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    SINNER E ALCARAZ SALTERANNO ROMA E ANCHE RUBLEV, VINCITORE DEL TORNEO DI MADRID, NON SI SENTE MOLTO BENE: “IN SPAGNA MI HANNO FATTO L’ANESTESIA AL DITO DEL PIEDE PER PERMETTERMI DI GIOCARE. NON RIUSCIVO NEMMENO A METTERMI LA SCARPA. LA SENSAZIONE È QUELLA DI QUANDO TI ROMPI UN DITO. IL MIO CORPO È IMBOTTITO DI FARMACI. ANDRÒ IN OSPEDALE PER VEDERE COSA HO CHE NON VA. LE MIE CONDIZIONI NON SONO MIGLIORATE DA NOVE GIORNI E NON È NORMALE..."


     
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    Da ilnapolista.it

     

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    Rublev è il vincitore del torneo di Madrid, un torneo che sembra sia stato maledetto visto la quantità di ritiri per infortunio. Lo stesso Rublev non è stato benissimo, tanto che in finale si è trovato subito sotto 4-1 nel primo set.

     

    Lo ha raccontato il tennista russo in un’intervista a “Marca“.

     

     

    «È stato dopo il 4-1 che mi sono sentito un po’ meglio e ho potuto iniziare a colpire la palla».

     

     

    Hai ringraziato i medici del torneo per il loro lavoro. Puoi spiegare cosa ti è successo?

    «Mi hanno fatto l’anestesia al dito del piede per permettermi di giocare. Era così gonfio che non riuscivo nemmeno a mettermi la scarpa e l’infiammazione premeva sull’osso. La sensazione era la stessa di quando ti rompi un dito. Pertanto, ho giocato senza pensare».

     

     

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    RUBLEV: «NON MI SONO MAI SENTITO COSÌ MALE IN VITA MIA»

    Quindi anche tu sei stato malato?

     

    «Lo sono stato e lo sono tuttora. Lunedì andrò in ospedale a Madrid per vedere cosa ho che non va. Le mie condizioni non sono migliorate da nove giorni e non è normale. Quando mi ammalo dura tre o quattro giorni, non di più. Non mi sono mai sentito così male in vita mia. Solo che non so se è mal di gola o altro. L’unica cosa che posso dire è che non riesco a deglutire perché ho la gola gonfia. Non posso mangiare. Ho vinto grazie alle iniezioni. Il mio corpo è imbottito di farmaci».

     

     

    Consideri la vittoria un miracolo?

     

    «Sì, un miracolo. Normalmente sono un ragazzo negativo, ma questa volta sono molto orgoglioso di me stesso».

     

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    Hai sottolineato dopo ogni partita quanto eri calmo. Come hai controllato il tuo carattere forte?

     

    «Beh, perché ero malato e non avevo l’energia per fare altro che una cosa, che in questo caso era giocare a tennis. Essere malato posso dire che mi ha aiutato in qualche modo».

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