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ESCLUSIVO: BOLLORE’ MOLLA TIM A ORANGE? - STRETTO TRA I DEBITI DI VIVENDI E QUELLI DI MEDIASET, IL BRETONE STA PENSANDO DI CEDERE TELECOM E PUNTA SU BERNABE’ PER NEGOZIARE CON BERLUSCONI. MA DOVRA’ ASPETTARE ESITO DELL’ELEZIONE FRANCESE - INTANTO, AUMENTA LO STIPENDIO AL FIGLIO IN VIVENDI


 
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vincent bollore vincent bollore

Vincente Bollorè ha capito che non può avere troppi fronti aperti. I soci francesi di Vivendi alzano sempre più la voce: accettavano il bretone fintanto garantiva lauti dividenti, ora che l’azienda soffre (aveva la delega a salire al 20% di Mediaset, non al 29%) si apprestano a chiedere conto.

 

orange logo orange logo

Discorso analogo in Italia, dove il doppio fronte (Telecom e Mediaset) lo sta svuotando di energie. Tant’è che la scelta dell’AgCom di concedergli un anno di tempo per scendere in una delle due aziende, per lui è stato quasi una liberazione. E’ come se l’Autority gli avesse favorito la scelta.

 

Vale a dire, cedere la quota di Telecom ad Orange. Un’operazione a cui la compagnia francese (in parte controllata dallo Stato) sta lavorando dal primo giorno di Bollorè in Telecom. E per il quale si sta spendendo da l primo giorno il vispo Alberto Nagel. Per realizzare il “deal” però Vincent deve aspettare di capire chi diventerà il nuovo inquilino dell’Eliseo ed offrirgli le telecomunicazioni italiane, resuscitate da Cattaneo, su un piatto d’argento. E, contemporaneamente, far tornare il sorriso ai soci di Vivendi.

 

VINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMAR VINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMAR

In modo speculare, libero di Telecom, Bollorè si concentrerebbe sull’operazione Mediaset. L’ingresso di Franco Bernabè nel cda di Telecom, su stimolo di Tarak Ben Ammar, avrebbe proprio l’obbiettivo di ristabilire rapporti civili con Mediaset.

 

I suoi buoni rapporti con il pianeta renziano (attraverso Marco Carrai) e la sua capacità di mediazione con il gruppo di Berlusconi lo pone nella posizione ideale di negoziatore; in una posizione che affiancherebbe il tradizionale ruolo di Ben Ammar.  

 

Stefano Montefiori per il Corriere della Sera

 

assemblea vivendi vincent bollore assemblea vivendi vincent bollore

Il finanziere bretone progetta di riorganizzare il consiglio di sorveglianza riducendo il ruolo degli amministratori indipendenti dal 71 al 33 per cento. Già a inizio marzo Vivendi aveva annunciato la decisione di non rimpiazzare i tre amministratori indipendente arrivati a scadenza di mandato, rafforzando così il potere di controllo di Bolloré.

 

yannick bollore con la moglie chloe yannick bollore con la moglie chloe

ISS contesta questa scelta e la nomina di tre altri candidati al consiglio tra i quali il figlio del presidente, Yannick Bolloré, oggi alla guida di Havas. La stessa società di consulenza raccomanda poi agli azionisti di non approvare le remunerazioni ai dirigenti pagate nel 2016: quella del presidente Arnaud de Puyfontaine aumentata del 10% a 3,7 milioni di euro lordi, del direttore finanziario Hervé Philippe cresciuta del 28% fino a 2,6 milioni, e del direttore operativo Stéphane Roussel aumentata del 40% fino a 2,8 milioni di euro.

 

de puyfontaine mediaset vivendi de puyfontaine mediaset vivendi

La retribuzione di Bolloré come presidente del consiglio di sorveglianza è rimasta invariata a 400 mila euro. In passato la leadership di Bolloré era stata già contestata dal fondo americano PSAM, che aveva poi ritirato la sua opposizione.

 

GIUSEPPE RECCHI FLAVIO CATTANEO GIUSEPPE RECCHI FLAVIO CATTANEO

La contestazione sembra destinata ad aprire i giochi soprattutto quanto all' assemblea generale di Telecom Italia, prevista per il 4 maggio. Vivendi detiene il 24% di Telecom Italia e sembra propendere per affidare la presidenza allo stesso Arnaud de Puyfontaine presidente di Vivendi.

franco bernabe franco bernabe

 

Bolloré mette poi i cima alla lista dei nomi da fare eleggere nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia anche Hervé Philippe e il segretario generale Frédéric Crépin. Per dare un segnale di continuità sarebbero mantenuti Giuseppe Recchi e Flavio Cattaneo, e rientrerebbe in Telecom Franco Bernabè che ne era uscito nel 2013.

 

ISS e Glass Lewis invece raccomandano agli azionisti di sostenere i candidati presentati dall' associazione di fondi Assogestioni, che secondo ISS «appaiono più in grado di difendere gli interessi di lungo termine degli azionisti minoritari e di assicurare un controllo indipendente dell' operato della direzione».

 

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