CIAK, MI GIRA - LA SAPETE L'ULTIMA? "LE BARZELLETTE" DEI VANZINA HANNO SUPERATO "IL SIGNORE DEGLI ANELLI" - UN TRIONFO AL BOTTEGHINO PER MAX GIUSTI, ENZO SALVI, CARLO BUCCIROSSO.
Sembra una barzelletta ma è la sorpresa del giorno. Carlo (alla regia) ed Enrico (sceneggiatura) hanno fatto il miracolo. Dati Cinetel alla mano, "Le Barzellette" hanno incassato nelll'ultimo weekend 2 milioni e 565 mila euro. Al secondo posto "Il Signore degli Anelli" con un box office di 2 milioni e 151 mila euro. Quindi il film di Jack Nicholson, "Tutto può succedere", che ha raggranellato 1 milione e 262 mila euro.
VIVA VANZINA!
Marco Giusti per il Manifesto
Fare un film composto interamente di barzellette, come nel caso di "Le barzellette - Il film", ultima fatica dei Vanzina Brothers, e' un'opera titanica. Bisogna riandare al vecchio, stravagante "Ridere, ridere, ridere" (1954) di Edoardo Anton per avere qualcosa di simile. E non fu un successo, malgrado la sfilata di nomi famosi tra gli sceneggiatori e fra gli interpreti (e' li' che nasce la coppia Tognazzi-Vianello!) o, almeno, non dette vita a nessun sequel.
La cosa funziono' meglio grazie al re del trash Galliano Juso, il produttore di maggior culto che abbia mai espresso non solo la Puglia, ma l'Italia tutta, che si invento' negli anni '70 prima "I carabbinieri" e "Miracoloni" di Francesco Massaro, entrambi scritti, guarda un po' da Enrico Vanzina, poi l'ancora introvabile "W la foca" di Nando Cicero con Lory Del Santo e Bombolo che vanta fan adoranti.
Da li' nacque il barzelletta movie che vedra' la nascita di capolavori del genere come i due primi Pierini con Alvaro Vitali diretti da Marino Girolami (con i sub-Pierini si scende parecchio) o l'incredibile "La sai l'ultima sui matti" di Mariano Laurenti. Dopo, il nulla. Anche se le barzellette, come sempre, sono continuate a circolare, spostandosi negli anni da carabinieri, socialisti e Pierini verso personaggi moderni come Totti e Berlusconi.
E' proprio grazie a questa irrefrenabile febbre barzellettistica tra calcio e politica che i Vanzina sono andati a riesumare il barzelletta movie con una voglia, come nel caso dei loro film migliori degli ultimi anni cioe' "La mandrakata" e "E adesso sesso", di mettersi in gioco proprio nella riscrittura del genere. Al punto che il film diventa una sfida non tanto con la loro (bassa/alta) cinefilia o il loro sapere barzellettistico (in sfida trasversale con i barzellettologi eccellenti come Polanski, Eco, lo stesso Proietti), quanto con la messa in scena stessa di un genere quasi insostenibile a livello di scrittura cinematografica.
Anche perche' i Vanzina non circoscrivono il campo a un solo tipo di barzellette, alla Juso per esempio, sui carabinieri o, alla Girolami, su Pierino o, alla Laurenti, sui matti, ma puntano direttamente a tutto l'universo barzellettistico escludendone pero', dapprima, i generi piu' semplici, cioe' proprio i popolarissimi carabinieri-Pierino-matti, e elimininando poi anche i temi moderni, cioe' Totti, visto che il capitano della Roma aveva declinato l'invito a comparire nel film, e, stranamente, anche Berlusconi (forse per non scontentare nessun tipo di pubblico).
Si ritrovano cosi' alle prese con un nucleo di barzellette classiche molto ampio, anche troppe, visto che sono piu' di sessanta, che diluiscono fra i loro comici, che sono poi quelli dei film di natale di Aurelio De Laurentiis, cioe' Enzo Salvi, Biagio Izzo, i Fichi D'India, capitanati da Gigi Proietti e Carlo Buccirosso (mediati quindi da "La mandrakata"), ai quali vanno aggiunti un Max Giusti che fa il marchigiano esperto di barzellette in viaggio di nozze con Chiara Noschese, il bolognese Vito, il fiorentino Marco Messeri, ecc.
