SINISTRATI DEL TRICICLO - "IL FOGLIO" INTERVISTA TRAVAGLIO E LIVIA TURCO SUL TEMA: "SONO ENTRATI A PALAZZO CHIGI CON LE PEZZE AL CULO E NE SONO USCITI RICCHI" - A PROPOSITO DI COLANINNO E TELECOM.

Da Il Foglio


"Invece di indignarsi, Livia Turco potrebbe spiegare per quale ragione, appena diventata ministro per l'Immigrazione, nominò Claudio Martelli suo collaboratore. Forse non c'era in giro nessun incensurato?". Marco Travaglio, il puro che epura, giornalista intransigente consacrato ai movimenti ("Alla politica, mai, autorizzo chi non ci crede a sputarmi addosso se dovessi candidarmi") che sabato scorso nell'assemblea dei girotondi aveva molte domande per tutti, moltissimi applausi per sé, ha fatto arrabbiare Livia Turco: nessuno aveva detto una parola, lei invece senza imbarazzi ha scritto una lettera proprio all'Unità, dove Travaglio quotidianamente questionmoraleggia, archivio (e standard etico e anche manette) alla mano.

Due frasi in una tavola rotonda con Rutelli, Occhetto e Berlinguer (riportate domenica dal Corriere) avevano "profondamente stupito e indignato" Livia Turco: "Davvero secondo voi Mani pulite non c'entra niente con quanto sta avvenendo ora nell'Ulivo a proposito della lista unitaria?" e, peggio, "Sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al culo e ne sono usciti ricchi". Lei ha accusato il paladino della questione morale di avere usato un'"espressione profondamente immorale", tipica di quando "la battaglia politica non è mossa dalle idee e non si confronta sui fatti, ma è animata dal pregiudizio e dall'astio per singole persone".

Lui nella risposta ha citato una frase dell'ex presidente della Consob Guido Rossi, che nella seconda fase del governo D'Alema definì Palazzo Chigi "l'unica merchant bank dove non si parla inglese". Al Foglio, più tardi, paladin Travaglio ha raccontato molto altro, compresa la stilettata a Livia Turco su Martelli. "Non m'importa di triciclo, non triciclo, lista unitaria, sono un giornalista e faccio domande: voglio capire cosa c'è nella testa di quelli che vogliono un partito riformista, sapere se davvero Mani pulite non c'entra con l'esclusione di Di Pietro, e se considerano Mani pulite un'invasione di campo della magistratura, o l'inchiesta su una stagione di corruzione in cui stavano tutti dentro, voglio chiarire che concezione hanno della giustizia, e perché in 5 anni di governo non hanno fatto una sola legge anticorruzione. Voglio anche sapere perché Fassino, quando era ministro della Giustizia, voleva discutere della depenalizzazione dei reati finanziari". Esige l'autocritica. "Voglio che dicano chiaramente se non hanno intenzione di farla, poi la gente voterà di conseguenza".



Riforme "rivedute e corrotte"
"Sono ferocemente contrario a Berlusconi e alle sue riforme, ma non dimentico che alcune di queste riforme hanno riveduto e corrotto riforme già pensate dal centrosinistra". E chiede della Bicamerale, di quei compromessi di bassissimo profilo", di Colaninno e dell'affare Telecom Italia, "dei consiglieri del principe che hanno fatto fortuna in quegli anni". "Erano i capitani coraggiosi, e poi Colaninno fu indagato per falso in bilancio nell'affare con Seat pagine gialle" continua, spietato.

"Vogliono fare un partito riformista, ma prima dovrebbero fare i conti con quella storia lì, e con D'Alema che considerava il pool di Milano 'il soviet di Mani pulite', una parentesi da chiudere al più presto. I conti con le tangenti per scalare il partito, che dal punto di vista politico- sociale è assai peggio delle tangenti per la villa e per l'amante". Al teatro Vittoria, sabato pomeriggio, ovazioni del pubblico girotondino su questi temi: è la feroce cultura della "questione morale", di cui scriveva ieri Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere, è la "mitologia dell'antipolitica" a cui i partiti di sinistra devono per forza inchinarsi? E' la misura di chi è Marco Travaglio, - dice animatamente Livia Turco al Foglio - della faziosità con cui ha letto quegli anni e della totale infondatezza dei suoi giudizi. Dovrebbe molto apprezzare, per esempio, che Martelli lavorò con me gratis, alla fine del mio mandato".

"Quella della legalità non è una fissazione di Di Pietro, di Moretti, di Flores d'Arcais, e se la gente confonde registi o i filosofi o i giornalisti con i politici di riferimento, è solo il segno della crisi che sta vivendo la politica" insiste Travaglio. Per Livia Turco è un'altra storia: "E' la faziosità di quelli come Travaglio che ha fatto vincere le elezioni a Berlusconi".


Dagospia 14 Gennaio 2004