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    UN VIBRATORE IN NOTA SPESE. ASSOLTA! – UNA CONSIGLIERA PD ALLA REGIONE EMILIA ROMAGNA ASSOLTA DI AVER SPERPERATO DENARO PUBBLICO PER L’ACQUISTO DI UN SEX TOY: “MANCA L’ELEMENTO PSICOLOGICO DEL REATO” – “VOLEVO FARE UNO SCHERZO AD UN AMICO”, LA GIUSTIFICAZIONE – INSOMMA, FALLO INVOLONTARIO 


     
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    Emilio Marrese per la Repubblica

     

    Rita Moriconi Rita Moriconi

    Assolta per aver comprato un sex toy coi soldi pubblici perché «manca l' elemento psicologico del reato». Come dire, no dai: è troppo grossa, quella di volersi far rimborsare un vibratore, per averla fatta apposta. L' accusa aveva chiesto due anni e tre mesi per l' ex consigliera regionale democratica dell' Emilia Romagna, Rita Moriconi, ma il dispositivo della sentenza ha spiegato i motivi dell' assoluzione: il fallo è involontario.

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    Oltre tutto la responsabilità del pasticcio se l' era accollata un collaboratore di Moriconi, un tantino sbadato e burlone: «Volevo fare uno scherzo a un amico - si giustificò presentandosi spontaneamente in procura - per il suo compleanno» (chissà le risate). Poi, in un' intervista successiva, corresse: non si trattava di un finto pene, ma forse di palline, manette, frustini o qualcosa del genere, non si ricordava più, ma non un vibratore.

     

    Rita Moriconi Rita Moriconi

    Il regalino goliardico era stato comprato in un sexy shop di Reggio Emilia, città dell' ex consigliera pd, e addirittura lo scontrino da 83,5 euro era stato presentato due volte in nota spese. Un altro elemento, questo, che ha fatto propendere il giudice verso la cialtroneria più che il dolo: «Non vi è dubbio - si legge - che siano state presentate due richieste di rimborso per il medesimo bene e che l' imputato abbia di fatto vistato la richiesta del suo collaboratore così consentendo allo stesso di avere il duplice rimborso per una spesa estranea al ruolo».

     

    Decisamente estranea. Ma si tratta «di un caso in cui, pur essendo oggettivamente non dovuto il rimborso della cifra, è certamente carente l' elemento psicologico del reato».

    Il pruriginoso caso scoppiò tre anni fa in pieno furore investigativo sulle presunte o reali malefatte delle varie Regioni: tra le Spese Pazze, così fu ribattezzata l' inchiesta, questa era indubbiamente la più pazza di tutte. Si prestò inevitabilmente a una violenta campagna contro la povera Moriconi: come farsi sfuggire una true news più ghiotta di una fake? Neanche il più subdolo hater avrebbe potuto escogitare una bufala tanto fragorosa.

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    L' imputata, travolta dallo scandalo, si è nel frattempo ritirata dalla politica e pare che abbia anche dovuto cambiare lavoro. Al tempo disse subito di non aver mai messo piede in vita sua in negozi simili (che non ci sarebbe poi niente di male, se si presta attenzione anche a dove si infilano gli scontrini) e difficilmente verrà colta in futuro dalla curiosità.

     

    Gli unici soldi pubblici spesi per un vibratore, dunque, sono stati quelli dell' indagine.

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