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    DI MAIO IN PEGGIO – LA RITORSIONE FASCISTA DI GIGGETTO: VIA LA PUBBLICITA’ DAI GIORNALI DELLE PARTECIPATE DELLO STATO (ENI, ENEL, ETC.) – ''MOLTO SPESSO NON SI SA SE COMPRANO QUELLE INSERZIONI PER FARE PUBBLICITÀ AL BRAND O PER FARE UN FAVORE AI GIORNALI, TENENDO COSÌ IN VITA GRUPPI EDITORIALI CHE ALTRIMENTI NON RIUSCIREBBERO A SOPRAVVIVERE’’ - LA DURA REPLICA DI EZIO MAURO: “NON TUTTO SI COMPRA E SI VENDE”


     
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    Ezio Mauro per la Repubblica - Estratto

     

    LUIGI DI MAIO AL CAIRO LUIGI DI MAIO AL CAIRO

    «Il governo rivendica il diritto di poter gestire le partecipate in maniera etica - dice il vicepremier Di Maio - e tutelando i soldi delle tasse dei cittadini». Magnifico.

    Il nuovo ministro dell' Etica della Nazione ieri ha annunciato che il governo darà l' ordine alle società partecipate dallo Stato di non fare più pubblicità sui giornali.

     

    EZIO MAURO sito EZIO MAURO sito

    Una chiara misura di ritorsione per quelle poche fonti di informazione che le forze di governo non controllano direttamente o indirettamente, ora che gli imprenditori fanno la fila nel bacio della pantofola al nuovo potere, mentre la Rai si è allineata, foglia al vento come sempre insieme con le altre tv.

     

    Per i giornali, si rassicuri il ministro, non cambierà nulla: per grillini e leghisti le parole confuse di Di Maio dimostrano invece che qualcosa sta cambiando dopo queste settimane difficili, soprattutto nel profondo del sistema nervoso giallo-verde, e questo è ciò che conta.

    Proviamo a capire.

     

    LUIGI DI MAIO DECRETO DIGNITA LUIGI DI MAIO DECRETO DIGNITA

    «Il governo rivendica il diritto di poter gestire le partecipate in maniera etica - dice il vicepremier Di Maio - e tutelando i soldi delle tasse dei cittadini». Magnifico. Uno pensa che la gestione etica per un' azienda con la partecipazione dello Stato - magniloquenza a parte - significhi prima di tutto creare valore e fare profitto nella trasparenza, poi produrre lavoro, occupazione e innovazione nel rispetto delle regole, delle leggi e dell' ambiente, rispondendo agli azionisti e al mercato.

     

    No, invece. Nella nuova era non basta. Troppo facile. Perché manca il nemico, il nuovo totem che deve accompagnare ogni azione e ogni proclama del governo.

    Anzi, a ben vedere il cambiamento consiste proprio in questo: nel cominciare ogni atto politico con l' individuazione di un nemico, su cui indirizzare gli istinti del popolo per convogliare tutte le frustrazioni e i rancori verso un capro espiatorio esterno, già individuato in partenza.

    LUIGI DI MAIO E LA MISTERIOSA RAGAZZA IN BARCA A CAPRI LUIGI DI MAIO E LA MISTERIOSA RAGAZZA IN BARCA A CAPRI

     

    Meglio se appartenente alla cosiddetta élite, alla vecchia classe dirigente. In questo caso, chi più adatto dei giornali? Rappresentano, con tutti i loro difetti, un mondo che sa leggere e sa scrivere, e va persino al di là dei 140 caratteri di insulti rovesciati sui social, il nuovo parlamento ideale di Salvini e Casaleggio.

     

    Dunque Di Maio spiega che le aziende partecipate dovranno « smetterla di fare tutta questa pubblicità sui giornali perché molto spesso non si sa se comprano quelle inserzioni per fare pubblicità al brand o per fare un favore ai giornali», tenendo così in vita gruppi editoriali «che altrimenti non riuscirebbero a sopravvivere ».

     

    Ora, per fortuna la sopravvivenza dei giornali non dipende da Di Maio, né dalla pubblicità delle aziende che il governo influenza, ma dal rapporto con i lettori e con il mercato. Ma va pur detto che nel mondo occidentale nel quale per ora viviamo, la vitalità dei giornali è comunque considerata un indice di democrazia e di civismo.

     

    DI MAIO SCORTA DI MAIO SCORTA

    Nel mondo a parte di Di Maio, i giornali sono invece dei nemici, degli intrusi, dei clandestini, dei parassiti, da additare alle aziende perché si conformino al diktat del governo come avviene nelle demokrature, provando a tagliar loro i viveri: «Smettetela».

     

    Addomesticata la Rai, comprati gli imprenditori con un semi-condono, il vicepremier sogna dunque al primo scricchiolar di sondaggi un mondo senza giornali, dominato dalle prediche impartite ai seguaci dal pulpito dei social. Magari rivaleggiando con Salvini per arrivare primi a trasformare una tragedia in un hashtag, seguendo un algoritmo per sostituire un ragionamento con una battuta, con un unico obiettivo: vestire i panni del governo con i modi, i toni, la cultura e il linguaggio dell' opposizione.

     

    Una contraddizione politico- istituzionale che prima o poi scoppierà. La questione è semplice: i giornali per loro natura raccontano le contraddizioni dei governi, i social le rilanciano.

    LUIGI DI MAIO LUIGI DI MAIO

     

    Non potendo neutralizzare le sue contraddizioni, il governo prova a neutralizzare goffamente i giornali, convinto che tutto si compri e si venda. Non si illuda, Di Maio, i quotidiani andranno avanti a parlare ai loro lettori, attraverso le loro edizioni di carta e sul web.

     

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