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    “I TEDESCHI? DAGLI ANNI '30 È CAMBIATO POCO. SI IDENTIFICANO ANCORA NEL CULTO DI QUELLA MENTALITÀ AUTORITARIA” - L’ARTISTA DISSIDENTE CINESE AI WEIWEI FUGGE DA BERLINO (“A LORO NON PIACCIONO GLI STRANIERI”) E SE NE VA IN GRAN BRETAGNA: “ALMENO GLI INGLESI SONO EDUCATI, MENTRE I TEDESCHI NON HANNO UN FILO DI GENTILEZZA”


     
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    CARLO NICOLATO per Libero Quotidiano

     

    ai weiwei ai weiwei

    «La Germania è intollerante, bigotta e autoritaria» ha detto qualcuno che di certe cose se ne intende. Ricordate Ai Weiwei, l' artista cinese, dissidente e attivista, finito in carcere e poi rilasciato dalle autorità del suo Paese dopo 80 giorni? Lo avevamo lasciato là in Cina e là è rimasto fino a quando nel 2015 non gli hanno restituito il passaporto e quindi la possibilità di andarsene verso lidi più democratici.

     

    Ai Weiwei scelse la Germania dove finalmente si stabilì con la famiglia da esule e artista osannato. Cinque anni dopo però lo ritroviamo a Cambridge, nel cuore dell' Inghilterra, senza barba, solo un accenno, e qualche disillusione in tasca.

    AI WEIWEI AI WEIWEI

     

    Avrebbe potuto scegliere gli Usa, il Canada o l' Australia, ma lui scelse l' Europa e dell' Europa il cuore pulsante economico e, forse, culturale. Scelse Berlino, ma sono bastati quattro anni perché l' illusione si rivelasse pia. «L' Europa era una società moderna e civile che avrebbe dovuto sostenere l' umanesimo, la democrazia, la libertà e i diritti umani» disse lo scorso anno sbattendo la porta di Brandeburgo, «l' Europa potrebbe non essere più Europa, se non un' entità geografica». Si disse che ce l' aveva con i populisti, con «l' ingiustizia sociale derivante dalla storia coloniale o dallo sfruttamento ingiusto dovuto alla globalizzazione e al capitalismo dilagante» affermava disgustato.

    ai weiwei foto di bacco (3) ai weiwei foto di bacco (3)

     

    Ma lasciando la Germania se ne è andato proprio nel Paese dalla storia più coloniale, che ha fatto dello sfruttamento delle colonie la sua ricchezza, l' Inghilterra. Il problema dunque non erano i populisti, ma proprio i crucchi. «Sì è vero, la Gran Bretagna ha avuto le colonie» ha detto un paio di giorni fa al Guardian, «ma almeno gli inglesi sono educati, mentre i tedeschi non hanno un filo di gentilezza».

     

    «Sono stati molto scortesi nelle situazioni quotidiane» rincara la dose l' artista cinese, «a loro non piacciono gli stranieri». E la Brexit?

    Non vedo il problema, dice, «ma se avrò dei problemi vi farò sapere».

     

    ai weiwei turandot ai weiwei turandot

    Per il momento si gode il suo angolo felice nel gotha della cultura british lontano da spettri nazicomunisti: «La Germania è una società molto precisa. La sua gente ama il conforto di essere oppressa. In Cina è lo stesso. Una volta che ci sei abituato può anche essere divertente. Vedere l' efficienza, lo spettacolo, il senso del loro potere che si estende attraverso il condizionamento della mente».

     

    Perché in fondo in Germania «rispetto agli anni '30 hanno cambiato d' abito, ma si identificano ancora nel culto di quella mentalità autoritaria». E se lo dice un cinese...

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