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    APPLE PUÒ FARE A MENO DELLA CINA? – CUPERTINO HA UN PIANO PER SPOSTARE LA PRODUZIONE FUORI DAI CONFINI CINESI – IL PARTNER TAIWANESE "FOXCONN" HA FATTO SAPERE DI ESSERE IN GRADO DI FABBRICARE GLI IPHONE IN TERRITORI DIVERSI (L’INDIA?) – TAIPEI SPINGE, PERCHÉ VUOLE COMPLICARE I RAPPORTI TRA WASHINGTON E PECHINO, E TRUMP FA PRESSING PER ISOLARE LA CINA – IL RISCHIO DI UN AUMENTO DEI PREZZI DEI PRODOTTI APPLE (CHE GIÀ COSÌ COSTANO UNA FORTUNA...)


     
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    1 – APPLE È PRONTA A FARE A MENO DELLE FABBRICHE CINESI PER L’IPHONE

    Da www.ilsole24ore.com

     

    TIM COOK FA VISITA ALLA FABBRICA FOXCONN IN CINA TIM COOK FA VISITA ALLA FABBRICA FOXCONN IN CINA

    Apple può fare affidamento su un piano alternativo di uno dei suoi maggiori fornitori per affrontare lo scoppio eventuale di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Se necessario, il gruppo taiwanese Hon Hai Precision Industry (meglio conosciuto come Foxconn) è certo di essere nelle condizioni di trasferire al di fuori della Cina la produzione di tutti gli iPhone destinati al mercato americano. A sostenerlo è Liu Young-way, membro del neo comitato della gestione del gruppo fornitore e che attualmente produce gran parte degli smartphone nel continente cinese.

     

    cane sull'immondizia a bangalore india cane sull'immondizia a bangalore india

    «Il 25% della nostra capacità produttiva è fuori dalla Cina e possiamo aiutare Apple a far fronte alla suae necessità per il mercato americano» ha detto Liu, aggiungendo che sono stati fatti investimenti in India per Apple. Non è chiaro - scrive Bloomberg - se l'India diventerà mai una base di produzione importante per i dispositivi Apple. Foxconn sta ora eseguendo test di qualità per l’iPhone Xr e prevede di iniziare la produzione di massa in uno stabilimento nella periferia di Chennai. I modelli più vecchi vengono attualmente assemblati in uno stabilimento a Bangalore.

    tim cook tim cook

     

    Come riferito dal Financial Times, Foxconn è dunque disposto ad aiutare Apple (e altri clienti), che però non ha ancora chiesto un trasferimento della produzione. Secondo Liu, che ha parlato alla prima conferenza con gli investitori nei 45 anni di storia di Foxxcon, il quadro economico globale e quello del settore di riferimento «sembra sempre più cupo e imprevedibile».

     

    Il gruppo taiwanese ha anche confermato che la produzione nella sua nuova fabbrica nello stato americano del Wisconsin inizierà come previsto entro la fine dell'anno. Là il gruppo intende investire 1,5 miliardi di dollari (in cambio di incentivi fiscali per 4,5 miliardi) e dare lavoro fino a due mila americani entro la fine del 2020, quando inizierà a produrre server e prodotti di rete per il mercato statunitense in aggiunta a schermi a cristalli liquidi.

     

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    2 – APPLE CERCA L' AUTONOMIA DALLA CINA PER PRODURRE IN CASA GLI IPHONE

    Stefano Graziosi per “la Verità”

     

    C' è un nuovo capitolo nella guerra commerciale e tecnologica che, ormai da un anno, sta dividendo Stati Uniti e Cina. Foxconn, che figura tra i principali partner di Apple, non appare infatti troppo preoccupata per probabili blocchi alla produzione in Cina. La società ha non a caso fatto sapere ieri di essere perfettamente in grado di provvedere all' intera richiesta di iPhone negli Stati Uniti, producendo in territori diversi e aggirando dunque eventuali restrizioni di stampo politico o economico.

     

    shenzhen foxconn e huawei shenzhen foxconn e huawei

    A renderlo noto, è stato Young Liu, a capo della divisione semiconduttori dell' azienda, secondo cui: «Il 25% della nostra capacità di produzione è fuori dalla Cina e quindi possiamo aiutare Apple nelle sue necessità per il mercato statunitense. Abbiamo sufficiente capacità per eguagliare la domanda di Apple».

