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    PASTICCE-RAI – GLI UFFICI LEGISLATIVI DI RAI E TESORO DEVONO RISOLVERE IL CASINO DEI 4 CONSIGLIERI PENSIONATI – PER GASPARRI IL PARLAMENTO È SOVRANO NELLE NOMINE E LA RIFORMA MADIA NON SI APPLICA ALLE SCELTE DELLA VIGILANZA RAI – GRAMELLINI: "DILETTANTI ALLO SBARAGLIO"


     
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    1.QUEI CONSIGLIERI PENSIONATI E IL REBUS DEGLI STIPENDI

    Paolo Conti per il “Corriere della Sera

    Guelfo Guelfi Guelfo Guelfi

     

    Guelfo Guelfi, neo consigliere Rai in quota Pd, poco prima di collegarsi telefonicamente da Firenze con Roma con la prima riunione del Consiglio convocata per eleggere Monica Maggioni presidente, se la cava con una rapida battuta: «Ma sì, vorrà dire che verserò la mia pensione nelle casse della Rai…». 


    Ironia tipicamente toscana, ben nota al suo vecchio amico Matteo Renzi, niente di più. Passerà sicuramente alla storia della Tv pubblica come il «Consiglio di amministrazione dei pensionati». Non che in passato non ci siano stati consiglieri «in quiescenza». Ma per la prima volta Arturo Diaconale, Carlo Freccero, Guelfo Guelfi e Giancarlo Mazzuca devono fare i conti (è il caso di dirlo, visto che c’è di mezzo anche il compenso) con la legge 114/2014 che di fatto vieta, nel nome del ricambio generazionale, a chi è in pensione di assumere incarichi nelle società controllate dallo Stato.

     

    Ieri mattina presto ha provveduto L’Unità ad amareggiare il risveglio del nuovo Consiglio di amministrazione. L’articolo 6 della legge parla chiaro: niente «incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni» nelle società controllate dallo Stato a chi è in pensione. 

    carlo freccero servizio pubblico carlo freccero servizio pubblico


    Il nodo è stato esaminato ieri mattina dagli uffici legislativi del ministero del Tesoro e della Rai. E subito qualcuno ha tirato in ballo la legge Madia che consente quel tipo di incarichi «a titolo gratuito e per un anno ma non prorogabile né rinnovabile». 

    stefania orlando e carlo freccero stefania orlando e carlo freccero


    Immediata la reazione di Carlo Freccero, consapevole di ritrovarsi su un palcoscenico mediatico: «Non solo gratis, pur di fare un dispetto a Renzi lavorerei anche in catene. Sono pronto al sacrificio, anche frustato oltre che gratis. Insomma lavorerò gratuitamente e in più a qualunque condizione, nello spirito del Movimento 5 Stelle e dei compagni di antica memoria con il gusto di fare un dispiacere alla Madia e al premier». 

    marianna madia napolitano marianna madia napolitano


    Tra i consiglieri pensionati circola anche una nota riservata partita dagli uffici dell’Ordine dei giornalisti in cui si sostiene che la norma prevista dalla legge 114/2014 non sarebbe applicabile alla Rai poiché la Tv pubblica non è inserita nell’elenco Istat delle istituzioni che rientrano nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione. Ovvero la Rai sarebbe, sì, un’azienda controllata dallo Stato ma non riguarderebbe il conto economico consolidato. E in effetti basta scorrere l’elenco pubblicato sul sito dell’Istat per scoprire che la Rai non appare. 

    maurizio gasparri maurizio gasparri


    Ma la polemica politica non si placa. Per Maurizio Gasparri, Forza Italia (titolare della legge con cui è stato nominato il Consiglio di amministrazione) la norma è «irrilevante, non consistente perché il Parlamento è sovrano». Cioè secondo Gasparri non si tratterebbe di una nomina decisa da un singolo ufficio ma, appunto, dal Parlamento: cosa diversa da un contratto da dipendente. Invece per il senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro, si tratta di «una situazione oggettivamente incompatibile con una corretta gestione manageriale». 


    Il nodo si scioglierà con ogni probabilità entro la fine della settimana, anche per assicurare la piena operatività del Consiglio di amministrazione. Quella, sì, indispensabile. 


     

    2.PENSIONE RAIUCCIA

    Massimo Gramellini per “la Stampa

     

    briatore twitta foto di gramellini briatore twitta foto di gramellini

    Un buon modo per tacitare i gufi sarebbe quello di non combinare pasticci. Il nuovo corso del merito e della competenza è riuscito a battezzare un governo triennale della Rai dove quattro consiglieri su sette potranno restare in carica per un anno solo e per giunta a titolo gratuito, in ossequio a una legge approvata nelle stesse ore.


    Con la mano sinistra ti nomino per un periodo piuttosto lungo e con la destra voto una norma che riduce il tuo incarico ad atto di fugace testimonianza. Il capolavoro che le truppe scelte (da Renzi) hanno appena confezionato verrà probabilmente studiato nei manuali di alta strategia, oltre che in quelli di satira. Cerchiamo di spiegarlo ai lettori, ma soprattutto a chi lo ha perpetrato e ora, con grave sprezzo del ridicolo, pensa di capovolgerlo con una leggina ad hoc.

     

    Giancarlo Mazzuca Giancarlo Mazzuca

    Nel nuovo consiglio d’amministrazione della tv pubblica sono stati inseriti quattro pensionati: Guelfi, Mazzuca, Diaconale e il sommo Freccero. Fin qui nulla di male. Con l’età media che avanza, la rinuncia all’esperienza dei diversamente giovani sarebbe uno spreco inaccettabile. Però gli stessi illuminati rappresentanti del popolo che hanno eletto i quattro ragazzacci hanno poi votato, quasi in simultanea, una legge sulla pubblica amministrazione che consente ai dipendenti in pensione di esercitare incarichi dirigenziali solo gratuitamente «per una durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile». 

    arturo diaconale arturo diaconale


    Gli ottimisti vedranno nella curiosa concomitanza una prova ulteriore del genio renziano: non solo i consiglieri della Rai lavoreranno senza alcun esborso per l’erario, ma tra un anno si auto-rottameranno gioiosamente per lasciare il posto ad altri pensionati, garantendo un ricambio a costo zero. I musi lunghi, costituzionalmente condannati al piagnisteo, hanno invece già azzardato l’ipotesi che si tratti di una figura meschina o, per rimanere in tema televisivo, della riedizione politica della «Corrida». Sottotitolo: dilettanti allo sbaraglio. 

     

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