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    DIO CI CREO' UGUALI, IL DIRITTO RISPOSE CON LE "IMMUNITÀ" - LA CORTE PER I DIRITTI DELL'UOMO DI STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO DI 24 VITTIME DI ABUSI SESSUALI DEI PRETI: CITTÀ DEL VATICANO E PONTEFICE NON POSSONO ESSERE CHIAMATI IN GIUDIZIO PER I CASI DI VIOLENZE COMMESSE DA SACERDOTI - E' STATA EVOCATA "L'IMMUNITÀ" DELLA SANTA SEDE RICONOSCIUTA DAI PRINCIPI DI DIRITTO INTERNAZIONALE - TUTTO INIZIÒ DIECI ANNI FA, CON UN'AZIONE CIVILE COLLETTIVA CHE MIRAVA A...


     
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    Domenico Agasso per “La Stampa”

     

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    Mentre la piaga della pedofilia del clero flagella e scuote la Chiesa francese dopo quella tedesca (per stare agli ultimi casi), la Corte europea nega il diritto a denunciare il Vaticano per gli abusi sessuali dei preti. È stata riconosciuta l'«immunità» della Santa Sede. Città del Vaticano e Santa Sede non possono dunque essere chiamati in giudizio per i casi di violenze commesse da sacerdoti. Lo ha stabilito la Corte europea dei Diritti dell'uomo (Cedu) di Strasburgo, che ha così rigettato 24 querelanti - di nazionalità belga, francese e olandese - che avevano citato in giudizio - senza successo - i Sacri Palazzi presso tribunali del Belgio.

     

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    La Cedu ha richiesto in particolare «l'immunità» della Santa Sede riconosciuta dai «principi di diritto internazionale». È la prima volta che si esprime su questo spinoso argomento. Sentenze analoghe o simili a quella di ieri si erano registrate negli anni passati anche negli Stati Uniti, sempre dopo denunce presentate da vittime di abusatori ecclesiastici rivolte contro il Vaticano o addirittura il Pontefice.

     

    La Corte «ritiene che il rigetto non abbia deviato dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti in materia di immunità dello Stato» e che si applicano al Vaticano. Il tribunale di Strasburgo ha quindi dedotto che non vi era stata violazione delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sul «diritto di accesso a un tribunale» invocate dai ricorrenti, che hanno sostenuto di essere stati impediti dal fare valere in sede civile i loro reclami, rimostranze e contestazioni contro la Santa Sede.

     

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    Tutto era iniziato dieci anni fa, con un'azione civile collettiva intentata al tribunale di primo grado di Gand: comprendeva una pretesa di risarcimento dal Vaticano, dalle gerarchie ecclesiastiche locali e dalle associazioni cattoliche. Il motivo della domanda di riparazione economica era il «danno causato dal modo strutturalmente carente in cui la Chiesa avrebbe affrontato il problema degli abusi sessuali al suo interno».

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    In pratica, si chiedeva il riconoscimento della responsabilità in solido per i danni subiti e un risarcimento anche in considerazione della politica dei silenzi sulla questione abusi. Ma il Vaticano «ha caratteristiche paragonabili a quelle di uno Stato», notano i giudici europei, i quali ritengono che la giustizia belga avesse quindi il diritto di «dedurre da queste caratteristiche che la Santa Sede era un ente sovrano straniero, con gli stessi diritti e doveri di uno Stato».

     

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    La decisione di Strasburgo giunge pochi giorni dopo la pubblicazione dell'inchiesta nella Chiesa di Francia, dalla quale è emerso che 330.000 minori sono stati vittime di aggressori religiosi o laici in ambito ecclesiale. Ieri monsignor Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale, ha incontrato Gerald Darmanin, ministro dell'Interno incaricato del culto. Il Vescovo ha evidenziato che in 17 diocesi sono stati stipulati protocolli con le rispettive procure «al fine di facilitare e velocizzare il trattamento delle segnalazioni perogni fatto denunciato».

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