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    CALMATE LE FREGOLE: PER QUEST'ANNO NON SI VOTA (E LO DICE PURE UN AUDIO DI CASALINO) - LO DICE LA LEGGE, NON CONTE E NEPPURE MATTARELLA: PRIMA BISOGNA VOTARE PER IL REFERENDUM COSTITUZIONALE, CHE NON È RINVIABILE. POI, QUANDO QUESTO PASSERÀ (PERCHÉ PASSERÀ), BISOGNERÀ ATTENDERE MINIMO 60 GIORNI. NON ESISTONO FINESTRE ELETTORALI FINO A SETTEMBRE - E CASALINO PUBBLICATO DA ''LINKIESTA'' DICE: ''AMORE, CI SARÀ UN CONTE TER'', SENZA I RENZIANI MA CON QUALCHE RESPONSABILE


     
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    Da www.linkiesta.it

     

    Per quest’anno non si vota. Almeno è escluso fino a luglio. Lo dice la legge, non Conte o Renzi o Zingaretti o Di Maio. E neppure il Quirinale. Lo dice l’articolo 4 della legge costituzionale sulla riduzione dei parlamentari che stabilisce che non si possa comunque votare coi nuovi numeri prima di 60 giorni dall'entrata in vigore della legge stessa, legge che è sottoposta a referendum confermativo. Come ha spiegato Stefano Ceccanti - deputato democratico e professore di diritto costituzionale - «il referendum costituzionale, a differenza di quello abrogativo, non è rinviabile una volta indetto e si svolge il 29 marzo.

    GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO

     

    Occorrono circa quindici giorni per la proclamazione dei risultati, la promulgazione del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta e poi scattano altri quindici giorni per la vacatio legis prevista dall’articolo 73.3 della Costituzione. Quindi già così si arriva a fine aprile. A quel punto scatta la delega legislativa della legge 51/2019 che comporta uno schema di decreti, un parere parlamentare entro quindici giorni e i decreti definitivi: anche volendo non utilizzare tutti i due mesi è impensabile non usarne almeno uno. Quindi saremmo già almeno ai primi di giugno». Siccome il voto in estate è altamente improbabile, diciamo con Ceccanti che «non esiste quindi nessuna finestra elettorale prima di settembre».

     

    ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE

    Chiarito questo garbuglio – che fra l’altro incenerisce la richiesta di Salvini di immediate elezioni anticipate – resta allora da capire le reali intenzioni dei protagonisti. Il punto qui non è più il merito della prescrizione, che peraltro non è stato affatto risolto e rifarà presto capolino, ma la conseguenza persino personale che la vicenda-prescrizione ha suscitato: il contrasto diretto fra Conte e Renzi. Dovessimo scegliere una bussola per orientarci nel caos dell’attuale momento politico sarebbe proprio quella di un presidente del Consiglio che vuole rendere innocuo il capo di Italia Viva, mentre quest’ultimo lavora per cacciarlo.

     

    renzi zingaretti renzi zingaretti

    Il crescendo rossiniano delle ultime ore, con Conte che accusa i renziani persino di maleducazione ricevendone risposte piccatissime ricorda altri momenti critici della storia politica, dagli scambi poco urbani fra il socialista Rino Formica e il dc Beniamono Andreatta – la celebre “lite fra comari” – al bombardamento quotidiano di Francesco Cossiga contro l’allora premier Romano Prodi. O del Fausto Bertinotti che chiamava quello di Romano Prodi “governo morente”, definizione che scommetteremmo userebbe il Renzi di oggi contro l’Avvocato del popolo.

     

    Stefano Ceccanti Stefano Ceccanti

    Se le cose stanno così, è naturale attribuire al leader di Italia Viva il tentativo di logorare Conte per sostituirlo – si è letto su Repubblica – con Roberto Gualtieri o addirittura con Mario Draghi. Due ipotesi praticamente impossibili. Perché il Pd dovrebbe accettare l’utilizzo di un suo uomo solo perché lo desidera l’odiato Renzi? E sarebbe mai possibile che un uomo del prestigio di Mario Draghi guidi un governo costruito su macerie politiche e dunque di per sé fragile?

     

    L’altra ipotesi è che Italia Viva esca dalla maggioranza e passi all’opposizione spostandosi di fatto sulla linea Calenda-Bonino. I voti mancanti al Senato (alla Camera non c’è problema) si troverebbero senza tante difficoltà. Come al solito c’è tutta una “palude” che in questi casi si increspa e produce voti parlamentari. Centristi di vario conio, senatori senza patente. Il che andrebbe a configurare un Conte ter, evenienza negata con qualche fastidio dal premier a Gioia Tauro, ma “confermata” dal suo portavoce Rocco Casalino, come risulta dall’audio in possesso de Linkiesta: «Amore, ci sarà un Conte ter, stai tranquillo» (ascoltabile qui sotto).

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