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    MAMMA LI TURCHI - NON BASTAVANO I LIBICI, AD ATTACCARE I NOSTRI PESCHERECCI CI SI METTE ANCHE LA FLOTTA DI ERDOGAN - IERI IL ‘’MICHELE GIACALONE’’ PARTITO DA MAZARA È STATO BERSAGLIATO DA PIETRE, LANCIATE DA ALMENO 10 IMBARCAZIONI TURCHE, E POI SPERONATO - E’ DOVUTA INTERVENIRE UNA FREGATA DELLA MARINA ITALIANA - LO SFOGO DEGLI ARMATORI: ‘’CI DICANO DOVE PESCARE PERCHÉ ORMAI NON SAPPIAMO PIÙ DOVE SPOSTARCI. COSÌ NON POSSIAMO VIVERE’’


     
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    Giovanni Longoni per "Libero quotidiano"

     

    Un nuovo attacco ai pescatori italiani, questa volta ad opera dei turchi nelle acque del Mediterraneo orientale. A farne le spese è stata la nave "Michele Giacalone", di Mazara del Vallo, speronata al largo delle coste cipriote mentre pescava gamberi.

     

    peschereccio michele giacalone 1 peschereccio michele giacalone 1

    (LaP) Il peschereccio Aliseo colpito dai libici. Il Michele Giacalone è stato attaccato ieri dai turchi vicino a Cipro Torna alla mente l' allarme diffuso pochi giorni fa da Coldiretti Impresapesca, in occasione degli scontri fra i nostri marittimi e le motovedette libiche: «una situazione che continua a mettere in pericolo la vita dei pescatori italiani che operano in quella area del Mediterraneo (le acque internazionali al largo della Libia, ndr.) e che si somma, peraltro, alle analoghe pretese avanzate da altri Paesi, dall' Algeria alla Turchia, dalla Croazia alla Francia su altri settori di quello che in passato era il "Mare nostrum", aumentando la confusione sulla delimitazione dei confini».

    michele giacalone 2 michele giacalone 2

     

    LANCI DI PIETRE

    Una frase profetica: ieri il Michele Giacalone, partito da Mazara del Vallo e giunto a est di Cipro, di fronte alla costa siriana, è stato «bersagliato da pietre lanciate da almeno 10 piccole imbarcazioni turche» e poi «speronato», come denunciato dall' armatore Luciano Giacalone.

     

    nave margottini nave margottini

    «Erano già accaduti episodi simili», continua l' imprenditore siciliano, «ma mai di questa portata. Il peschereccio si trovava in quell' area, in acque internazionali dopo che il 3 maggio scorso aveva subito un tentativo di abbordaggio da parte dei libici».

     

    Sul posto sono intervenute la fregata della Marina Militare Italiana Margottini - in attività di pattugliamento nel dispositivo Nato "Sea Guardian" - che ha fatto decollare il proprio elicottero e una motovedetta turca per riportare la situazione alla normalità.

     

    L' imbarcazione turca ha convinto le barche dei connazionali ad andarsene.

     

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    Nave Margottini ha quindi contattato i pescherecci italiani, inducendoli ad allontanarsi per precauzione, e i marittimi hanno comunicato l' intenzione di ricongiungersi a un altro gruppo di motopesca nazionali operanti 6 miglia più ad ovest. I danni riportati dal Michele Giacalone sarebebro di lieve entità.

     

    Il pesce non è l' unico tema di scontro fra Italia e Turchia in quell' area. L' Eni ed Ankara sono in competizione per i giacimenti petroliferi al largo di Cipro e nel 2018 la marina da guerra di Erdogan ha bloccato la Saipem 7000, che eseguiva ricerche petrolifere.

    michele giacalone michele giacalone

     

    «Ci dicano dove pescare perché ormai non sappiamo più dove spostarci. Siamo pronti ad andare a Roma e consegnare le nostre licenze perché così non possiamo vivere». È il duro sfogo di Leonardo Gancitano, armatore dell' Antartide, il peschereccio della marineria di Mazara del Vallo sequestrato lo scorso primo settembre per oltre 100 giorni dagli uomini del generale Haftar.

     

    A distanza di pochi giorni dal caso del motopesca Aliseo raggiunto da colpi d' arma da fuoco sparati da una motovedetta libica.

     

    Peschereccio italiano Peschereccio italiano

     «Siamo stanchi - aggiunge Gancitano -. Lo Stato non ci tutela, ci viene solo detto di lasciare quelle zone ma si tratta di acque internazionali. Così, mentre i nostri pescherecci sono ammassati in un fazzoletto di mare, mettendo a rischio le stesse risorse ittiche, quelli degli altri Stati si spingono sino a 11 miglia da Lampedusa. Vengono a farci la concorrenza senza avere, però, i nostri stessi costi per la manodopera, le tasse e persino gasolio. Lavorano senza segnaletica e senza luci, sono un pericolo per le nostre barche, pescano nelle loro acque e nelle nostre e poi vendono il loro pesce da noi, spacciandolo per gambero rosso di Mazara. È una situazione insostenibile».

     

    MEGLIO LA TUNISIA

    motopesca aliseo motopesca aliseo

    Per Gancitano non c' è in Italia «alcuna tutela del settore». «Mentre in Tunisia lo Stato dà i contributi per la costruzione di barche innovative, da noi i pescherecci sono vecchi di 20 anni. La flotta di Mazara del Vallo è passata dai 400 motopesca di due decenni fa agli 80 di adesso. Nessuno vuole più fare il pescatore anche perché non si può rischiare la vita per pochi spiccioli. Chiediamo solo di poter lavorare senza subire gli attacchi degli altri Paesi. Il Governo italiano si faccia sentire».

     

    Il precedente tentativo di abbordaggio del Michele Giacalone, quello da parte dei libici, era avvenuto il 3 maggio a circa 40 miglia di Bengasi.

     

    perschereccio antartide perschereccio antartide

    L' imbarcazione procedeva insieme con altri 8 pescherecci tra i quali c' era l' Aliseo, qualche giorno dopo mitragliato da 35 miglia da Misurata. Secondo il racconto del comandante, i libici avevano prima sparato colpi in aria e poi uno di loro era salito a bordo del Michele Giacalone.

     

    Al sopraggiungere della fregata italiana Alpino, il miliziano ha lasciato il peschereccio e il tentativo di abbordaggio si è concluso. Non però le disavventure della nave e dei suoi occupanti, attesi dalle pietre turche.

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