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    STERLING OVATION – L’ATTACCANTE DEL CITY È STATO BERSAGLIATO DA EPITETI RAZZISTI DA PARTE DI TIFOSI DEL CHELSEA: LUI LA PRENDE A RIDERE – LE TELECAMERE HANNO PIZZICATO UN EX MANAGER DELLA 'BRITISH TELECOM' MENTRE RIVOLGEVA INSULTI A STERLING, LUI SI DIFENDE: "NESSUN TERMINE RAZZISTA, HO SBAGLIATO MA NON SONO UN CRIMINALE. GLI HO SOLO URLATO…” - VIDEO


     
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    Silvia Morosi per corriere.it

     

     

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    Raheem Sterling, ala del Manchester City, è stato insultato da quattro tifosi del Chelsea durante la partita di Premier League allo Stamford Bridge. Tra le persone riprese dalle telecamere mentre — a bordo campo — gli gridavano contro, si vede anche un uomo distinto: Colin Wing, 60 anni, originario di Beckenham, a sud-est di Londra. «Mi vergogno per il mio comportamento — ha spiegato l'uomo —. Gli porgo le mie scuse e spero sia una persona migliore di me, accentandole».

     

    Il Chelsea ha vietato l'accesso alle prossime gare del club ai tifosi attualmente indagati: per identificarli sono stati utilizzati i materiali delle telecamere e un lettore del labiale. L'abuso razziale, se provato, porterebbe a una interdizione a vita dagli stadi. Sui social intanto è diventata virale l'immagine del calciatore che sorride mentre viene insultato dai supporter della squadra avversaria.

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    Wing, sentito dalla polizia, ha detto di non aver usato alcun termine razzista, «né era mia intenzione farlo. Certe frasi comunque non dovrebbero essere pronunciate mai. Ma sono stato già punito con l'esclusione dallo stadio». E ancora: «L'ho solo preso in giro e gli ho urlato "sei uno spreco e sei un imbarazzo in Inghilterra", e poi tutta la zona dello stadio in cui ero seduto ha iniziato a cantare "Raheem Sterling corri come una ragazza"».

     

    Ma chi è il signor Wing? L'uomo, come si legge sul Daily Mail, vive in una casa da 500mila sterline, è un ex manager della British Telecom, è sposato con Theresa e ha due figli: Stacey e George. «Ero fuori di me, ma è anche vero che sono in un settore che viene sempre e comunque inquadrato dalle telecamere. Seguo il Chelsea da 50 anni, non ho mai fatto nulla di grave altrimenti adesso sarei di certo in carcere. Ho sbagliato, va bene, ma non sono un criminale», ha detto, spiegando di aver perso il lavoro a causa dell'offesa gridata a Sterling. La sua biografia su Twitter, però, recita con ironia: «Se impari dai tuoi errori, perché sei così stupido?».

     

    I vicini di casa lo hanno definito «un tipo davvero simpatico» e sono rimasti «scioccati dal fatto che sia stato coinvolto in un simile episodio». Altri hanno detto: «Non l'ho mai sentito pronunciare commenti razzisti», «è mortificante pensare che un uomo capace di pronunciare simili parole possa vivere nella mia stessa via».

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    All'indomani della partita, vinta 2-0 dalla squadra di Maurizio Sarri, il giocatore del City si è sfogato con un post su Instagram. L'accento non è stato posto sugli insulti ricevuti, ma sul motivo per il quale — secondo il giocatore — esiste ancora questo tipo di piaga nel mondo del calcio, in particolare in Inghilterra. Oggetto della critica i media, colpevoli secondo lui di raccontare in maniera diversa i fatti a seconda che il protagonista sia un giocatore bianco o di colore.

     

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    «Buongiorno, non sono una persona che parla tanto ma quando penso che il mio punto di vista debba essere ascoltato, lo faccio a voce alta», ha scritto. «Riguardo a cosa mi è stato detto durante la partita contro il Chelsea, come si è visto dalla mia reazione in campo, c’è solo da ridere perché non mi aspetto di meglio...». E, facendo l'eesempio dell'acquisto di una casa da parte di due giocatori, chiarisce: «Guardate come vengono presentate le notizie e come viene dato il messaggio a seconda che il giocatore sia bianco o nero.

     

    Penso sia inaccettabile, nessuno dei due ha fatto qualcosa di male, ma dalle parole usate sembra che uno l’abbia fatto. Questo aiuta il razzismo e i comportamenti aggressivi. Dunque, a tutti i media che non capiscono perché le persone sono razziste in questa epoca, dico di riservare a tutti i giocatori lo stesso trattamento.

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