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    A CA-MUSSO DURO - LUIGI "DI MIAO" METTE NEL MIRINO I SINDACATI E LA ZARINA DELLA CGIL LO PARAGONA A RENZI: "DA LUI UN LINGUAGGIO AUTORITARIO E INSOPPORTABILE. NON È IL PRIMO...CE N'È STATO UN ALTRO CHE POI HA FATTO IL JOBS ACT..."


     
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    beppe grillo luigi di maio beppe grillo luigi di maio

    Franco Grilli per il Giornale

     

    Luigi Di Maio mette nel mirino i sindacati. Il candidato premier per il Movimento Cinque Stelle chiede una riforma immediata per le sigle che rappresentano i diritti dei lavoratori: "Con noi al governo o i sindacati si autoriformano o dovremo fare noi una riforma".

     

    Durante il suo intervento al Festival dei consulenti del lavoro, il vicepresidente della Camera ha chiesto una riforma in tempi brevi dei sindacati: "Tra i tanti problemi che abbiamo -ha aggiunto- se vogliamo essere competitivi si deve prevedere il cambiamento radicale del sindacato". "Se cambia il lavoro - ha detto - deve cambiare il sindacato, dare la possibilità a organizzazioni più giovani di sedere a tavoli e agli stessi giovani di entrare nel sindacato. Un sindacalista che prende una pensione d'oro e finanziamenti da tutte le parti ha poca credibilità a rappresentare un giovane di 31 anni".

    susanna camusso susanna camusso

     

     

    Poi Di Maio ha parlato del mondo del lavoro e ha di fatto affermato che non "bisogna aver paura di perdere posti di lavoro": "Al di là di quello che vogliamo sta arrivando un nuovo mondo del lavoro: oggi sta arrivando la 'smartnation', un nuovo modello di Paese in cui i lavori si trasformano e noi non dobbiamo avere paura di perdere posti di lavoro". Di Maio ha ricordato che "da qui al 2025 il 50% dei lavori saranno legati al settore creativo, mentre il 60% di quelli che conosciamo oggi si trasformerà o sparirà. Il settore creativo è legato al turismo, alla cultura e alle nuove tecnologie". Secondo Di Maio "internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro".

    beppe grillo luigi di maio beppe grillo luigi di maio

     

    Il welfare e il lavoro raccontati da chi non ha mai lavorato fanno certamente discutere. Ma è il passaggio sui sindacati che accende la polemica e a Di Maio risponde la Camusso: "Un linguaggio autoritario e insopportabile. Non è il primo che lo dice. Ce n'è stato un altro che poi ha fatto il jobs act". Di Maio "dimostra tutta la sua ignoranza ma insieme l'arroganza di chi crede che il pensiero sia solo di chi governa e non riconosce la rappresentanza.

     

    Stiamo tornando all'analfabetismo della Costituzione", ha continuato la Camusso, "perché la libertà di associazione è un grande principio costituzionale". Di Maio "dice cose che non sa. Non sa come è fatto un sindacato, non sa che non è un'organizzazione statuale di cui decidi le modalità organizzative, è una libera associazione. Non sa che il sindacato cambia in continuazione, perché a differenza di altri soggetti, è radicato nei luoghi di lavoro ed è composto da decine di migliaia di militanti".

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