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    DARDUST IN THE WIND - DARIO FAINI, AKA “DARDUST”, È IL PRODUCER DEL MOMENTO: COLLABORA CON MAHMOOD, ELODIE E JOVANOTTI E STA PER USCIRE IL SUO NUOVO PROGETTO SOLISTA, “STORM UN DRUGS”: “CONDIVIDERE E DONARE È STATO SEMPRE UNA MIA MISSIONE. MI SENTO UN PRIVILEGIATO E DA SOLISTA MI POSSO PERMETTERE DI SPERIMENTARE” - I MUSICAL, IL CINEMA E I TRE BRANI PER SANREMO: “DA QUEL PALCO VOLEVO CHE USCISSE FUORI LA CONTEMPORANEITÀ E CHE FOSSE CAPITA” – VIDEO


     
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    Paolo Travisi per www.leggo.it

     

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    Lo studio del pianoforte da bambino, la cameretta tappezzata dai poster di David Bowie e l’influenza della musica elettronica dei Chemical Brothers, negli anni in cui il film Trainspotting diventava il manifesto di una generazione. La stessa di Dario Faini, in arte Dardust, uno dei producer più richiesti: collaborazioni da Mahmood a Jovanotti, con molte delle hit in classifica, che riportano il suo nome tra i crediti. Al suo terzo album da solista, sta per iniziare un tour nei club italiani ed europei.

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    Storm and drugs, titolo dell’ultimo progetto, fa pensare al movimento tedesco che ha dato il via al Romanticismo.

    «Esatto, è un gioco sulle parole sturm und drang, tempesta ed impeto. In quel periodo vivevo una tristezza personale e mi sono identificato ne I dolori del giovane Werther di Goethe o nei quadri di Friedrich che disegnava figure di spalle, di fronte a burrasche. Mi sentivo così. E poi c’era il sentimento del sublime, che provoca estasi quando superi una difficoltà, e ti porta al cambiamento, come Mark Renton in Trainspotting».

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    Nel disco c’è tanto della sua storia. La musica come rinascita?

    «Le drugs del titolo, più che gli psicofarmaci, indicano l’elemento magico della musica, la creatività che ti fa ritrovare i colori. Goethe, attraverso il prisma (nome di un brano) aveva scoperto la teoria dei colori, che nascono dall’incontro tra luce ed oscurità».

     

    Il pianoforte che si sposa con la musica elettronica. Un progetto inedito nel nostro paese.

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    «In verità anche per l’estero. Una scena neoclassica con tanto piano e synth, ha contrasti forti che non ci sono in altri progetti. Non c’è una vera e propria categoria, spero sia qualcosa di nuovo».

     

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    Agli inizi, nessuno la voleva, oggi contribuisce al successo di tanti cantanti.

    «Condividere e donare è stato sempre una mia missione. Mi è sempre piaciuto essere al servizio di altri, come un compagno di viaggio. Mi sento un privilegiato e da solista mi ha permesso di sperimentare».

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    La sua musica sarebbe perfetta per il cinema. Ci pensa?

    «Assolutamente e spero che capiti presto. Il mio sogno è quello di fare una colonna sonora a livello internazionale».

     

    Una laurea in psicologia, per il piano B. Quale sarebbe stato?

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    «Il manager, lo psicologo, ma anche l’attore, che ho fatto nei musical».

     

    Tornerebbe a recitare?

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    «Se capitasse. Tra cinema e teatro non saprei, ma rispetto alla mia esperienza, sarei più portato per la prosa».

     

    Sanremo. Com’è stata questa edizione?

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    «Ottima. Ho sentito brani moderni. Da quel palco volevo che uscisse fuori la contemporaneità e che fosse capita».

     

    Dardust sarà live a Roma (Spazio Rossellini) il 27 febbraio e a Milano (Magazzini Generali) il 5 marzo (foto di A. Panichi).

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