Paolo Tessadri per il "Fatto quotidiano"
Dellai LorenzoC'è chi vuole morire democristiano: è Lorenzo Dellai, governatore del Trentino e prossimo candidato nella lista Casini-Fini, benedetta dal premier Mario Monti. Proprio lui che aveva contrastato la Dc dall'interno, quando ancora faceva il pieno di voti e i venti del dissolvimento democristiano erano molto lontani. Ma ora dimostra tutta la sua voglia di Democrazia cristiana.
Dellai LorenzoAl liceo è promotore di un gruppo che si rifà a don Milani, partecipa poi attivamente ai gruppi che mettono in discussione la politica democristiana, già negli anni 80. Non si fa sfuggire gli appuntamenti del movimento di formazione politica la Rosa Bianca, preludio alla fondazione del movimento della Rete.
A quelle riunioni si discute sul futuro politico dell'Italia. Intervengono personaggi come Gian Carlo Caselli, Antonio Caponnetto, democristiani dissidenti e cattolici impegnati nel sociale, come padre David Maria Turoldo, il cardinale Martini, don Luigi Ciotti, don Giuseppe Dossetti. Economisti come Serge Latouche, sostenitore della cosiddetta decrescita economica. Non certo un montiano.
Nel ‘90 Leoluca Orlando entra in conflitto con la Dc e dà vita a La Rete. E proprio quell'anno Lorenzo Dellai diventa sindaco di Trento, il più giovane sindaco di capoluogo d'Italia. Anche lui è in contrasto nella Dc e fa parte della corrente di sinistra della Dc, figlio politico di Bruno Kessler, l'uomo che aveva portato l'università a Trento nei primi anni Sessanta, dove insegnarono anche Norberto Bobbio, Beniamino Andreatta e il giovane Mario Monti.
Bruno KesslerQuando Leoluca Orlando va a Trento per presentare il suo movimento, Dellai è in prima fila. Sembra quasi pronto a seguire Orlando, ma poi non lo fa. Come si verificherà più volte, Dellai fa grandi fughe in avanti e altrettanto veloci retromarce. Dopo la fine della Dc, come molti democristiani che non vogliono confluire in Forza Italia, viene sballottato alla ricerca di una meta. Finisce nel Partito Popolare, ma non è la sua casa. Il suo ancoraggio al centrosinistra è, però, saldo e allora fonda la Margherita, spiazzando i vecchi leader democristiani.
Leoluca OrlandoProprio quell'anno, il 1998, a Rimini si tiene il congresso del Partito Popolare. Dellai non viene nemmeno invitato da Franco Marini. Due anni dopo, Rutelli chiede a Dellai il copyright del simbolo della Margherita, intanto il trentino è diventato governatore della Provincia, che è autonoma e ha potere su quasi tutto e una valanga di soldi. Ne farà tre di legislature da presidente, in collaborazione con i partiti di sinistra, ma i suoi voti andranno sempre calando.
Con la nascita del Pd, nel 2007, lui decide di non confluire con la sua Margherita e rimane autonomo. Ma è proprio questa ricerca di un suo spazio politico che lo porta a saltellare da una formazione politica all'altra, da un leader nazionale a un altro. Alle primarie del Pd per la segreteria appoggia Enrico Letta, poi se ne allontana.
E chiosa le ambizioni di Letta durante uno scambio di battute con l'allora presidente degli industriali, Montezemolo: "Letta, bravo bravo, ma non è un leader". Con l'amico Letta lo divide ormai anche il progetto futuro: "Penso che Enrico non abbia la mia stessa visione" perché ritiene che il Pd "possa essere un soggetto unificante del centrosinistra. Io no". Però il distacco con il Pd non è ancora definitivo. Finisce nei Teodem di Fioroni e Binetti. Durante una cena, Rosy Bindi strabuzza gli occhi nell'apprendere dallo stesso Dellai di essere transitato in quella corrente.
Francesco RutelliPur passando da una corrente all'altra del Pd, lui non è un iscritto al partito. Anzi, un anno dopo, forse per segnare il lento ma inesorabile distacco dal Pd, uccide la sua creatura politica, la Margherita, e fonda l'Upt, l'Unione per il Trentino. Arriva una botta da orbi alle elezioni provinciali di quell'anno: il suo partito passa da oltre il 23 per cento di consensi a meno del 18 per cento.
Al primo posto sale il Pd con quasi il 22 per cento. Molti elettori della Margherita non hanno apprezzato la svolta di Dellai e lo hanno punito. Pure lui ci rimette con presidente, scendendo dal 61 per cento a quasi il 57. Alle comunali il suo partito è in caduta libera, attorno al 12 per cento, mentre pochi anni prima aveva più del 25 per cento. Dirà poi di aver sbagliato a sciogliere la Margherita.
rosy bindi xSa che la sua stagione da governatore sta per finire e comincia la sua navigazione politica nazionale al buio. La sua idea è di rimettere in sesto un centro, sullo stile di Alcide De Gasperi, suo punto di riferimento politico. Una specie di Dc sociale che possa arginare e intercettare il voto dei moderati, dei leghisti e degli scontenti del centrosinistra italiano e sia argine elettorale contro Berlusconi.
Nel Nord-est è rimasto solo lui a governare una Provincia-Regione. Ma alla ricerca di un centro di gravità permanente colleziona un insuccesso dietro l'altro e sembra lui stesso avere le idee ben confuse. Cerca, in un primo tempo, di mettere insieme le liste civiche del Nord, che non hanno voluto confluire del Pd. Poi abbandona il progetto . Nel 2009 dà vita con Francesco Rutelli all'Api, l'Allenza per l'Italia, di cui diventa coordinatore nazionale. Meno di un anno e si distacca.
monti casiniCon Casini non c'è a quel tempo feeling e lo liquida di "fare scelte molto diverse sui territori" con la politica dei due forni. È sconfortato nella sua ricerca di un centro politico e dice, solo un anno fa, che non "andrà in esilio a Roma" e non ha "nessuna aspirazione ad andarci" nel 2013. Poi una veloce retromarcia. Meno di un anno fa l'incontro con Montezemolo. Il candidato leader del movimento neocentrista dovrebbe essere proprio l'ex presidente degli industriali.
Si sonda, ma attorno alla sua figura non c'è largo consenso, solo qualche parlamentare Pdl, in fuga dal partito e niente di più. Fino al governo Monti. Dellai è fra quelli che più spinge per la "salita" in campo del professore. Ma è proprio un montiano come Andrea Riccardi che gli chiede, durante un convegno, "ma tu chi sei?" E a forza di girovagare, si ritrova nello stesso partito con Casini e Fini, che lui aveva sempre combattuto. Alla fine si ritrova con Casini, ancorati al sogno di rifare la Dc, benché il candidato montiano Dellai abbia governato quasi un quarto di secolo con i voti della sinistra.