EDITORIA IN ALLEGRIA - A MANTOVA C'E' LA GAZZETTA DELLO SCIOPERO - "LA STAMPA" SENZA "PANINI" (ARRESTATI A NAPOLI) - LIBERATE FELTRI DA "LIBERO".
Da Il Riformista
1 - Anche al gruppo Espresso-Repubblica di Carlo De Benedetti cominciano a non piacere gli scioperi dei giornalisti. E' successo con la Gazzetta di Mantova, quotidiano della catena Finegil, che ha a capo Carlo Caracciolo, presidente dell'Editoriale L'Espresso: domenica scorsa è andata in edicola nonostante una protesta dei suoi redattori. Non solo: adesso la vicenda rischia di provocare, come già annunciato in un comunicato, uno sciopero di tutte le testate del gruppo. La storia però non è del tutto chiara, al punto che da Repubblica fanno sapere che non aderiranno all'eventuale protesta «per il gravissimo atto anti-sindacale assunto alla Gazzetta di Mantova». Come spiega una fonte interna del quotidiano di Ezio Mauro: «I colleghi di Mantova ci hanno spiegato che lo sciopero è stato fatto perché un giornalista andato via è stato sostituito con un altro assunto a tempo determinato, cosa tra l'altro prevista dal contratto nazionale. E poi abbiamo scoperto che lo sciopero è stato indetto alle sei di sera, con il giornale quasi pronto e con mezza redazione che ha continuato a lavorare. Ci è sembrata una decisione troppo frettolosa e radicale».
2 - PANINI ARRESTATI. Come se non bastassero i guai di casa propria (Sorgi che vuole andare via, calo di vendite, dorsi cittadini chiusi, redazione spaccata), adesso alla Stampa di Torino devono fare i conti anche con l'imbarazzo provocato dall'arresto di Maurizio Clemente, editore di Cronache di Napoli e Corriere di Caserta, che in Campania vengono venduti in abbinamento con il quotidiano della Fiat. Clemente è finito in manette per estorsione continuata: con la minaccia di scrivere articoli diffamatori avrebbe costretto politici, imprenditori e professionisti della provincia di Caserta a stipulare contratti pubblicitari. Ma per la Stampa non è solamente una questione di prestigio e di immagine. A parte, infatti, le azioni di risarcimento da sostenere, i due panini hanno garantito sinora una diffusione di 13 mila copie in Campania e così Umberto Agnelli e l'amministratore delegato Ernesto Auci devono decidere se liquidare la loro quota del 48 per cento nella società di Clemente oppure rilevarla per intero.
3 - LIBERATEMI DA LIBERO. La scorsa settimana ci siamo divertiti a dare conto del mega-balletto di direttori che potrebbe iniziare con il nuovo anno. Si tratta di boatos che continuano a circolare, cui va aggiunto un altro nome: quello di Vittorio Feltri, direttore di Libero. E più che di una semplice voce, si tratterebbe di una vera e propria autocandidatura, come ha rivelato Puntocom, il quotidiano della comunicazione diretto da Gianluca Marchi. Feltri, ormai, non ne potrebbe più del giornale che ha fondato nel luglio del 2000. Si racconta che in redazione si vede pochissimo, ogni tre o quattro giorni, e i suoi rapporti con gli Angelucci, editori del quotidiano, e il condirettore Alessandro Sallusti, uomo macchina di Libero, sarebbero peggiorati. Di qui la smania di traslocare. Magari a Panorama, dove però i candidati più accreditati a sostituire Carlo Rossella, dato in partenza per il Tg5, restano Pietro Calabrese e Massimo Donelli, quest'ultimo sponsorizzato da Briglia.
Dagospia 19 Dicembre 2003
1 - Anche al gruppo Espresso-Repubblica di Carlo De Benedetti cominciano a non piacere gli scioperi dei giornalisti. E' successo con la Gazzetta di Mantova, quotidiano della catena Finegil, che ha a capo Carlo Caracciolo, presidente dell'Editoriale L'Espresso: domenica scorsa è andata in edicola nonostante una protesta dei suoi redattori. Non solo: adesso la vicenda rischia di provocare, come già annunciato in un comunicato, uno sciopero di tutte le testate del gruppo. La storia però non è del tutto chiara, al punto che da Repubblica fanno sapere che non aderiranno all'eventuale protesta «per il gravissimo atto anti-sindacale assunto alla Gazzetta di Mantova». Come spiega una fonte interna del quotidiano di Ezio Mauro: «I colleghi di Mantova ci hanno spiegato che lo sciopero è stato fatto perché un giornalista andato via è stato sostituito con un altro assunto a tempo determinato, cosa tra l'altro prevista dal contratto nazionale. E poi abbiamo scoperto che lo sciopero è stato indetto alle sei di sera, con il giornale quasi pronto e con mezza redazione che ha continuato a lavorare. Ci è sembrata una decisione troppo frettolosa e radicale».
2 - PANINI ARRESTATI. Come se non bastassero i guai di casa propria (Sorgi che vuole andare via, calo di vendite, dorsi cittadini chiusi, redazione spaccata), adesso alla Stampa di Torino devono fare i conti anche con l'imbarazzo provocato dall'arresto di Maurizio Clemente, editore di Cronache di Napoli e Corriere di Caserta, che in Campania vengono venduti in abbinamento con il quotidiano della Fiat. Clemente è finito in manette per estorsione continuata: con la minaccia di scrivere articoli diffamatori avrebbe costretto politici, imprenditori e professionisti della provincia di Caserta a stipulare contratti pubblicitari. Ma per la Stampa non è solamente una questione di prestigio e di immagine. A parte, infatti, le azioni di risarcimento da sostenere, i due panini hanno garantito sinora una diffusione di 13 mila copie in Campania e così Umberto Agnelli e l'amministratore delegato Ernesto Auci devono decidere se liquidare la loro quota del 48 per cento nella società di Clemente oppure rilevarla per intero.
3 - LIBERATEMI DA LIBERO. La scorsa settimana ci siamo divertiti a dare conto del mega-balletto di direttori che potrebbe iniziare con il nuovo anno. Si tratta di boatos che continuano a circolare, cui va aggiunto un altro nome: quello di Vittorio Feltri, direttore di Libero. E più che di una semplice voce, si tratterebbe di una vera e propria autocandidatura, come ha rivelato Puntocom, il quotidiano della comunicazione diretto da Gianluca Marchi. Feltri, ormai, non ne potrebbe più del giornale che ha fondato nel luglio del 2000. Si racconta che in redazione si vede pochissimo, ogni tre o quattro giorni, e i suoi rapporti con gli Angelucci, editori del quotidiano, e il condirettore Alessandro Sallusti, uomo macchina di Libero, sarebbero peggiorati. Di qui la smania di traslocare. Magari a Panorama, dove però i candidati più accreditati a sostituire Carlo Rossella, dato in partenza per il Tg5, restano Pietro Calabrese e Massimo Donelli, quest'ultimo sponsorizzato da Briglia.
Dagospia 19 Dicembre 2003