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    DA PESCARA AL TETTO DEL MONDO - VE LO RICORDATE? IL "CHIAPPONE", GIA' METEORA DELL'ADRIATICO, RIBALTA CON UNA MAGIA IL BOCA AI SUPPLEMENTARI E REGALA AL RIVER LA QUARTA COPPA LIBERTADORES DELLA SUA STORIA - "NON SONO GRASSO, SONO ROBUSTO" - DI CHI SI TRATTA? - A SEGNO ANCHE L'EX GENOA PRATTO, LA PARTITA FINISCE 3-1 PER I 'MILLONARIOS' - VIDEO


     
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    Da www.ilposticipo.it

     

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    Da Pescara…al tetto del mondo. Anzi, a volerla dire tutta, il River vince la Libertadores grazie…al campionato italiano. All’andata e al ritorno segna Pratto, che al Genoa è stato una meteora e che forse agli Xeneizes ha fatto male come nessun altro nella storia del Superclasico. Ma il gol che vale la gloria e una Copa che sarà comunque discussa all’infinito, è Juan Fernando Quintero.

     

    Se lo ricorderanno sicuramente i tifosi del Bologna, a cui il colombiano ha segnato l’unico gol della sua esperienza italiana. E adesso, invece, lo conosce tutto il mondo perchè il suo sinistro al minuto 109 vale il 2-1 e il suo colpo di magia con il portiere fuori dai pali manda Martinez a conquistare il Sudamerica.

     

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    DECISIVO – Decisivo dalla panchina, perchè il destino di questo ragazzo sembra essere quello di non venire mai considerato quanto potrebbe meritare. Arriva in Italia, ma il Pescara retrocede e quindi il mancino colombiano se ne va al Porto. Lì c’è anche Lopetegui, che lo apprezza ma non abbastanza da dargli troppe possibilità. E quindi arriva una serie di prestiti in giro per il mondo. Prima al Rennes, poi in patria all’Independente Medellin e, infine, al River Plate a titolo temporaneo ma con riscatto a solo 3,5 milioni. Visto come è finita questa Libertadores, sembrerebbe un matrimonio perfetto e certamente ora e per sempre Quintero sarà un eroe del tifo biancorosso.

     

    CHIAPPONE – E invece il rapporto con i Millonarios, strano a dirsi, è iniziato molto male. Come riporta Olè, i suoi primi minuti al River non avevano convinto per nulla. E neanche la sua forma fisica, al punto che il centrocampista si è dovuto difendere con la più classica delle risposte di chi si vede rinfacciato il suo peso. “Non sono grasso, sono robusto”. Anzi, come si è auto-definito…un “chiappone”. La sua colpa? Non essere altissimo e amare la sala pesi. “Non sono grasso, la mia corporatura è questa. Sono abbastanza basso e da piccolo mi piaceva fare palestra. Sono solo…un po’ nalgón, un po’ chiappone”. Difficile pensare che sia questo il soprannome con cui passerà alla storia. Più semplice che diventi El Conquistador.

     

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    RIVER-BOCA 3-1

    Da sport.sky.it

    La finale infinita ora è finita per davvero. Dopo 120 minuti e ventotto giorni dopo l'andata. Dopo due rinvii. Dopo il Boca per tre volte in vantaggio e rimontato tre volte. Con il River che ribalta tutto grazie a due ex della Serie A, due storie incredibili. Pratto, al Genoa “il cammello” ma “el orso” in Argentina. Ex anche del Boca che punisce la sua vecchia squadra trovando l’1-1 esattamente come alla Bombonera. 

     

    Poi Quintero, sì, quello visto a Pescara nel 2012-13: 17 presenze in A, un gol. Al Bernabeu quello più importante della sua vita. Di precisione e sotto la traversa, un bacio al legno per la rete più dolce, che alla fine ha premiato la squadra che ha creato più gioco, con poche occasioni nel primo tempo (dove sblocca Benedetto) e qualcuna di più nella ripresa, quando proprio Pratto pareggia su azione bellissima sviluppata da Ignacio “Nacho” Fernandez e Palacios.

    quintero quintero

     

    Si va così ai supplementari: le squadre sono alle corde ma le emozioni non si fermano. In una finale tesa, tesissima, dove l’angoscia di perdere ha spesso avuto la meglio sulla voglia di vincere. Tanti errori, tecnici, con quel pallone che pesava più di un macigno sui piedi dei giocatori di entrambe le squadre. Forse sarebbero stati allora i rigori a deciderla questa partita, ma al 92’ Barrios si fa espellere per doppio giallo e il match cambia ancora. Il River, già più coraggioso fin lì, spinge sempre di più. Quintero segna e poi Gago (dentro da poco) si fa male lasciando gli xeneizes in nove. Andrada, portiere del Boca, sale su ogni calcio d’angolo negli ultimi cinque minuti di partita, compreso quello dopo il pazzesco palo colpito da Jara a tempo ormai scaduto. Palo, sì, palo del Boca in nove al (quasi) ultimo respiro. Si ripartirà dunque da angolo: il River spazza e Pity Martinez vola in contropiede con la porta vuota. 3-1. Finisce così. I millonarios vincono la quarta Libertadores della loro storia. Quella più importante di sempre.

     

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