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    PAROLA DI SCERIFFO: “IL PD A ROMA E’ UN PARTITO DI MERDA” - LA NUOVA INCHIESTA DELLA GDF SU DE LUCA: “UN COMITATO POLITICO AFFARISTICO” A SALERNO AVEVA NEL MIRINO APPALTI MILIONARI


     
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    Conchita Sannino per “la Repubblica

    Il Pd a Roma? «Un partito di merda». Oppure: «Se non mi rompono il cazzo, chiudiamo per la metropolitana e l’aeroporto». Così nel maggio del 2013 un sempre più tonico viceministro alle Infrastrutture Vincenzo De Luca, oggi governatore della Campania, festeggiava il suo ingresso nel governo. Così si confidava con suo figlio Piero: uno dei due eredi tuttora saldamente lanciato in politica.

     

    vincenzo de luca piazza della liberta salerno vincenzo de luca piazza della liberta salerno

    Sono solo alcune delle “perle” che emergono dagli atti della Procura di Salerno che vedono De Luca indagato per falso in atto pubblico - con altre 25 persone, per frode, turbata libertà degli incanti, peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla variante da 8 milioni per piazza della Libertà, a Salerno. Un comitato «politico- affaristico», scrivono gli investigatori della Tributaria della Guardia di Finanza della città costiera.

     

    Di più: «un’organizzazione che agisce sotto una regia politica» e «tende ad orientare i propri interessi verso la gestione degli appalti e degli affidamenti per la costruzione delle più importanti opere pubbliche, uti dominus». Come se fosse di loro proprietà. Ecco cos’era il modello Salerno, filtrato dal lavoro dei pm Antonio Cantarella e Guglielmo Valenti.

    vincenzo de luca piazza della liberta salerno vincenzo de luca piazza della liberta salerno

     

    Il 9 maggio 2013, De Luca, riferisce a voce «a suo figlio Piero qualcosa che gli sarebbe stata richiesto - scrivono gli inquirenti - la seguente frase che potrebbe essergli stata rivolta: “Pensa a dare i soldi”. La replica di Piero, pur non risultando comprensibile, è sintomatica di un’espressione di meraviglia» e De Luca reagisce: «Ah no, è un bordello a Roma. Partito di merda».

     

    FULVIO BONAVITACOLA E VINCENZO DE LUCA FULVIO BONAVITACOLA E VINCENZO DE LUCA

    Tra le carte, intercettazioni che proverebbero i brogli alle “parlamentarie” del dicembre 2012, nel salernitano e che avrebbero favorito, con oltre 250 voti taroccati, Fulvio Bonavitacola, già deputato e oggi vice presidente della giunta regionale. Il piano viene offerto da Enrico Esposito, indagato, che i pm ritengono «amministratore di fatto della società Esa» coinvolta nella variante sotto accusa, a Nello Mastursi, ex braccio destro di De Luca poi travolto dall’inchiesta sulla sentenza della “Severino” truccata.

     

    Agli atti è scritto che Esposito propone a Mastursi il progetto di truccare almeno 700 schede, «200 delle quali» andrebbero a Bonavitacola». A quel punto, si legge, «la replica di Mastursi è perentoria: non solo approva la proposta, ma ordina che venisse garantito per Bonavitacola un numero di voti superiore ».Ecco Mastursi intercettato: «Enrico, dici così: ho parlato con Nello, ma dobbiamo far salire a Fulvio. Punto».

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    Un 2012 teso anche per il congresso e lo scontro Bersani-Renzi. I pm scrivono che De Luca, all’epoca col leader, avrebbe «organizzato una riunione per arginare l’ascesa di Renzi». Agli atti, colloqui cordiali tra De Luca e il prefetto Gerarda Pantalone. «Senti, Vincenzo, io poi domani mi vedo con l’Avvocato dello Stato per quella cosa». Secondo la Finanza, potrebbe riferirsi ad approfondimenti «sulla vicenda della interdittiva antimafia per la Esa». Interdittiva che poi arriverà.

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