casa del boss papalia a buccinasco
Francesca Grillo per Il Giorno
Non piacciono i riflettori al boss Rocco Papalia, uscito dal carcere quattro mesi fa dopo 26 anni di detenzione su 124 complessivi di condanna, fuori grazie a un ricalcolo della pena. Ci era finito con accuse pesantissime: sequestro di persona, traffico di droga, associazione di stampo mafioso e omicidio, quello di Giuseppe De Rosa, ammazzato con un colpo alla testa e due al petto nel 1976, davanti alla discoteca milanese Skylab di Milano. La colpa di De Rosa: aver infastidito una donna del clan.
il clan di buccinasco in discoteca nel 1975
Papalia è uscito i primi di maggio e da allora si è continuato a parlare di lui. Con tutta la risonanza che può avere un boss che insieme ai fratelli Domenico e Antonio (all' ergastolo) hanno portato dalla Calabria gli affari sporchi della 'ndrangheta e fatto ribattezzare Buccinasco "la Platì del Nord".
Basta, vuole il silenzio Papalia. E lo chiede con una lettera, indirizzata al sindaco Rino Pruiti (centrosinistra), lo stesso che si è ritrovato, poco dopo l' elezione a sindaco, i cartelli elettorali con la scritta «Tu sei pericoloso, non Rocco».
la casa del boss papalia confiscata negli anni novanta
Non si deve più parlare del boss, per «il diritto al rispetto della sfera di intangibilità. In nome della pace sociale ci appelliamo a Lei per condividere i medesimi auspici», hanno scritto i legali di nginu roccu. Ma la richiesta è stata rispedita al mittente: «No - dice secco Pruiti -. Papalia non può essere considerato un cittadino uguale agli altri. Non possiamo e non vogliamo far finta di niente e dimenticarci tutto».
Pruiti vuole solo una cosa da Papalia: «L' unica lettera che accetterò sarà quella di un pentimento per le sue azioni. Chieda scusa alla nostra città per il male che ci ha fatto».