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    "L’USO DI PAROLE COME ‘OCCUPAZIONE’ ALIMENTA UN CRESCENTE ODIO ANTIEBRAICO IN TUTTO IL MONDO" - OLTRE 450 CREATIVI DI HOLLYWOOD DI FEDE EBRAICA SCRIVONO UNA LETTERA APERTA PER DENUNCIARE IL DISCORSO DEL REGISTA DI "LA ZONA DI INTERESSE", JONATHAN GLAZER, ALL’ACCETTAZIONE DELL'OSCAR PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO: "RIFIUTIAMO CHE LA NOSTRA EBRAICITÀ SIA STRUMENTALIZZATA ALLO SCOPO DI TRACCIARE UN’EQUIVALENZA MORALE TRA UN REGIME NAZISTA CHE HA CERCATO DI STERMINARE UN’ETNIA DI PERSONE, E UNA NAZIONE ISRAELIANA CHE CERCA DI EVITARE IL PROPRIO STERMINIO"


     
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    Estratto da www.tg24.sky.it

     

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    “Rifiutiamo che la nostra ebraicità sia strumentalizzata allo scopo di tracciare un’equivalenza morale tra un regime nazista che ha cercato di sterminare un’etnia di persone, e una nazione israeliana che cerca di evitare il proprio sterminio”. In una lettera aperta pubblicata da Variety il 18 marzo, più di 450 creativi ebrei di Hollywood hanno denunciato il discorso che il 10 marzo il regista britannico Jonathan Glazer ha tenuto all’accettazione del premio Oscar per il Miglior film internazionale, assegnato al suo La Zona d’Interesse.

     

    LA ZONA DI INTERESSE LA ZONA DI INTERESSE

    Attori come Debra Messing, dirigenti, creatori, registi come Eli Roth e Rod Lurie, produttori come Lawrence Bender, Amy Pascal, Hawk Koch e Sherry Lansing e rappresentanti dell’industria cinematografica hanno contestato le parole di Glazer che, dopo aver ritirato la statuetta […] aveva citato l’attuale conflitto tra Israele e Gaza: “Tutte le nostre scelte sono state fatte per riflettere e per confrontarci nel presente, non per dire, “guardate che cosa hanno fatto allora”, ma piuttosto, “guardate che cosa stiamo facendo adesso”, aveva esordito.

     

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    “Il nostro film mostra dove porta la disumanizzazione, nella sua forma peggiore. Ha plasmato tutto il nostro passato e presente. Ora, siamo qui come uomini che rifiutano la strumentalizzazione della loro ebraicità e dell’Olocausto da parte di un’occupazione che ha portato al conflitto per così tante persone innocenti. Che siano le vittime del 7 ottobre in Israele o dell’attacco in corso a Gaza, tutte le vittime di questa disumanizzazione, come possiamo opporre resistenza?”.

     

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    Al Dolby Theatre di Los Angeles il regista aveva ricevuto uno scrosciante applauso, ma nei giorni successivi molti avevano interpretato il discorso come un rifiuto della sua ebraicità. "L’uso di parole come “occupazione” per descrivere un popolo ebraico indigeno che difende una patria che risale a migliaia di anni fa, e che è stata riconosciuta come Stato dalle Nazioni Unite, distorce la storia. Dà credito alla moderna calunnia del sangue che alimenta un crescente odio antiebraico in tutto il mondo, negli Stati Uniti, e a Hollywood", hanno scritto i creativi nella lettera aperta. "L'attuale clima di crescente antisemitismo non fa altro che sottolineare la necessità dello Stato ebraico di Israele, un luogo che ci accoglierà sempre, come nessuno Stato ha fatto durante l'Olocausto descritto nel film di Glazer". Finora, il regista non ha rilasciato commenti. […]

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