TONNA, 'STA CASSA ASPETTA TE - «TANZI VENNE CONTATTATO DA GERONZI E MATTEO ARPE AFFINCHÉ PARMALAT ACQUISISSE UNA QUOTA DEL MEDIOCREDITO CENTRALE PER CIRCA 18 MILIONI DI EURO. A NOI LA QUOTA NON INTERESSAVA."

Renato Pezzini per Il Messaggero

L'inchiesta milanese sul crack Parmalat è quasi conclusa. Dopo aver accertato che i dirigenti di Collecchio hanno messo in piedi operazioni finanziarie per sostenere le quotazioni della società e nascondere così l'imminente disastro (da qui l'accusa di aggiotaggio per Tanzi e soci), i pm hanno raccolto prove che definiscono «rilevanti» sulla complicità data dalle banche ai vertici del gruppo.

Il lavoro che rimane da fare, dicono in Procura, è definire esattamente il ruolo di ciascun istituto di credito. Anche per questo c'è molta prudenza nel far sapere chi -fra banche e banchieri - è già nella lista degli indagati, chi potrebbe presto finirci, e chi rischia di divenire oggetto di una imminente richiesta di rinvio a giudizio.
Fra le prove «rilevanti» ci sono i documenti sequestrati nelle nove perquisizioni di queste settimane; le registrazioni delle telefonate fra i funzionari dell'Unione delle Banche Svizzere e i dirigenti di Parmalat; le dichiarazioni dello stesso Tanzi e, soprattutto, di Fausto Tonna.

Quest'ultimo, in tre interrogatori di fine gennaio, ne ha avuto per tutti. A cominciare da Capitalia e dal suo presidente Cesare Geronzi. Ha ri-raccontato delle pressioni di Geronzi su Tanzi per l'acquisto di Eurolat da Cragnotti e di una società di acque minerali da Ciarrapico, E ha aggiunto un episodio ancora inedito del novembre 2002: «Tanzi venne contattato da Geronzi e Matteo Arpe affinché Parmalat acquisisse una quota del Mediocredito Centrale dell'1,5 per cento per circa 18 milioni di euro. A noi la quota non interessava. Tuttavia, sempre con il solito meccanismo, fummo costretti ad acquistarla al prezzo e alle condizioni imposte».

Il «solito meccanismo», stando alle deduzioni dei pm, era il rapporto di complicità fra la banca e Parmalat. Rapporto che, sempre stando a Tonna, non riguardava solo Capitalia: «Spesso» ha raccontato «ottenevamo dalle banche crediti non assistiti da garanzie reali o di firma. L'unica garanzia era rappresentata dai bilanci delle nostre società che, pur contenendo dati non veritieri, non erano idonei a ingannare una persona esperta in quanto sarebbe bastato confrontare il debito lordo con quello reale per rendersi conto delle falsità contenute nei bilanci».

Dunque, le banche sapevano tutto? Tonna lo fa capire. Per esempio quando parla del famoso bond da 300 milioni acquistato da Nextra (gruppo Intesa) nel giugno 2003: «Verso settembre Ferraris (un dirigente di Collecchio, ndr.) mi disse che Nextra lo aveva ricattato dicendo che lei non credeva più in Parmalat, evidentemente avuto sentore che la situazione era critica, e pertanto o la Parmalat riacquistava il bond o la Nextra lo avrebbe venduto sul mercato».



Significativo pure il rapporto con la Chase Manhattan Bank (ora JP Morgan Chase): «Nel 2001 dovevamo affrontare la scadenza di bond per quasi 500 milioni di euro emessi dalla Chase Manhattan e la banca, sapendo che avremmo avuto problemi di liquidità, si adoperò per emettere nuovi bond e consentirci di pagare quelli in scadenza. Ritengo di poter dire, quindi, che la Chase era a conoscenza della reale situazione finanziaria in cui il gruppo ormai si trovava».

Anche per quanto riguarda Citibank le parole di Tonna sono chiare: «Era sempre stata una banca che ci aveva molto appoggiato dicendo che loro sarebbero rimasti al nostro fianco anche nei momenti di difficoltà. In realtà; appena Ferraris se ne andò da Parmalat, la Citibank chiese il rientro su tutte le linee di credito che aveva in essere».

E ancora: i rapporti strettissimi con la Banca Popolare di Lodi, gli incontri a Collecchio con i funzionari di Deustche Bank e di Bank of America per spingere i Tanzi a emettere bond anche nei mesi prima del tracollo: «Bank of America era perfettamente in grado di rilevare la situazione finanziaria deficitaria del gruppo, ma so anche che per ogni operazione che ho descritto riceveva delle commissioni elevate».

Nei suoi interrogatori, Tonna ha pure parlato in modo diffuso di una parente del ragionier Calisto che da tempo aveva criticato la conduzione aziendale. E' la stessa persona che, stando a un rapporto dell'ufficio italiano cambi, negli ultimi giorni, ha cercato di movimentare 2 milioni di euro provenienti dalle casse del gruppo. Su questo episodio è stata aperta un'indagine dai pm di Parma. I quali ieri hanno incontrato loro colleghi di Milano e il procuratore federale svizzero che sta a sua volta indagando per presunte operazioni di riciclaggio.


Dagospia 11 Febbraio 2004