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VAI, DONNARUMMA, E GODITI I TUOI MILIONI - FELTRI: ''I GIOCATORI SONO COME GEOMETRI, INGEGNERI O ATTORI, VANNO DOVE CONVIENE'' - MONINA: ''BANDIERA? MA BANDIERA DI CHE? DI UN MILAN APPENA COMPRATO DAI CINESI? UNO CHE HA ESORDITO CON MIHAJLOVIC, FU BANDIERA DELL'INTER? LÌ LE BANDIERE NON VALGONO? CHE SCIOCCHEZZE: QUELLO CHE È SUCCESSO È UNA MOSSA ASTUTA DEL MILAN CONTRO IL MIGLIORE DEI PROCURATORI''


 
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1. VAI DONNARUMMA E GODITI I TUOI MILIONI

Vittorio Feltri per ''Libero Quotidiano''

 

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Non è solo questione di sport, anche se lo spunto della discussione è il calcio. Circa un anno fa Napoli insorse perché un campione della squadra locale, Higuain, fu ceduto alla Juventus. Non gratis, ma per una cifra elevata: circa 100 milioni di euro. Il passaggio del puntero più realizzativo di tutti i tempi del campionato italiano dal Vesuvio alla Mole Antonelliana fu interpretato dai tifosi partenopei quale tradimento.

 

Viceversa fu un affare d' oro che consentì alla società presieduta da De Laurentiis di risanare i propri bilanci e di affrontare il torneo appena terminato con serenità, concludendolo alla grande in una posizione di classifica non inferiore al precedente. Quello del pallone è un mercato come tutti gli altri: c' è chi vende e chi acquista. Comandano sempre e soltanto i soldi. Chi ne ha di più si assicura il meglio esistente sulla piazza e chi dispone di pezzi pregiati li smercia ad alto prezzo.

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Cosa ci sia di strano in questa logica capitalistica non lo comprendiamo. Alcuni giorni fa il caso Higuain ha avuto una replica sia pure con altri protagonisti.

Il portierone del Milan, Gianluigi Donnarumma, neanche a farlo apposta napoletano, ha rifiutato un rinnovo di ingaggio annuale di 5 milioni di euro, uno sproposito, offertogli dal suo club, perché attratto da altre sconosciute offerte più ricche.

 

Si dice che ad essere interessato a lui sia nientemeno che il Real Madrid, primo in Europa e forse nel mondo. Il ragazzo, diciottenne, manovrato dal proprio procuratore, il pizzaiolo Mino Raiola, pare che preferisca andare in Spagna che rimanere a Milano.

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E ciò lo ha posto al centro di aspre polemiche.

 

Gli appassionati rossoneri gliene hanno dette di ogni colore: fedifrago, sei senza dignità, pensi solo al denaro, non hai un minimo di gratitudine per la squadra che ti ha preso dal settore giovanile e ti ha lanciato tra le stelle. Gli imputano di essere troppo avido e lo disprezzano, paragonandolo a Giuda perché prima ha baciato pubblicamente la maglia rossa e nera, poi l' ha rinnegata prenotando il volo per la capitale spagnola.

 

I sentimenti forti dei calciofili vanno compresi, ma fino a un certo punto. L' attaccamento alla bandiera è irrazionale, risponde a scelte di cuore fatte in età giovanile e non si può smontare con ragionamenti concreti.

 

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Tuttavia occorre considerare che il football non è una attività avulsa dal mercato e soggiace alle leggi che governano qualsiasi impresa.

I giocatori sono risorse, si vendono e si comprano in base a criteri economici.

Terzini, centrocampisti, attaccanti e portieri sono prestatori d' opera esattamente come geometri, ingegneri o attori del cinema: vanno dove conviene e non dove li porta il muscolo cardiaco.

 

Deplorarli perché badano alla tasca più che ai colori della casacca è un esercizio di pura ipocrisia. Tutti siamo sensibili alle esigenze della tasca e le assecondiamo. Non abbiamo il diritto di rimproverare i calciatori perché sono tali e quali a noi.

Caro Donnarumma, ego te absolvo a peccatis tuis.

Tuffati pure in un mare di milioni e non ti curare della umana invidia.

