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LA VITA E' KURT (COBAIN) ANCHE PER CHRIS CORNELL - SI E’ IMPICCATO DOPO UN CONCERTO CON I SOUNDGARDEN, RITROVATO NELLA STANZA D’HOTEL CON UN LACCIO AL COLLO - NEL 2012 VIVEVA CON LA FAMIGLIA A ROMA, DOVE SI TRASFERÌ PERCHÉ VOLEVA INSEGNARE AI FIGLI A CONTEMPLARE LA BELLEZZA - VIDEO


 
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Simona Orlando per “Il Messaggero

 

VIDEO ‘CHRIS CORNELL IN BLACK HOLE SUN’

 

 

 

 

VIDEO ‘CHRIS CORNELL COVERIZZA BILLIE JEAN’

 

 

chris cornell chris cornell

Era un sopravvissuto Chris Cornell, una vittoria alata e statuaria che camminava a testa alta sul tappeto rossosangue del rock. Perciò la notizia della sua morte, a soli 52 anni, avvenuta ieri dopo un concerto a Detroit con i suoi Soundgarden, arriva come un tradimento.

 

E’ stato ritrovato nella stanza d’hotel, sul pavimento del bagno, un laccio al collo, la porta chiusa, nessuna traccia di sangue.  Suicidio. Secondo i medici si è impiccato, e adesso si aspetta l’esito dell’esame tossicologico. La moglie lo aveva sentito prima dello show e tutto sembrava normale. C’erano promesse e progetti, non sospetti né presagi maledetti. Lui stesso aveva scherzato con il pubblico, dato appuntamento al concerto di stasera, preparava il nuovo disco.

 

 

chris cornell la piu bella voce del rock chris cornell la piu bella voce del rock

L’innocenza l’aveva perduta sin da ragazzo, contando i caduti (Andy Wood, Kurt Cobain, Scott Weiland, Layne Staley), l’esercito decimato della scena di Seattle, amici con cui negli anni ’80 aveva suonato nei garage e condiviso palchi e tour quando il grunge era trasceso, piazzandosi in classifica. Non era finito come loro e non era finito nemmeno quando il grunge aveva intombato il suo ruggito.

 

Non si era solo salvato, aveva spiccato il volo da solista, benedetto da una voce unica, ripulito dall’alcol, sempre con i figli e la moglie Vicky al seguito, lontano dal ritratto tragico da rocker spacciato e predestinato. Non era depresso, viveva un momento d’oro della carriera, la stagione della consacrazione.

 

soundgarden soundgarden

I suoi Soundgarden nei ’90, insieme a Nirvana e Pearl Jam, formarono la santissima trinità del genere, ma erano la fazione più abrasiva e Cornell doveva più al blues che al punk. Si fecero notare nel 1988 con "Ultramega Ok", ricevuto benissimo in Italia che fu la prima tappa fuori dagli States, poi "Badmotorfinger", l’esplosione con "Superunknown" nel 1994 e quella canzone, ’Black Hole Sun’, che gli consegnò la gloria. Dopo lo scioglimento, si liberò nel primo di cinque dischi da solista. Nel mezzo ci fu tempo per i supergruppi Temple Of The Dog e Audioslave, il Grammy vinto con "You Know My Name" per il bondiano Casino Royale, la reunion, cover magnifiche (vedi la Billie Jean di Michael Jackson), milioni di dischi venduti, migliaia di chilometri sotto i talloni.

 

chris con vicky e i figli chris con vicky e i figli

E’ stato uno dei pochi a tenere il piede in più staffe senza perdere equilibrio, funzionava in gruppo e seduto su uno sgabello, solo chitarra e voce. Incantò nel tour acustico "Songbook", con accanto il telefono rosso di Jeff Buckley. Da lui aveva preso il coraggio di esibirsi senza timidezze. Ce lo raccontò nel 2012, quando viveva con la famiglia a Roma, dove si trasferì perché voleva insegnare ai figli a contemplare la bellezza: «A otto anni rimasi folgorato dai Beatles e capii che volevo essere un cantautore. Da solo non ho appoggi, sono esposto, la mia identità prende forma. Me lo ha insegnato Jeff. Così scrivevo per necessità più che per scelta agli esordi. Non avevamo studi di registrazione e computer, incidevamo su cassetta e bisognava fare canzoni molto semplici».

 

cornell cornell

Ricordava serenamente quel periodo turbolento: «Il grunge se l’è inventato la stampa, vero è che c’era gran fermento. Del successo non ci importava, era sinonimo di compromesso o mancanza di qualità, volevamo solo portare in giro la nostra rabbia. Quando ci toccò, entrammo in crisi. Poi ho capito che non potevo sentirmi in colpa, se la nostra musica piaceva a tanti. Oggi è tutto diverso, nessuno investe sul talento a lungo termine ma questo non danneggia il rock, che anzi ha bisogno di ostacoli, qualcosa a cui ribellarsi».

 

Chris Cornell Chris Cornell

Aveva fatto pace anche con la sua spiazzante bellezza, intatta, occhi blu come laghi, una malinconia latente, il sole visto da un buco nero. Era cambiato da quando si appendeva a torso nudo alle americane e stracciava la gola, eppure uguale nell’approccio, nel tentativo di darsi al pubblico nel modo più autentico possibile. L’ultimo live a Roma, più o meno un anno fa, fu una riscoperta. Non di lui, che non necessitava conferme, ma di ciò che un tempo eravamo abituati a vedere in un concerto, prima di essere sequestrati da intrugli tecnologici e megalomanie: un grande artista in jeans e maglietta che senza schermi e fronzoli, solo in scena con la chitarra, per due ore ti porta via sulla sua autostrada.  

Chris Cornell Chris Cornell

 

Riflettendo sul passato è nato l’ultimo "Higher Truth" nel 2015, ci spiegò prima di salire sul palco: «E’ la versione adulta di me che guarda a quella giovanile, quando mi preoccupavo di cose senza importanza. Sto imparando tutto dai miei bambini, che non conoscono corruzione. Oggi la mia unica preoccupazione è la verità, che ha una sua geografia. Sta in alto quando è pura. Queste canzoni sono nate lassù». Quassù.

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