a bilancio da Atac, almeno uno ogni dieci non si presenta al lavoro.

     

    ATAC ATAC

    Un tasso di assenteismo doppio rispetto alla media delle altre aziende private italiane. Nel solo 2016, poi, per colpa dei guasti e del personale assente, le linee dei tram, metro e autobus hanno perso poco meno di 14 milioni di chilometri. In altre parole, da Roma a Parigi, andata e ritorno, cinquemila volte in un anno.

     

    Sullo sfondo, c' è la gara per mettere a bando pubblico il trasporto capitolino nel 2019. In parte, soprattutto nelle periferie, il servizio è già in mano ai privati, ma la giunta Raggi è contraria a un ulteriore passo in quella direzione: «La liberalizzazione sarebbe la morte di Atac», ha detto Linda Meleo, assessore alla Mobilità di Roma. Che punterebbe, invece, a indire una gara aperta ai privati solo per una piccola percentuale (circa il 15%) dell' attuale servizio, mantenendo il resto "in house", e quindi in mano ad Atac. Sempre che l' azienda non sia costretta prima del tempo a portare i libri in tribunale.

     

    Quello di Rota è l' ennesimo abbandono di un dirigente chiamato dalla giunta Raggi. E anche questa volta, come era stato per il suo predecessore Marco Rettighieri, l' addio è scandito dalla polemica con i Cinque stelle. Lo scontro, aperto con il consigliere capitolino M5S Enrico Stefàno, presidente della commissione Mobilità, si apre e si chiude su Facebook.

    la sindaca di roma virginia raggi (6) la sindaca di roma virginia raggi (6)

     

    Il j' accuse di Rota per le pressioni subite per assumere «sempre i soliti noti», viene respinto con un post sul social network firmato dallo stesso Stefàno: «Né io né i miei colleghi abbiamo mai sollecitato promozioni, chiesto assunzioni o spostamenti, proposto collaborazioni». E poi contrattacca, invitando Rota «a scusarsi per una contestazione infondata».

     

    Le scuse, però, non arrivano. E la risposta di Stefàno, fortemente sconsigliata dalla comunicazione del Campidoglio, solleva invece una discussione all' interno del gruppo capitolino, con alcuni consiglieri che nella chat interna chiedono spiegazioni. La promessa di chiarimenti arriva invece dal deputato Pd Michele Anzaldi: l' ex dg Rota sia «immediatamente convocato e ascoltato» in commissione Trasporti alla Camera, e «l' audizione venga poi acquisita dalla Procura di Roma».

     

    Carlo Tosti Carlo Tosti

    Il successore di Rota, intanto, ci sarebbe già. Un preferito, in una rosa di pochi candidati, recuperato dalle precedenti selezioni. Il nome che torna con più insistenza è quello di Carlo Tosti, con un passato in Atac da amministratore delegato in era Alemanno, post "parentopoli", anche lì da subentrato. Lo scanning, come avviene ormai da mesi per molte altre questioni, sarebbe stato portato avanti tenendo sempre aperto un canale di comunicazione con la Casaleggio Associati a Milano.

     

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