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    “COSI’ FAMO BINGO” – L’ALLEANZA TRA IL BOSS NICITRA E GLI ALBANESI SULLE SLOT ILLEGALI – IL SISTEMA DEL CAPOCLAN ARRESTATO: PRIMA DA’ L’OK PER ENTRARE IN AFFARI CON LUI, POI INVIA EMISSARI A REGOLARE I CONTI – LA SCOMPARSA DEL FIGLIO DOMENICO, 11 ANNI, UNICO CASO DI LUPARA BIANCA NELLA CAPITALE, LE TALPE TRA LE FORZE DELL’ORDINE E QUELL’IDEA DI FUGGIRE ALL’ESTERO - IL RE DELLE SLOT ILLEGALI PREOCCUPATO DEL SEQUESTRO DEI BENI DISSE ALLA COMPAGNA: "TANTO SE DIVENTO POVERO TU RIMANI LO STESSO CON ME NO?“


     
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    Alessia Marani e Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

     

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    Per ottenere il maggiore numero di sale Planet, il re delle slot di Roma Nord, Salvatore Nicitra, approfittava del fatto che i principali attori nel settore del gioco d'azzardo, in passato, erano stati suoi collaboratori.

     

    «Capito qual è la forza mia... sono abbinato con tutti i rappresentanti dei siti più importanti che ci sono in Italia eh! E questi hanno lavorato tutti con me con i virtuali...».

     

    Alcune di queste conoscenze Nicitra le aveva strette fin dai tempi del Myclub, quando nel villone di Casal Lumbroso imprenditori, professionisti e malavitosi rampanti, attorniati da strozzini di rango, si davano appuntamento per giocare d'azzardo. Nel tempo, ai vecchi rapporti si sono aggiunti i nuovi, come quelli con gli albanesi, che per mettere anche loro piede nel business vanno alla sua corte per chiedere permesso. In una intercettazione dell'aprile 2015 i carabinieri di via In Selci lo ascoltano mentre colloquia con Massimiliano De Santis, alias Chicco, 40enne di Capranica, anche lui arrestato.

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    GLI AFFARI

    Chicco gli riferisce che tale Albojon, nato in Albania, ha richiesto di utilizzare i loro canali di gioco online illeciti (siti di scommesse) pagando una sorta di fitto. Dal colloquio, annota il gip nell'ordinanza di custodia cautelare, si evince la disponibilità di «Nicitra a far gestire le piattaforme telematiche illecite a soggetti stranieri, nati in Albania», dopo avere chiesto anche il parere tecnico a tale Michele Lopez (non indagato). Nel resto della conversazione Nicitra si mostra entusiasta del nuovo sistema di gestione delle scommesse che sta introducendo con il sodale Giorgio Dell'Anna tanto da riferire testualmente al De Santis: «... Comunque se ci va bene sto programma famo bingo... lo famo come è stato con la Promogames di... 6 anni fa eh!».

     

    Quando però alcuni dei suoi cominciano ad avere problemi con gli albanesi, il boss manda i cugini a ripristinare l'ordine. Nicitra viene chiamato in piena notte da tale Bottacciolo, gestore di una sala giochi alla Pineta Sacchetti, che gli chiede il suo intervento poiché «...devo andare a vedere una cosa poi... mi sono venuti una ... una decina di albanesi...».

     

    Nicitra lo invita a desistere: «Per questa notte lascia perdere... dammi retta... dammi retta... lascia perdere...». Bottacciolo segue il consiglio, gli chiede però di non dimenticarsi di lui e di sentirsi l'indomani. I carabinieri intercetteranno una chiamata di Nicitra a Rosario Zarbo (ora ai domiciliari) al quale dice di andare al negozio di Bottacciolo per «risolvere i problemi insorti con gli albanesi».

     

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    Il quinto re di Roma dal suo arrivo dalla Sicilia si porta dietro almeno quarant'anni di storia di mala con la M maiuscola. A partire da quello della scomparsa di suo figlio Domenico, 11 anni, unico caso di lupara bianca nella Capitale. Nell'ombra dà la scalata al mondo delle slot (la droga non la tocca, perché lascia tracce) e alla fine, riesce a mettere le mani sulla rete delle sale Planet «ricorrendo - si legge nell'ordinanza - al metodo mafioso per piegare i concorrenti».

     

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    Detta la linea ai suoi: «Qui si gestirà così la situazione, sono 181 Planet, verranno fatte le tre divisioni - spiega Nicitra - tre gruppi da 60 noi chiaramente se pigliamo tutta la parte». A Roma diventa una potenza e costruisce un impero ma resta sempre pronto a tutto, anche alla fuga sapendo di potere contare su talpe fidate. Guardie con il vizio del gioco che lui aveva comprato e su cui ora sono puntati gli occhi dei carabinieri e della Procura.

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