     

    FOXCONN

    In particolare, Foxconn potrebbe, nel caso, rivolgersi principalmente ai propri stabilimenti produttivi collocati in India. Senza dimenticare che, due anni fa, la società abbia accettato di realizzare una struttura in Wisconsin in cambio di oltre 4,5 miliardi di dollari in incentivi governativi. Un progetto che è tuttavia finito al centro di numerose polemiche, a causa di salari bassi e licenziamenti improvvisi. Pochi giorni fa, Foxconn ha tuttavia annunciato nuove assunzioni entro la fine del prossimo anno.

    tim cook 1 tim cook 1

     

    La disponibilità mostrata dall' azienda costituisce comunque una notizia che dovrebbe almeno parzialmente alleviare le preoccupazioni dalle parti di Cupertino. Con il rinfocolarsi della guerra commerciale tra Washington e Pechino il mese scorso, Apple - la cui produzione è collocata quasi interamente in Cina - rischia di subire un dazio sull' importazione del 25%. Come ha recentemente notato Bloomberg, questa situazione sta quindi mettendo il colosso davanti a un' alternativa non di poco conto: o intaccare pesantemente i profitti della società o aumentare i prezzi di prodotti già in sé stessi costosi.

    XI JINPING DONALD TRUMP XI JINPING DONALD TRUMP

     

    In particolare, si stimerebbe un incremento dei prezzi compreso tra il 9 e il 16%, con un conseguente calo della domanda tra il 10 e il 40%. Non sarà stato del resto un caso che, poco dopo l' annuncio della nuova escalation tariffaria tra Stati Uniti e Cina, le azioni di Apple abbiano registrato una seria perdita in Borsa.

     

    E, proprio in quest' ottica, sono mesi che i vertici del colosso esercitano pressioni sulla Casa Bianca, per evitare l' imposizione di dazi ai danni degli iPhone. Certo è che, anche qualora Foxconn riesca a dar seguito alle sue assicurazioni sulla produzione fuori dal territorio cinese, sarà molto difficile per Cupertino restare totalmente incolume dagli effetti di questo nuovo capitolo della guerra commerciale tra Washington e Pechino.

     

    In generale, l' annuncio di Foxconn sembrerebbe inserirsi nel più complessivo quadro della strategia statunitense di rendere lo Zio Sam il più possibile autonomo dalla dipendenza economica e tecnologica cinese. Non è del resto da oggi che le tensioni tra Stati Uniti e Cina stanno assumendo connotazioni che vanno ben al di là della mera sfera commerciale. Un mese fa, la Casa Bianca ha siglato un ordine esecutivo che ha di fatto messo al bando Huawei.

    xi jinping xi jinping

     

    Una mossa, alla cui base sono non a caso ravvisabili molteplici ragioni. Innanzitutto, c' è una questione legata alla sfera militare e di intelligence: il Pentagono considera infatti il colosso cinese come una minaccia soprattutto per quanto riguarda la realizzazione della rete 5G. E, in questo quadro, le alte sfere dell' esercito americano hanno esercitato non poche pressioni, affinché la Casa Bianca adottasse una linea particolarmente dura. Ciò detto, il dossier Huawei è comunque finito nel mezzo delle dinamiche, connesse alla guerra tariffaria. Non va infatti dimenticato che, alcune settimane fa, Donald Trump abbia dichiarato che la questione possa essere risolta attraverso un più generale accordo commerciale con la Repubblica Popolare.

    FOXCONN FOXCONN

     

    Infine, non dobbiamo neppure trascurare alcune dinamiche geopolitiche. L' impegno di Foxconn a favore di Apple potrebbe forse andare anche al di là di ovvie considerazioni di natura economica (banalmente la società risulta non poco dipendente dalle sorti del colosso di Cupertino). Foxconn è infatti un' azienda taiwanese.

     

    NODO TAIWAN

    DONALD TRUMP XI JINPING DONALD TRUMP XI JINPING

    E questo fattore potrebbe rivestire un significato particolare nelle relazioni tra Washington e Pechino. Certo: non bisogna trascurare che la società vanti profondi legami economici con la Cina.

     

    Ciononostante è altrettanto vero che, da due anni questa parte, Taipei si stia impegnando non poco per complicare i rapporti tra Washington e Pechino. Anche attraverso un' intensa attività di lobbying. Non dimentichiamo, per esempio, che qualche mese fa alcuni senatori repubblicani abbiano chiesto di invitare la presidentessa di Taiwan a parlare al Congresso e che, l' anno scorso, sia stato approvato il Taiwan travel act: una legge che incoraggia le visite tra funzionari statunitensi e taiwanesi. Una norma che, neanche a dirlo, dalle parti di Pechino non è stata apprezzata.

     

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