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    “ERO MIRKO DI “KISS ME LICIA”, MOLLAI E PERSI TUTTO” – ALZI LA MANO CHI SI RICORDA PASQUALE FINICELLI, IL MIRKO DEL PRIMO TELEFILM ITALIANO TRATTO DA UN CARTONE ANIMATO: 40 ANNI FA FU TRAVOLTO DAL SUCCESSO, ORA FA L’AUTISTA PER I MANAGER – “ALL’EPOCA NON POTEVAMO PIÙ FARE LA VITA DEI VENTENNI, USCIRE ERA DIVENTATO IMPOSSIBILE. LE RAGAZZINE URLAVANO E CI TIRAVANO I CAPELLI” – POI ARRIVA LA MANIA DI CAMBIARE: “HO FATTO UN INCONTRO SBAGLIATO CON UN AGENTE. MI HA PROMESSO SANREMO E ALTRI GRANDI PALCHI E…” - VIDEO


     
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    Estratto dell’articolo di Clarissa Domenicucci per “Specchio – La Stampa”

     

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    La testa giallorossa con la quale divenne famoso è ancora oggi, 40 anni dopo, richiestissima tra le parrucche di Carnevale. Peccato che Pasquale Finicelli non indossò una parrucca bicolor per entrare nei panni di Mirko, il cantante dei Bee Hive di Kiss me Licia, ma dovette decolorare i lunghi capelli «che per un errore del parrucchiere uscirono giallo posticcio, non dovevano essere così. Li odiavo», racconta l’ex attore sessantunenne.

     

    Finicelli aveva 22 anni quando divenne per tutti Mirko, al fianco di una giovane Cristina D’Avena nel primo telefilm italiano tratto da un cartone animato: Kiss me Licia. Un anime che in Giappone non aveva riscosso grande successo, a differenza dell’Italia, dove esplose la moda tanto che Fininvest volle realizzarne il sequel con protagonisti in carne e ossa.

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    […] La sigla diventa un tormentone, è il 1986 quando per volere di Alessandra Valeri Manera, responsabile Fininvest della fascia ragazzi, debutta il primo live action Love me Licia e con uno scontro casuale sboccia un amore di cui un’intera generazione diventa testimone.  […] «Piacevamo ai bambini ma anche a nonni e genitori, dicevano che per colpa nostra non potevano più guardare il tg perché andavamo in onda alle venti» ricorda Finicelli. Seguirono le serie Licia dolce Licia, Teneramente Licia e Balliamo e cantiamo con Licia, con grande seguito di pubblico.

     

    Oggi Finicelli lavora a Milano come autista e uomo di fiducia di manager d’azienda, ama da 29 anni la sua compagna e vive una vita serena segnata da squarci di grande popolarità: «La gente ancora mi riconosce e mi chiede foto, io mi vergogno un po’ però è eccezionale che ancora si ricordino di me». Napoletano, lavora come modello fin da giovanissimo poi in cerca di occasioni arriva a Milano: al posto giusto nel momento giusto.

     

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    «Avevo portato delle foto nell’agenzia di Giancarlo Caremoli, mentre lasciavo l’ufficio lui mi richiama: a Italia 1 cercano uno come te, corri a Cologno che stanno facendo i provini. Io venivo da Napoli, non avevo idea di dove fosse Cologno, fermai un motociclista e lo pregai di portarmi», racconta. Tre giorni dopo squilla il telefono e la vita cambia. «Chiamai mamma a Napoli. Ce l’ho fatta, mi vedrai tutti in giorni in televisione e vi passerò ogni mese questo tot. Che gioia poterlo dire».

     

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    Ai tempi di Kiss me Licia convive col tastierista dei Bee Hive Satomi (Sebastian Harrison), amico di una vita: «Stavamo sempre insieme. Non potevamo più fare la vita dei ventenni, uscire era diventato impossibile; le ragazzine urlavano e ci tiravano i capelli. Una sera ce la facemmo di corsa Duomo-San Babila per scappare dai fan». Poi che succede? «Che fino a quel momento ero stato fortunato, credevo fosse tutto facile e mi è venuta voglia di fare altro. Già alla fine della seconda serie volevo mollare ma la produzione mi convinse a girare la terza e la quarta stagione».

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    Poi Pasquale fa un incontro «sbagliato, con un agente che asseconda la mia smania di cambiare, mi promette Sanremo e altri grandi palchi e io mi convinco a mollare, sbagliando, perché ho perso tutto». Trascorsi due anni e zero occasioni capisce di aver perso per sempre il treno, che è ora di metterci una pietra sopra, si rimbocca le maniche e riparte, prima come responsabile alla sicurezza, poi nell’allestimento di eventi: «E tu che ci fai qui?» gli chiede la gente che lo riconosce. «Guagliò, è la vita!» risponde lui per il quale conta solo prenderla con filosofia. «Devo ringraziare la mia famiglia se sono riuscito ad affrontare quella delusione. Ero giovane, avrei potuto deprimermi, invece avevo chiare le cose importanti e sono ripartito senza vergogna, sempre col sorriso». Questo è il suo motto.

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