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    "DJOKO" PER STRIZZACERVELLI - DOPO IL VIDEO DELLA SEDUTA DI MEDITAZIONE COLLETTIVA COL PARA-GURU IMAZ PARLA IL NUMERO 1 DEL TENNIS: “MA QUALE SANTONE. NON SO DA DOVE ESCA QUESTA STORIA. MI FATE RIDERE” - LA PSICOLOGA DELLO SPORT: "IL TENNIS E' UN LOGORIO MENTALE PRIMA ANCORA CHE FISICO"


     
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    Gaia Piccardi per il Corriere della Sera

     

    Il video è inedito e rivelatorio. Rivoluzionario, quasi: mai si era visto un acclamato superprofessionista dello sport in un momento così intimo, privato.

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    Seduto con gli occhi chiusi e le mani in grembo, il silenzio rotto soltanto dal suono del respiro e le lacrime trattenute a stento, il multimiliardario serbo Novak Djokovic appare finalmente per quello che è. Un ventinovenne in cerca del vero se stesso.

     

    Oggi che le 221 settimane da numero 1 del tennis, i dodici titoli Slam vinti e i 100 milioni di dollari in soli premi (più tutto il resto) non bastano più a garantirsi un posto in prima fila nel mondo, Nole è andato a cercare certezze nel potere della meditazione, nella forza taumaturgica degli abbracci e nella filosofia «pace e amore» dello spagnolo Pepe Imaz, ex tennista (numero 146 nel maggio 1998), 42 anni, rimasto nell' ambiente come guida spirituale per le anime perse. A suo modo, un guru.

     

    Il video è stato postato da Pepe sul suo sito e circola negli spogliatoi del circuito da qualche giorno, suscitando perplessità. Si tratta di una seduta di meditazione collettiva a Marbella, dove Imaz gestisce un' accademia. Sul palco, accanto al guru abbronzato e di bianco vestito, ecco il Djoker e il fratello Marko, protagonista dell' intervento più commovente di un filmato di oltre due ore: «Sono stato molto male - racconta con voce rotta -, ho provato a fare il tennista come Nole, ho fallito, sono entrato in depressione e mi sono allontanato dalla mia famiglia.

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    Grazie a Pepe, che seguo da quattro anni, ho capito che ero in cerca di attenzione e che non mi volevo bene. Oggi posso finalmente dire a mia madre, mio padre e ai miei fratelli che li amo». Segue l' abbraccio tra Marko e Novak, che prende il microfono e scandisce: «Essenzialmente cerchiamo tutti amore, felicità e armonia. Dobbiamo essere capaci di guardarci dentro e stabilire una connessione con la luce divina».

     

    Che Djokovic abbia trovato conforto nel santone nel tentativo di stare accanto al fratello è legittimo e molto umano, così come la sua voglia di abbracciare una ricerca spirituale che poco ha a che fare con i ritmi sincopati e l' esistenza da globetrotter del re delle classifiche.

     

    «Il tennis è un logorio mentale prima ancora che fisico - sottolinea Marcella Marcone, psicoterapeuta e psicologa dello sport -. Cercare il guru non è né giusto né sbagliato.

    Stupisce l' esibizione di una situazione che si poteva vivere in modo più riservato: la sensazione è che dopo aver fatto di tutto per far passare un messaggio di controllo, dall' alimentazione senza glutine all' ossessione per il sonno, Djokovic l' abbia perso».

     

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    Pepe Imaz non è il solito motivatore all' americana né l' astrologo cui l' ex c.t. della Francia Domenech si rivolgeva prima di fare la formazione e nemmeno il mental coach cui ha chiesto aiuto l' interista Ranocchia, sommerso dalle critiche.

     

    È figura diversa, più complessa e scivolosa. Pepe viaggia dalle parti di Ron Thatcher, nome d' arte Tia Honsai, il maestro 79enne di arti marziali giapponesi che accompagnò per mano Bjorn Borg nel fallimentare ritorno al tennis all' inizio degli Anni Novanta. Pepe sta al Djoker come nell' ashram indiano Maharishi Mahesh Yogi stava ai Beatles nel lontano 1968. Altri tempi, stessa caccia grossa: love and peace.

     

    Nel processo di destrutturazione del campione, non si contano più i pezzi persi per strada. L' amico di Fiorello, il ragazzo che inconsciamente chiedeva amore al pubblico imitando i colleghi, la macchina perfetta capace di inceppare la rivalità storica tra Federer e Nadal, insinuandosi negli ingranaggi altrui come un granello di sabbia, non abita più qui. Espugnato a giugno il Roland Garros, l' unico Slam che mancava alla collezione, a Djokovic si è rotto qualcosa dentro.

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    «Succede: raggiunto ciò che volevi fortissimamente, subentrano paura e colpa - spiega la psicologa -. Avere tutto è infrangere un tabù. Poi la si deve pagare. Il guru può essere un sostituto della guida paterna, qualcuno che allevia il senso di colpa».

     

    Pepe sedeva nel box di Novak al posto di Marian Vajda, storico coach, e del tutor Boris Becker, ieri a Parigi, dove Djokovic ha cominciato la difesa del trono del tennis dall' assalto di Andy Murray, numero 2 scozzese, campione 2016 di Wimbledon, mai così vicino alla vetta. Classe 1987, Nole e Andy hanno una settimana di differenza e si sfidano da sempre.Il fuoriclasse interrotto sotto l' ombrello del guru per ripararsi dall' ombra della nemesi. Era nata pallacorda, è diventata psicoanalisi.

     

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    2. DJOKOVIC: IL GURU? MI FATE RIDERE

    Da “www.tennisworlditalia.com”

     

    [...] Nole non ha risparmiato una stoccata ai giornalisti, "rei" di aver alimentato il buzz sulla figura con cui il serbo si è presentato a Bercy, Pepe Imaz: “Non so da dove esca questa storia del guru (ride, ndr). Fa parte del mio staff da anni. Ha lavorato già con mio fratello. Anche lui era professionista, n.60 del mondo credo, conosce bene il tennis.

     

    Sono contento che sia venuto qui (...) Non entro nei dettagli del suo lavoro. Mi rendo conto che certi media abbiano tentato di tirar fuori una storia capace di far rumore (....) Non voglio dare adito a speculazioni. Lui è qui, fa parte dello staff ed è tutto”. Djokovic è quindi “orfano” del duo Vajda-Becker questa settimana, ma è solo una parentesi: “Marian e Boris saranno entrambi con me al Masters di Londra”.

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