 

 

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2. L’AMBIZIONE DI GIGIO, LA RABONA DEL ‘VILLANO’ RAIOLA E LA MAGRA FIGURA DI UN POVERO DIAVOLO

Michele Monina per www.ilfattoquotidiano.it

 

Je suis Gigio Donnarumma. Chiaramente, con trent’anni di più, circa trenta chili di più e con molti soldi di meno in banca, ma je suis Gigio Donnarumma. Perché trovo davvero disdicevole, anzi, disdicevole e ridicolo tutto quel che si sta dicendo intorno a quello che ormai possiamo tranquillamente definire come l’ex portiere del Milan.

 

Ok, Gigio Donnarumma a soli diciotto anni dice di no a quattro milioni e mezzo di euro l’anno e a un contratto, si suppone di quattro anni, perché con la faccenda degli svincoli a zero euro ormai nessuno pensa a lassi di tempo più piccoli, col Milan, pluricampione del mondo. Però, per che cosa Gigio Donnarunma dice di no a così tanti soldi? Questa dovrebbe essere la prima domanda da farci, e possibilmente anche da fare a lui o a chi per lui può parlare, Mino Raiola. Mettiamo il caso che ci sia una squadra, che so?, il Real Madrid, il Paris Saint Germain, la Juventus che gli ha offerto molto di più, che so?, il doppio.

RAIOLA DONNARUMMA MEME RAIOLA DONNARUMMA MEME

 

 

Perché mai Gigio Donnarumma avrebbe dovuto dire di no? Qualcuno dirà, per la bandiera. Siete seri? Cioè, un ragazzo di diciotto anni con una carriera presumibilmente importante davanti avrebbe dovuto dire di no alla possibilità di giocare in una squadra di tutto rispetto, per un compenso molto consistente per onorare una bandiera? Che bandiera? Quella del Milan?

 

La squadra che da poco è stata comprata da un imprenditore cinese? Quella nel quale Gigio Donnarumma ha esordito sotto la guida tecnica di Sinisa Mihajlovic? Ma Mihajlovic non era stato bandiera dell’Inter, nel finale della sua carriera? Lì le bandiere non valgono? Non diciamo sciocchezze. Il calcio moderno non è fatto di bandiere, ma di soldi, che si tratti di quelli che si prendono i calciatori, tramite i loro procuratori, o quelli che si prendono le squadre, dalle televisioni in primis.

 

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E Donnarumma ha il migliore dei procuratori, quello che gestisce i campioni più pagati. Mica sarà un caso. Il calcio moderno è quello con gli aggiornamenti delle figurine Panini, che offrono la possibilità di ricollocare i calciatori durante il mercato di gennaio anche negli album, altro che bandiere. Ecco, se un peccato c’è stato, da parte di Gigio e di Raiola, è stato che a comunicare questo passaggio non siano stati loro, ma il Milan, in quel modo, cioè dando al portierino del traditore.

 

Se, per dire, fosse uscita la notizia della super offerta di una di quelle squadre la faccenda sarebbe stata diversa. Chiaramente la gente si sarebbe comunque incazzata, perché rifiutare a diciott’anni quattro milioni e mezzo di euro sembra una cosa contro ogni logica, ma rinunciarci per sette o otto milioni è altra faccenda. Resta che uno si potrebbe incazzare comunque, perché quelle cifre non le vedrà mai in vita sua, ma sarebbe altra faccenda.

 

 

Il punto è che a questo punto ovviamente non c’è altra scelta che vendere, per il Milan, perché l’anno prossimo Donnarumma se ne andrebbe svincolato a zero euro. E allora era ben far sapere che il cattivo di turno era lui, complice il cattivissimo Mino Raiola, quello di Ibrahimovic, quello di Pogba, tutti calciatori già tacciati di tradimenti. Comodo, così, per il Milan indicare un altro colpevole. Nei fatti loro gli hanno offerto una cifra importante, ma inferiore, su questo dovrebbero non esserci dubbi.

 

E anche a livello di blasone, diciamolo, ultimamente non è che giocare nel Milan faccia così questo grande effetto. La vera domanda, converrete, è perché Raiola, che di mestiere fa il procuratore, e direi che lo fa anche piuttosto bene, abbia deciso di indossare sempre questi panni da cattivone, da villain, quasi da gangster.

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Non gli avrebbe giovato un profilo un po’ più basso, defilato? Sicuramente, facendo un estratto conto al bancomat e guardando quanto ha in banca, Raiola si starà facendo quattro risate, lasciando la mia domanda senza risposta. Sia come sia, je suis Gigio Donnarumma, con più anni, più pancia e meno soldi.

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