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“NELL’EQUILIBRIO IMMOBILE DI RAI1 C’E’ ‘LA VOLTA BUONA’ CON CATERINA BALIVO” – ALDO GRASSO: “LA TRASMISSIONE NON AMBISCE MAI A SORPRENDERE, MA A DURARE. IL RINNOVAMENTO RESTA SEMPRE, PRUDENTEMENTE, RIMANDATO. IL ‘DIVANO ARANCIONE’ DIVENTA COSÌ IL SIMBOLO DI UNA COMFORT ZONE. BALIVO INDULGE IN UNA FAMILIARITÀ COSTRUITA, TROPPO CODIFICATA. LA SUA CIFRA RESTA QUELLA DELLA PROSSIMITÀ EMOTIVA, OTTENUTA ATTRAVERSO DOMANDE CHE SFIORANO PIÙ CHE INCIDERE, IN UN EQUILIBRIO COSTANTE TRA EMPATIA E SUPERFICIALITÀ”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
Nel primo pomeriggio di Rai1 si consuma, ancora una volta, il rito quieto e circolare della tv generalista: un tempo sospeso in cui l’intrattenimento si fa compagnia, e la compagnia diventa abitudine […] Al centro di questo equilibrio immobile c’è «La volta buona», programma con Caterina Balivo […]La trasmissione […] fedele a una grammatica televisiva che sembra aver rinunciato all’innovazione per abbracciare la rassicurazione.
Interviste, rubriche di servizi, racconti di vita e finestre sull’attualità convivono senza attriti, ma anche senza slanci. Il «divano arancione» diventa così il simbolo di una comfort zone narrativa: un luogo dove tutto accade senza mai davvero sorprendere. Balivo […] indulge in una familiarità costruita, troppo codificata. La sua cifra resta quella della prossimità emotiva, ottenuta attraverso domande che sfiorano più che incidere, in un equilibrio costante tra empatia e superficialità. Il risultato è un racconto che consola, ma non lascia traccia, come gli interventi di Mogol.
Più interessante è l’analisi dei contenuti, che rivelano con chiarezza il target: un pubblico maturo, poco incline alla velocità del presente e bisognoso di orientamento. I segmenti dedicati alla longevità traducono la medicina in narrazione (le virtù di lavanda, basilico, sanseveria…), promettendo benessere più che spiegandolo; quelli sulle truffe, invece, assumono i contorni di una pedagogia domestica, dove il servizio pubblico si fa scudo contro le insidie del digitale.
Qui emerge il vero paradosso: una conduzione che guarda al contemporaneo, ma deve continuamente tradurlo per uno spettatore che contemporaneo non è. Balivo diventa così mediatrice tra due mondi, con il rischio però che il ponte resti sospeso, più funzionale alla tranquillità che alla comprensione. In definitiva, «La volta buona» non ambisce mai a sorprendere, ma a durare. […] dove il rinnovamento resta sempre, prudentemente, rimandato.
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