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BOCELLI CANTA, DIRIGE L’ORCHESTRA UN ROBOT! – MATTIOLI: "IL GESTO DI YUMI NON È TROPPO PERSONALE (E CI MANCHEREBBE PURE...) MA PRECISO. SEMMAI RISULTA INERTE LA MANO SINISTRA, CHE SI LIMITA A REPLICARE I MOVIMENTI DELLA DESTRA. UNA DIREZIONE UN PO' MECCANICA. QUASI PEGGIO CHE SENTIRE BOCELLI STRAZIARE VERDI" - VIDEO


 
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Alberto Mattioli per la Stampa

 

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Si chiama YuMi, è un robot e di mestiere fa il direttore d' orchestra. Ha debuttato martedì, al Festival della Robotica di Pisa, con Andrea Bocelli. E così ha anche imparato subito che dirigere i tenori è durissimo. Come spesso accade quando la tecnologia ci spiazza, la realtà sembra superare l' immaginazione. YuMi è prodotto dalla Abb e programmato da un musicista «umano». YuMi è salito, anzi è stato sistemato, sul podio dell' Orchestra Filarmonica di Lucca per dirigerla in tre dei diciotto brani della serata.

 

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Entrano così direttamente nella storia come primo programma lirico robotizzato l' Intermezzo di «Cavalleria rusticana» di Mascagni, «O mio babbino caro» del «Gianni Schicchi» di Puccini e «La donna è mobile» del «Rigoletto»» di Verdi. Non sono pezzi troppo complessi, ma insomma si trattava pur sempre di un debutto.

 

Stando al video, il gesto di YuMi non è troppo personale (e ci mancherebbe pure...) ma preciso. Semmai risulta inerte la mano sinistra, che si limita a replicare i movimenti della destra. Una direzione un po' meccanica, per citare una delle innumerevoli battute che hanno accompagnato la performance del nuovo maestro.

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Non sappiamo se quella di Pisa sia una tappa fondamentale nella storia della musica. Di quella della tecnologia, probabilmente, sì.

Ma il punto non è questo.

 

La ragione per cui le fotografie di YuMi hanno subito fatto il giro della rete è la sottile inquietudine che suscitano. Lo scenario nemmeno troppo futuribile che ci aspetta, d' accordo, è quello degli androidi tuttofare cui siamo bene o male preparati da innumerevoli film di fantascienza.

 

Però il robot che costruisce le automobili o opera il paziente o riordina casa iniziando presto, finendo presto e soprattutto, a differenza della signora Luisa dello spot, pulendo anche il water esegue, in fin dei conti, delle mansioni ripetitive e puramente meccaniche (la parola «robot», del resto, viene dal ceco e indicava dei lavori pesanti e forzati, la corvée del servo della gleba). La fantasia non gli è richiesta e non gli serve.

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Non siamo abituati, e forse nemmeno pronti, a vederlo in un ruolo creativo come dirigere un' orchestra. E allora perché non recitare l'«Amleto», o scrivere un poema, o dipingere un quadro? Si supera, qui, la soglia fra la macchina che replica quel che l' uomo gli ha insegnato a fare e la macchina che se lo inventa.

Lasciandoci con l' idea che queste magnifiche sorti e progressive dell' automazione possano diventare anche un po' preoccupanti.

Quasi peggio che sentire Bocelli straziare Verdi.

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