EDITORIA IN ALLEGRIA - L'INDIPENDENTE DI GUERRI, IL MISTERO DELLA JENA DEL MANIFESTO E L'ODIO DELL'UNITÀ PER BRUNELLO VESPA (CHE TIRA IN BALLO LILLI GRUBER.)

Da Il Riformista (www.ilriformista.it)


Con ogni probabilità sarà il ritorno dell'Indipendente la novità giornalistica dei primi mesi del 2004. A dire il vero, sono un paio d'anni che questo ritorno viene puntualmente annunciato e poi rinviato, ma adesso questa dovrebbe essere la volta buona. L'uscita è prevista in primavera e a riportare in edicola la testata che fu diretta, tra gli altri, da Vittorio Feltri, sarà un gruppo di imprenditori del centro-sud capeggiati da un giovane deputato di An: Italo Bocchino, numero tre della corrente dei berluscones di Gasparri e La Russa ed editore napoletano che nella sua scuderia già vanta il Roma.

L'Indipendente sarà un giornale a quattro pagine, tanto per cambiare, e avrà come direttore un irregolare di talento come Giordano Bruno Guerri, storico e polemista. Guerri, che oggi scrive per il Giornale di Belpietro, in questi giorni sta formando la redazione, in tutto una decina di persone, e ha scelto il suo vice nel pensatoio liberal-forzista di Ideazione, il bimestrale di Domenico Mennitti. Ad affiancare Guerri dovrebbe essere infatti Luciano Lanna, caporedattore della rivista e autore del prezioso dizionario sui "Fascisti immaginari", scritto con Filippo Rossi.



Un posto per Riccardo. Quale sarà il futuro di Riccardo Barenghi? La domanda circola con insistenza nel nuovo Manifesto retto dalla diarchia Polo-Ciotta. Barenghi è andato in ferie senza nemmeno aspettare il voto finale sulla sua defenestrazione e dovrebbe ritornare in redazione per l'Epifania. Racconta un giornalista di via Tomacelli: «Ci chiediamo tutti che cosa tornerà a fare. I suoi programmi futuri sono un mistero assoluto, nessuno sa niente. Speriamo che almeno riprenda la sua rubrica, Jena. In questi giorni molti lettori ci stanno scrivendo, preoccupati per questa assenza in prima pagina». Stando alle voci e ipotesi circolanti, Barenghi dovrebbe rimanere al Manifesto con un ruolo di prestigio, ma non sarebbe del tutto escluso un suo addio. Dove? Si parla di Repubblica ma anche dell'Unità, magari al posto di Furio Colombo.

Silenzio su Lilli. Bruno Vespa e l'Unità non si sono mai amati. Anzi. Nell'anno appena finito, il conduttore di Porta a porta ha più volte scritto a Colombo lamentando una campagna di odio nei suoi confronti. Ma negli ultimi giorni del 2003, la polemica ha avuto un salto di qualità e così Vespa ha parlato di Odio, con la "o" maiuscola. Tutta colpa del fuoco di fila con cui il quotidiano in mano alla minoranza ds, il cosiddetto correntone, ha investito l'ultima fatica editoriale dell'autorevole giornalista equivicino, come lo definì una volta Giuliano Ferrara: "Il Cavaliere e il Professore", pubblicato dalla berlusconiana Mondadori, altro peccato, questo, per l'unica voce libera italiana che si batte contro il regime sanguinario dell'uomo di Arcore.

L'Unità ha parlato di «Libro unico che regna in tv», polemizzando pesantemente su tutte le comparsate tv che Vespa ha fatto per promuovere il volume; ha intervistato altri editori invidiosi per loro stessa ammissione di tutta questa propaganda (Alessandro Dalai e Stefano Mauri di Longanesi e Garzanti) e poi Colombo in persona ha dato il colpo di grazia finale con un lungo editoriale intitolato «La pappa mediatica». Risentita, ovviamente, la replica di Vespa, che in una lettera ha messo due volte l'iniziale maiuscola alla parola Odio e ha tirato in ballo anche Lilli Gruber, autrice di un libro sulla guerra in Iraq: «La mia amica Lilli Gruber ha presentato il suo libro edito da Rizzoli in tutte la trasmissioni in cui sono passato io (e in più, per due volte, a Porta a porta). Perché lo si tace?». Già, perché l'Odio per Bruno e il silenzio, invece, con la "s" minuscola per Lilli?


Dagospia.com 6 Gennaio 2004