Per mettere in piedi un tessuto narrativo i Vanzina scelgono il sofisticato meccanismo del sogno dentro un sogno, cioe' della barzelletta dentro un'altra barzelletta. E' un piano complicatissimo che rimanda a esempi illustri come il Pasolini della Trilogia della Vita o il Kubrick di "Eyes Wide Shut". Visto che questo tipo di scrittura non e' pienamente realizzabile con cosi' tante barzellette, o avrebbe bisogno di una regia piu' moderna o demenziale, i Vanzina si aiutano con delle storielle parallele che possano funzionare da linee guida narrative.
Ecco cosi' l'impiegatuccio Carlo Buccirosso, esibizionista e malamente sposato, che non sa raccontare le barzellette, o il marchigiano Max Giusti che e' invece un campione nel raccontarle. A questo aggiungiamo un Proietti che funziona da San Pietro barzellettistico e pare dominare da capocomico il piccolo teatrino degli umani.
Logicamente, al di la' degli sforzi autoriali e delle stravaganti premesse dell'operazione, un film simile alla fine funziona semplicemente grazie alle risate che ti fanno fare gli attori e alla riuscita dei singoli sketch. Se una barzelletta e' troppo nota o troppo lunga finisce per essere un peso, e in un contesto d'incastro comico non sempre la scenetta di puro scorrimento narrativo alleggerisce o aiuta il ritmo.
Cosi', rispetto alla "Mandrakata", grande esempio di sequel affettivo, ma anche riuscito esperimento comico o alla bella costruzione di sketch di "E adesso sesso", qui le cose non sempre funzionano come dovrebbero e il film ha in fondo lo stesso andamento di quando ascolti una serie di barzellette. Non tutte fanno ridere, anche se il divertimento e' assicurato.
Era in fondo il rischio dell'operazione, che rimane alta e bizzarra. Restano ovviamente grandi momenti comici, retti soprattutto da Gigi Proietti che ha il coraggio di rischiare la faccia su situazioni che con un altro attore avrebbero potuto precipitare nel cattivo gusto. Enzo Salvi, pur costretto a ripetere il personaggio del tossico romano Cipolla, e' il comico piu' moderno del gruppo e regge la parte tottistica del film. Biagio Izzo e' un po' macchiettistico ma funziona bene, anche perche' interpreta alcune delle barzellette migliori.
Carlo Buccirosso si conferma un perfetto neo-Peppino e Max Giusti e' una vera scoperta di attore forse piu' adatto alla commedia all'italiana di Risi e Monicelli che non al comico puro. Ovviamente (devono averci pensato a lungo) non c'e' nel film quasi nulla di politicamente scorretto, a parte una barzelletta sui negri, ne' qualsiasi accenno alla politica italiana. Ma forse non e' proprio piu' il caso di riderne.
Dagospia.com 9 Febbraio 2004
VIVA VANZINA!
Marco Giusti per il Manifesto
Fare un film composto interamente di barzellette, come nel caso di "Le barzellette - Il film", ultima fatica dei Vanzina Brothers, e' un'opera titanica. Bisogna riandare al vecchio, stravagante "Ridere, ridere, ridere" (1954) di Edoardo Anton per avere qualcosa di simile. E non fu un successo, malgrado la sfilata di nomi famosi tra gli sceneggiatori e fra gli interpreti (e' li' che nasce la coppia Tognazzi-Vianello!) o, almeno, non dette vita a nessun sequel.
La cosa funziono' meglio grazie al re del trash Galliano Juso, il produttore di maggior culto che abbia mai espresso non solo la Puglia, ma l'Italia tutta, che si invento' negli anni '70 prima "I carabbinieri" e "Miracoloni" di Francesco Massaro, entrambi scritti, guarda un po' da Enrico Vanzina, poi l'ancora introvabile "W la foca" di Nando Cicero con Lory Del Santo e Bombolo che vanta fan adoranti.
Da li' nacque il barzelletta movie che vedra' la nascita di capolavori del genere come i due primi Pierini con Alvaro Vitali diretti da Marino Girolami (con i sub-Pierini si scende parecchio) o l'incredibile "La sai l'ultima sui matti" di Mariano Laurenti. Dopo, il nulla. Anche se le barzellette, come sempre, sono continuate a circolare, spostandosi negli anni da carabinieri, socialisti e Pierini verso personaggi moderni come Totti e Berlusconi.
