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    NONNA SEXY - EDWIGE FENECH: “QUEL GRAN PEZZO DELL’UBALDA, TUTTA NUDA TUTTA CALDA" MI MANDAVA AL MANICOMIO. MI VERGOGNAVO, NON SONO ANDATA NEANCHE ALLA PRIMA. POI ANNI DOPO VELTRONI NE PARLÒ BENE''


     
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    Silvia Fumarola per “la Repubblica”

     

    Erre arrotata e una dose di autoironia non comune nelle donne che diventano sogni erotici, Edwige Fenech si racconta senza rimpianti. Dalle commedie sexy («le più pulite del cinema: le attrici si facevano una doccia dopo l’altra», parola di Lino Banfi) all’esperienza come produttrice, ha amministrato la sua carriera con giudizio. Dopo il grande successo ha detto tanti no.

     

    Dall’8 ottobre torna in tv su RaiUno conÈ arrivata la felicità , la nuova serie di Riccardo Milani, scritta da Ivan Cotroneo, Stefano Bises e Monica Rametta (produce Publispei con RaiFiction, stesso gruppo di Tutti pazzi per amore ), che racconta l’incontro di Angelica (Claudia Pandolfi) e Orlando (Claudio Santamaria) romani provenienti da ambienti diversi e delle loro famiglie. Una fotografia sentimentale dell’Italia in cui la Fenech è la mamma di Santamaria. «Mi ha convinto Milani, un amico, girò La omicidi , serie che ho prodotto e a cui sono legatissima ».

     

    Edwige, questa mamma che tipo è?

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    «Una donna all’avanguardia. Femminista, ecologista, vegetariana, che combatte per i diritti degli omosessuali. Però quando succede qualcosa a casa sua non è così aperta. Ha un carattere fumantino. Ne fa le spese il marito, Massimo Wertmuller, uomo che lei ama moltissimo ma che costringe a seguire il suo stile di vita».

     

    Anche lei è così?

    FENECH QUEL GRAN PEZZO UBALDA FENECH QUEL GRAN PEZZO UBALDA

    «No, però anch’io ho un amore sviscerato per la famiglia e ho un figlio. È sposato e dico sempre che di figli ne ho due, perché considero sua moglie un’altra figlia. Sono nonna di una bambina di tre anni, è la mia felicità: Edwin fa il manager a New York, prima viveva in Cina. Corro da un aereo all’altro. Essere nonne è bello, le donne non devono avere paura dell’età».

     

    Come si amministra la bellezza?

    «La cosa migliore è non pensarci mai, se no ti viene l’esaurimento nervoso. Se ci pensi tutto il tempo, diventi narcisista, egoista, tutto quello che un essere umano non deve essere. A trent’anni fai i ruoli della bella, ma dopo? Sono diventata produttore per dimostrare cosa sapevo fare.

     

    Mi sono fatta scrivere da Toscano e Marotta le storie ( Delitti privati, Alta società, Il coraggio di Anna ), ho chiamato Capitani alla regia. Oggi sono quella che alla mia età si definisce “ una bella signora” e va bene così. Da ragazza ero piena di complessi, tutta questa bellezza non la vedevo».

     

    Oddio, no, non dica così anche lei.

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    «Ma è vero, per me erano belle le altre: nessuno mi trovava interessante. Mi vedevo in modo diverso rispetto a come mi vedevano gli altri. Tante colleghe hanno fatto film impegnati, e la loro carriera è finita presto. Io, dopo aver dimostrato a me stessa e agli altri che sapevo fare questo mestiere, ho capito che ammiravo molto gli attori.

     

    E visto che avevo un certo gusto, mi piaceva trovare buoni soggetti, mi sono messa a fare il produttore: Commesse fu una scommessa. Quando la proposi in Rai mi dissero che le serie con le donne non funzionavano…. Hanno continuato a offrirmi ruoli ma ormai facevo un altro lavoro, non m’interessava più».

     

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    Molte attrici bellissime delle commedie sexy si sono perse, come Laura Antonelli. Perché?

    «Non la conoscevo bene, ma Laura ha vissuto un periodo straordinario, ha lavorato anche con Bolognini, Visconti. Ho sofferto molto quando è morta. Hanno scritto che era fragile, non lo so. Credo che cosa peggiore sia la solitudine, tante hanno avuto vicino persone che non avrebbero mai dovuto ascoltare. Anch’io ho preso batoste tremende, se sei carina e famosa non vieni risparmiata, tutto si paga, ma io avevo un carattere forte, dipende tutto da quello. Il carattere è il tuo destino».

     

    Si è mai pentita dei film che ha girato?

    «Se li rinnegassi rinnegherei me stessa. Naturalmente non rifarei tutto quello che ho fatto, oggi è facile dirlo, all’epoca avevo bisogno di lavorare, avevo un figlio. Tanti film sono anche felice di averli girati, ma ho molto litigato per i titoli: Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda mi mandava al manicomio. Mi vergognavo, non sono andata neanche alla prima.

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    Poi anni dopo Veltroni nella sua recensione ne parlò bene. Una sera mi sono seduta da sola davanti alla tv e ho visto l’Ubalda; c’erano scene di nudo, ma niente di volgare. Non ho mai venduto il mio corpo né la mia anima. Certo se avessi potuto girare film con Kubrick li avrei fatti ma nessuno si ricorderebbe di me. Però a Cannes con Sono fotogenico di Dino Risi il pubblico ha applaudito per venti minuti. Io e Pozzetto non ce lo scorderemo mai».

     

    Ha rimpianti?

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    «Per due volte mi proposero di lavorare in America. La prima avevo vent’anni, non potevo far venire i miei genitori, ero pagata come un’impiegata degli studios. Tra i progetti c’erano due film con Clint Eastwood e Fiore di cactus , il ruolo che fu affidato a Goldie Hawn. Chissà se sarei mai arrivata a girarli… Non ci ho più pensato. Il giorno in cui prendi una decisione mai voltarsi indietro».

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