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    IL MISTERO DI ALESSIO VINCI, TROVATO SENZA VITA UN CANTIERE A PARIGI: SI SAREBBE LASCIATO CADERE DA UNA GRU, L’ULTIMO MESSAGGIO AL NONNO – AVEVA 18 ANNI, DI VENTIMIGLIA, STUDIAVA INGEGNERIA AEROSPAZIALE A TORINO…


     
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    PAOLO ISAIA per la Stampa

     

     

    alessio vinci alessio vinci

    «Sei stato il nonno migliore, un grande esempio». Sembra trovare conferma in questa breve frase inviata con il cellulare al nonno Enzo la volontà di togliersi la vita di Alessio Vinci, lo studente ventimigliese di 18 anni il cui corpo è stato ritrovato venerdì sera dalla polizia in un cantiere di Parigi. Alessio si sarebbe lasciato cadere nel vuoto da una gru: gli investigatori francesi stanno esaminando le telecamere di sorveglianza della zona per ricostruire le ultime ore del ragazzo, così come la memoria del suo telefonino, anche per capire con chi abbia avuto contatti prima della tragedia.

     

     

    La notizia della morte di Alessio Vinci è stata comunicata alla famiglia sabato dalla polizia francese: gli agenti hanno risposto proprio a una chiamata del nonno Enzo, con il quale Alessio viveva fin da piccolo, dopo la prematura scomparsa della madre, quando aveva solamente 5 anni. «Ma non sappiamo nulla di più - ha detto ieri lo zio Vincenzo Vinci - ci hanno solo detto di non partire per Parigi perché non ci farebbero vedere il corpo, devono prima eseguire l’autopsia». Probabilmente, oggi o domani.

     

    Il nonno, sconvolto, si è chiuso nel dolore per la morte del nipote. Alla polizia di Ventimiglia, che segue gli sviluppi delle indagini dei colleghi francesi, ha spiegato di non essere stato messo a conoscenza del viaggio del nipote nella capitale francese, un mistero che sempre ieri potrebbe avere trovato una spiegazione plausibile. Il diciottenne frequentava il primo anno alla facoltà di Ingegneria aerospaziale del Politecnico di Torino; aveva conseguito la maturità lo scorso giugno al liceo Scientifico Aprosio della città di confine con il massimo dei voti e un anno di anticipo, dopo avere frequentato due anni in uno.

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    E, a febbraio, si sarebbe trasferito a Parigi per proseguire gli studi con il progetto Erasmus. Forse, era andato nella capitale francese per cercare casa, o prendere contatto con la città e l’università. Un passo avanti verso un futuro che sognava e per il quale aveva lavorato duramente, affrontando le enormi difficoltà che la vita gli aveva messo davanti, non solo grazie al nonno e ad altri familiari, ma anche ai tanti amici e agli insegnanti che gli sono stati vicini lungo il suo percorso. Proprio per questa sua forza, da tutti riconosciuta, la tragedia avvenuta venerdì sera appare inspiegabile, come il fatto che non avesse voluto dire all’uomo che lo aveva cresciuto e al quale era attaccatissimo, come dimostra il contenuto dell’ultimo messaggio, di essere andato a Parigi, e non a Torino, come gli aveva detto.

     

    Nelle prossime ore, forse, si saprà qualcosa di più.

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