E' proprio grazie a questa irrefrenabile febbre barzellettistica tra calcio e politica che i Vanzina sono andati a riesumare il barzelletta movie con una voglia, come nel caso dei loro film migliori degli ultimi anni cioe' "La mandrakata" e "E adesso sesso", di mettersi in gioco proprio nella riscrittura del genere. Al punto che il film diventa una sfida non tanto con la loro (bassa/alta) cinefilia o il loro sapere barzellettistico (in sfida trasversale con i barzellettologi eccellenti come Polanski, Eco, lo stesso Proietti), quanto con la messa in scena stessa di un genere quasi insostenibile a livello di scrittura cinematografica.
Anche perche' i Vanzina non circoscrivono il campo a un solo tipo di barzellette, alla Juso per esempio, sui carabinieri o, alla Girolami, su Pierino o, alla Laurenti, sui matti, ma puntano direttamente a tutto l'universo barzellettistico escludendone pero', dapprima, i generi piu' semplici, cioe' proprio i popolarissimi carabinieri-Pierino-matti, e elimininando poi anche i temi moderni, cioe' Totti, visto che il capitano della Roma aveva declinato l'invito a comparire nel film, e, stranamente, anche Berlusconi (forse per non scontentare nessun tipo di pubblico).
Si ritrovano cosi' alle prese con un nucleo di barzellette classiche molto ampio, anche troppe, visto che sono piu' di sessanta, che diluiscono fra i loro comici, che sono poi quelli dei film di natale di Aurelio De Laurentiis, cioe' Enzo Salvi, Biagio Izzo, i Fichi D'India, capitanati da Gigi Proietti e Carlo Buccirosso (mediati quindi da "La mandrakata"), ai quali vanno aggiunti un Max Giusti che fa il marchigiano esperto di barzellette in viaggio di nozze con Chiara Noschese, il bolognese Vito, il fiorentino Marco Messeri, ecc.
Per mettere in piedi un tessuto narrativo i Vanzina scelgono il sofisticato meccanismo del sogno dentro un sogno, cioe' della barzelletta dentro un'altra barzelletta. E' un piano complicatissimo che rimanda a esempi illustri come il Pasolini della Trilogia della Vita o il Kubrick di "Eyes Wide Shut". Visto che questo tipo di scrittura non e' pienamente realizzabile con cosi' tante barzellette, o avrebbe bisogno di una regia piu' moderna o demenziale, i Vanzina si aiutano con delle storielle parallele che possano funzionare da linee guida narrative.
Ecco cosi' l'impiegatuccio Carlo Buccirosso, esibizionista e malamente sposato, che non sa raccontare le barzellette, o il marchigiano Max Giusti che e' invece un campione nel raccontarle. A questo aggiungiamo un Proietti che funziona da San Pietro barzellettistico e pare dominare da capocomico il piccolo teatrino degli umani.
Logicamente, al di la' degli sforzi autoriali e delle stravaganti premesse dell'operazione, un film simile alla fine funziona semplicemente grazie alle risate che ti fanno fare gli attori e alla riuscita dei singoli sketch. Se una barzelletta e' troppo nota o troppo lunga finisce per essere un peso, e in un contesto d'incastro comico non sempre la scenetta di puro scorrimento narrativo alleggerisce o aiuta il ritmo.
Cosi', rispetto alla "Mandrakata", grande esempio di sequel affettivo, ma anche riuscito esperimento comico o alla bella costruzione di sketch di "E adesso sesso", qui le cose non sempre funzionano come dovrebbero e il film ha in fondo lo stesso andamento di quando ascolti una serie di barzellette. Non tutte fanno ridere, anche se il divertimento e' assicurato.
Era in fondo il rischio dell'operazione, che rimane alta e bizzarra. Restano ovviamente grandi momenti comici, retti soprattutto da Gigi Proietti che ha il coraggio di rischiare la faccia su situazioni che con un altro attore avrebbero potuto precipitare nel cattivo gusto. Enzo Salvi, pur costretto a ripetere il personaggio del tossico romano Cipolla, e' il comico piu' moderno del gruppo e regge la parte tottistica del film. Biagio Izzo e' un po' macchiettistico ma funziona bene, anche perche' interpreta alcune delle barzellette migliori.
Carlo Buccirosso si conferma un perfetto neo-Peppino e Max Giusti e' una vera scoperta di attore forse piu' adatto alla commedia all'italiana di Risi e Monicelli che non al comico puro. Ovviamente (devono averci pensato a lungo) non c'e' nel film quasi nulla di politicamente scorretto, a parte una barzelletta sui negri, ne' qualsiasi accenno alla politica italiana. Ma forse non e' proprio piu' il caso di riderne.
Dagospia.com 9 Febbraio 2004