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    SESTO SENSO - VOLETE SAPERE PERCHE' DOPO 70 ANNI LA SINISTRA HA PERSO A SESTO SAN GIOVANNI, EX STALINGRADO D’ITALIA? PER LA VOLONTA' DELLA GIUNTA DI CENTROSINISTRA DI COSTRUIRE UNA MOSCHEA CON I FINANZIAMENTI DEL QATAR! - E IL CLIMA E' DIVENTATO ANCORA PIU' ROVENTE DOPO L'UCCISIONE DEL TERRORISTA DI BERLINO, ANIS AMRI


     
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    Paolo Berizzi per “la Repubblica”

    ROBERTO DI STEFANO ROBERTO DI STEFANO

     

    Settant' anni di governo posson bastare o è solo uno scherzo? La prima, pare. Come evidentemente ha funzionato lo spauracchio della Mecca d' Italia, o la più grande del Nord, tema molto propagandistico: e infatti il centrodestra ci ha fatto trequarti di campagna. Sesto la "rossa", la fu Stalingrado d' Italia, Sestograd. Adesso è "Sesto senso", come recita la battuta dei Giovani Padani che, tra un «chi non salta comunista è-è!» e l' altro, girava domenica notte nel quartier generale di Roberto Di Stefano, primo sindaco non di sinistra dal dopoguerra.

     

    Dal color vermiglio di Palmiro Togliatti a un mélange azzurro-verde con dentro il bianco del civismo, il fatto è che a Sesto San Giovanni davvero la storia è stata riscritta. «Per come è messa la sinistra, prima o poi doveva succedere.

     

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    Anche qui». Al mercato di via Forlì il giorno dopo tira un' aria da fine impero. Da quarant' anni la signora Iole sbarra con la matita tutto ciò che è rosso. «Nella vita se non sai rinnovarti tutto finisce. Speriamo ci serva da lezione ». Ci sono voluti 72 anni. Il Pci ha cambiato nome tre volte (Pds, Ds e Pd), e alla fine la sua città simbolo, la fortezza, ha ceduto. Sesto è il risultato più clamoroso di un filotto dove la destra ha conquistato anche Como, Lodi, Monza, oltre ad altri Comuni dell' hinterland (Garbagnate, Legnano, Magenta, Senago).

     

    «Un' impresa storica - esulta Roberto Di Stefano galvanizzato da una telefonata di Silvio Berlusconi - Abbiamo vinto perché abbiamo parlato alla gente, perché non stiamo chiusi nei palazzi. La chiave del successo? Il centrodestra unito e aperto al civismo».

     

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    Già, il civismo. Una formula magica che, dopo la scoppola, fa stringere le spalle a tanti a sinistra. Sentite il già sindaco dem Filippo Penati, che qui, politicamente, è stato, nel bene e nel male, un protagonista: «Hanno vinto loro perché hanno capito che il civismo era determinante. Se al primo turno il 24% degli elettori vota per l' offerta civica, è un segnale che non puoi non cogliere».

     

    Fi, Lega e Fdi l' hanno talmente colto che per il ballottaggio hanno eseguito la mossa a cui qualsiasi ciclista avrebbe puntato: farsi portare l' acqua dal gregario più fresco. A Sesto quasi tutti lo indicano come il vero uomo della svolta: Gianpaolo Caponi. È il patron della lista civica che al primo turno aveva messo in cascina un notevole 24,2 per cento. Su quella "dote" bisognava posare le mani, e Di Stefano ci è riuscito. Dall' alto del 58,63% di voti (contro il 41,37 della sindaca uscente Pd Monica Chittò), ragiona: «C' era voglia di cambiamento dopo l' immobilismo degli ultimi cinque anni. Abbiamo fatto una campagna elettorale con al centro i cittadini».

     

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    Provate a dimenticare dove siamo: la Stalingrado d' Italia, la città operaia medaglia d' oro per la Resistenza. Fate finta di non ricordare che negli anni '50 a Sesto il Pci aveva 16mila iscritti, cioè un abitante su due, e che persino nel '94, anno della discesa in politica di Silvio Berlusconi, l' ex città delle industrie siderurgiche aveva saputo resistere all' onda azzurra. Beffe a parte - il neosindaco prima di diventare assicuratore è stato un operaio della Pirelli - la sostanza è un' altra: a Sesto ha vinto la voglia di sicurezza. Si torna al tema caldo della Mecca.

     

    «C' è stato un clima di odio legato alla questione migranti » - dice Monica Chittò che accusa il centrodestra di avere soffiato sulle paure dei sestesi.

    moschea che voleva costruire ex sindaco sesto san giovanni moschea che voleva costruire ex sindaco sesto san giovanni

    Per le sue politiche di accoglienza la sindaca uscente aveva ricevuto minacce di morte e offese sessiste. Insulti su Fb anche per assessori e consiglieri. Il casus belli? La costruzione di una grande moschea coi finanziamenti del Qatar.

     

    Per integrare, secondo il centrosinistra; per «provocare l' invasione di Sesto ogni venerdì da parte di 4mila musulmani», secondo la destra. Adesso Di Stefano apre a una mediazione: «Sarà garantita la libertà di culto, chiamerò l' Imam. Si potrebbe far diventare "permanente" la moschea provvisoria». Ma i giochi ormai sono fatti. In mezzo a una campagna elettorale priva di fair play, mentre i big nazionali calavano a Sesto per tirare la volata ai candidati, in città sono comparsi volantini anonimi di questo tenore: «Se anche tu vuoi una Sesto musulmana, vota Chittò».

     

    Giorgia Meloni l' aveva impostata a mo' di aut aut: «Qui si tratta di decidere tra realizzare la più grande moschea del Nord Italia o un nuovo commissariato di Polizia». Il clima era diventato ancora più grave dopo l' uccisione fuori dalla stazione della metropolitana di Sesto di Anis Amri, l' uomo dell' attentato terroristico a Berlino nel dicembre del 2016.

     

    La destra con perfetto tempismo ci è saltata sopra: rischio estremismo, la stura alla campagna anti-migranti. Dopodiché c' è stato ovviamente anche altro. Di Stefano lo ha ricordato ieri: «Oltre 7 milioni di buco nelle casse comunali per tasse non pagate, mancanza di case popolari, impianti sportivi inadeguati e scarsa pulizia generale.

    La gente ci chiede di dare risposte su questo, e le daremo». C'era una volta Stalingrado.

    SESTO SAN GIOVANNI SESTO SAN GIOVANNI SESTO SAN GIOVANNI SESTO SAN GIOVANNI

     

    LE TORRI DEL PARCO A SESTO SAN GIOVANNI LE TORRI DEL PARCO A SESTO SAN GIOVANNI anis amri anis amri

     

    AREA FALCK SESTO SAN GIOVANNI AREA FALCK SESTO SAN GIOVANNI

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